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Greyhounds Raced to Death

Si stima che i levrieri uccisi nelle isole britanniche siano circa 20.000 ogni anno, ma si tratta di dati ufficiosi, perché nessuno ha interesse ad avere una contabilità precisa.

Nel 2011 ci sono state 327 cucciolate registrate in Inghilterra, 3272 in Irlanda e 3023 in Australia, per un numero stimato di cuccioli compreso tra 50 e 60 mila.

In realtà sono stime, perché i cuccioli non vengono registrati individualmente e questo consente di sottostimare le cifre all’occorrenza. Le cucciolate sono pianificate con l’uso anche dell’inseminazione artificiale.

Di questa quantità enorme di cuccioli un numero oscillante tra il 14 e il 17% viene soppresso nel corso del primo anno di vita perché inadatto alle corse.

In Europa, l’industria delle corse è strutturata in due potenti organizzazioni, l’IGB in Irlanda e il GBGB in Gran Bretagna, e ha interessi economici per miliardi di euro.

Nella sola Irlanda nel 2011, il racing ha generato 500 milioni di euro per il Tesoro e dà lavoro a circa 11.000 persone, su una popolazione di circa 4.000.000 di abitanti.

I cinodromi sono veri e propri luoghi di intrattenimento in cui è possibile bere, mangiare e scommettere e in cui non è vietato l’accesso ai bambini. Anzi, in Irlanda l’IGB organizza campagne per pubblicizzare le corse nelle scuole.

In generale, ogni anno spariscono nel nulla in Irlanda e Inghilterra circa 20.000 greyhound.

Sono quelli che si mostrano lenti, che si fanno male o semplicemente che chiudono la loro breve carriera, il che, generalmente avviene attorno ai 4 anni di età.

I modi per sopprimere i greyhound sono svariati. Una puntura è il modo meno traumatico, ma è un procedimento costoso. Spesso vengono freddati con un colpo di pistola tramite la cosiddetta pistola captativa, seppelliti in fosse comuni, come scoperto di recente a Limerick, abbandonati nelle compagne con fratture e museruola, in alcuni casi impiccati, in altri bruciati, oppure annegati.

In molti casi prima di essere uccisi o abbandonati vengono mutilati in modo da eliminare il tatuaggio che hanno nelle orecchie per evitarne il riconoscimento e quindi di risalire al proprietario.

Molti muoiono sulle piste da corsa. Lo sapevate che i ogni pista autorizzata ha un congelatore per conservare i grey morti?

Lesioni lievi e curabilissime come la frattura ad un dito del piede può comportare l’eutanasia in pista, in quanto tale ferita interferisce con la loro carriera, nel senso che il cane per un certo periodo non sarebbe in grado di continuare a portare profitto. Allora viene ammazzato anche se è in perfetta salute e giovane.

I greyhound sono generalmente tenuti in gabbie anguste e con la museruola.

Escono solo per allenarsi e per poche ore al giorno.

Molto spesso le strutture in cui sono tenuti sono a dir poco fatiscenti. Il Daily and Sunday Express ha denunciato nel gennaio 2013 due trainer inglesi che tenevano circa 100 cani in strutture di lamiera e che li facevano uscire per 15-20 minuti al giorno.

Sono documentati casi di doping.

Il cibo che viene loro fornito è di pessima qualità, spesso del tipo 4D, fatto con carcasse di animali morti o malati.

Una quota di questi cani, una volta scartati dalle corse, vengono usati per la sperimentazione medica oppure come donatori di sangue, facendoli morire dissanguati.

Il numero di cani dati in adozione dai programmi gestiti dall’industria è irrisorio: circa 4000 in Inghilterra, 600 al massimo in Irlanda.

Questi programmi sono generalmente utilizzati per mostrare che l’industria è sensibile alla situazione dei greyhound, ma i dati dicono chiaramente che si tratta di un palliativo, dal momento che vengono prodotti molti più cuccioli di quanti possano essere dati in adozione. D’altra parte nei pound irlandesi (canili) un greyhound consegnato dal suo proprietario viene spesso soppresso entro un’ora o poco più.

Il settore delle corse, gestito dall’IGB e dal GBGB, si autoregolamenta senza nessuna o quasi interferenza esterna e o controllo da organi garanti indipendenti, per cui la logica che alla fine vince è quella del profitto e degli interessi economici a totale scapito della vita e del benessere dei cani.

Questo video è stato fatto con l’intento di incrementare la consapevolezza sulla verità riguardo l’industria del greyhound racing.

In questo video vedrete greyhound con orecchie mozzate, le gabbie dove “vivono”, le facce di coloro che li drogano e fanno correre.

Ma anche le facce di chi vuole che tutto questo finisca un giorno e combatte per i grey.

   

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Presidente e socio fondatore di Pet levrieri dalla data di fondazione. Svolge questo ruolo in maniera totalmente gratuita. Nella vita svolge la professione di psicologa e psicoterapeuta. Per crescita personale si è formata e diplomata come educatrice cinofila presso la scuola SIUA. Ha svolto il corso professionalizzante per la gestione della ricerca e del soccorso di animali smarriti, organizzato da Pet Detective. Ha iniziato a scoprire quello che accade ai greyhound nel racing in seguito all’adozione della sua prima grey, Silky, nel 2008. Da qui il suo impegno civile antiracing e anticaccia in difesa dei greyhound, dei galgo e dei lurcher. Sposata con Massimo Greco, altro socio fondatore di Pet levrieri, condivide con lui questo impegno.
Insieme condividono la loro vita con sette cani, tutti adottati: Cabana, galgo spagnolo, Zen, grey salvato dal cinodromo di Macao, King, grey salvato dal mercato della carne in Cina, Babe, grey irlandese, Barney, grey irlandese, Lucy, grey irlandese, e Adhara, una meticcia. Nel cuore sempre presenti i tre grey Silky, Blackie e Rob, che sono stati straordinari amici e ambasciatori della causa.

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Membro del consiglio direttivo di Pet levrieri. Nella vita è Direttore delle Risorse Umane di una multinazionale del settore IT. Per passione personale a luglio 2020 conseguirà il titolo di educatore cinofilo presso la scuola Il Mio Cane.net. Ha partecipato al corso di gestione della ricerca e del soccorso di animali smarriti organizzato da Pet Detective. Nel marzo 2014 adotta “per caso” Sandy, greyhound irlandese e scopre la dura realtà dei levrieri sfruttati nelle corse e nella caccia decidendo così di impegnarsi concretamente nell’Associazione.
Coordina lo Shop Online, collabora con il gruppo Adozioni nelle visite di pre-affido e nelle attività post-affido, partecipa come portavoce di Pet levrieri ad eventi di informazione e divulgazione delle attività dell’associazione. Vive a Milano con il marito Massimiliano, i figli Giorgia e Marco, la grey Sandy, la lurcher Robin e Yughi, un meticcio di oltre 15 anni. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri a titolo assolutamente gratuito.

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Vice Presidente e socio fondatore di Pet levrieri, laureata in scienze politiche internazionali, gestisce un’impresa di consulenze turistiche. In Pet Levrieri si occupa in particolare delle relazioni con la Spagna e dei profili dei galgo e si reca più volte all’anno nei rifugi spagnoli per conoscere i cani e stilarne i profili. Fa parte del team che amministra sito e pagine Fb dell’associazione.
Ha adottato la galga Debra nel 2011. Venire a contatto con la realtà dei levrieri rescue l’ha spinta ad approfondire il discorso e a impegnarsi attivamente a favore dei grey, galgo e lurcher sfruttati e maltrattati in tutto il mondo. Oltre a Debra vive con due cani meticci, salvati da situazioni di abbandono.
Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo e socio fondatore di Per levrieri, dove si occupa dell’organizzazione logistica degli eventi e del merchandising. Nella vita è titolare di un laboratorio odontotecnico dal 1990. Da sempre appassionato di cani, il suo primo cane è stato un setter irlandese. Sposato con Marianna Capurso, anche lei socia fondatrice di Pet levrieri, condivide con lei l’impegno antirancing e anticaccia in difesa dei levrieri. Accanto al presidente di Pet levrieri, ha partecipato alla prima conferenza mondiale sui greyhound in Florida nel 2016. Ha partecipato a molti corsi organizzati da Think Dog e Siua. Perle è stata la sua prima greyhound. Nella sua vita ora ci sono Peig e Inta, due lurcher, e Karim, greyhound salvato dal cinodromo di Macao, e Ricky, un pinscher, che è la mascotte di tutto il gruppo. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo di Pet levrieri. Nella vita è una pasticciera. Dal 2014 a seguito dell’adozione di Rosie, una greyhound irlandese ha conosciuto la realtà dello sfruttamento dei levrieri. Da qui l’impegno in associazione. Coordina il gruppo facebook di Pet levrieri, gestisce il canale istituzionale Twitter, ed è membro del gruppo adozioni. Condivide la vita con il compagno Stefano, socio e volontario di Pet levrieri, James greyhound salvato in Irlanda e Jasmine greyhound sopravvissuta al cinodromo di Macao, nel cuore portano Rosie e Mags greyhound salvate in Irlanda. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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