fbpx

Brexit: che cosa cambia per gli animali di interesse economico (e non). Articolo tratto da Marchesini Etologia

Sua Maestà il Re dei Belgi, Sua Maestà la Regina di Danimarca, il Presidente della Repubblica Federale di Germania, il Presidente dell’Irlanda, il Presidente della Repubblica Ellenica, Sua Maestà il Re di Spagna, il Presidente della Repubblica Francese, il Presidente della Repubblica Italian, Sua Altezza Reale il Granduca del Lussemburgo, Sua Maestà la Regina dei Paesi Bassi, il Presidente della Repubblica Portoghese, Sua Maestà la Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord decisi a segnare una nuova tappa nel processo di integrazione europea intrapreso con l’istituzione delle Comunità europee et cetera, et cetera, et cetera. Come gli altri trattati sull’Unione Europea, anche il Trattato di Lisbona comincia così, chiamando in scena gli attori, entra in vigore il primo dicembre 2009 e si pone obiettivi onerosi: pace, rispetto dei diritti dell’uomo, giustizia, uguaglianza, stato di diritto e sviluppo sostenibile, da difendere con tutta la forza attraverso progetti e interventi… a discrezione dei Paesi membri. È considerato importante perché integra il testo del protocollo relativo alla protezione e al benessere degli animali (già allegato al Trattato di Amsterdam) usando la locuzione esseri senzienti a proposito degli animali da reddito. Tale definizione, tuttavia non dice nulla sul riconoscimento di diritti agli animali e sulle responsabilità etiche, morali, sanitarie da attribuire alle parti economiche coinvolte. Anzi, il famoso Art. 13 è approssimativo ai limiti del paradosso, ma è comunque considerato in grado di porre qualche vincolo alle attività di sfruttamento degli animali. Dunque, cosa succede quando uno Stato non è più membro dell’Unione Europea? Si vota, naturalmente, per confermare o revocare quell’insieme di leggi precedentemente approvate in quanto norme di attuazione delle direttive europee. In sede di votazione, alcune leggi saranno mantenute, altre saranno rigettate. Tecnicamente, si tratta dello European Union Withdrawal Bill, la procedura di uscita dall’Unione Europea. A questo punto verrebbe da pensare “parole parole parole”, per cui capita a fagiolo una citazione di Pierre-Jules Renard: «Non mi occupo di politica, è come dire non mi occupo della vita.» Ma proseguiamo. Proseguiamo con loro, gli ultimi a comparire tra le verbosità cartacee, gli animali, in questo caso gli animali da reddito, allevati e utilizzati in agrozootecnia e a fini sperimentali. Lo scorso 15 novembre, il parlamento britannico ha votato la revoca del testo che riconosce gli animali come esseri senzienti in grado di provare emozioni e dolore. Improvvisamente, le parole si fanno importantissime. L’Associazione Veterinaria Britannica (British Veterinary Association, BVA) ha definito l’accaduto preoccupante, poiché il riconoscimento agli animali della capacità di provare emozioni e dolore costituisce il principio fondante le leggi inerenti al rispetto e al benessere degli animali e che dettano i comportamenti e le misure da adottare in materia. La BVA ha chiesto al governo la disponibilità a mantenere almeno gli odierni standard di benessere animale nelle strutture in cui vengono utilizzati, ma i segnali di risposta non sono chiari. La Società Reale per la Protezione degli Animali (Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals, RSPCA) ha definito la bocciatura del paragrafo come una grande delusione e un passo indietro nel riconoscimento del welfare animale. Al momento, nel Regno Unito circa l’80 per cento delle leggi sul welfare animale è costituito da recepimenti di direttive comunitarie. Molte di queste saranno conservate, ma il riconoscimento della senzienzia animale verrà meno a partire da marzo 2019. Nel Regno Unito il recepimento del Trattato di Lisbona ha giocato un ruolo fondamentale nella battaglia contro l’allevamento in gabbia delle galline ovaiole e l’impiego di animali nella sperimentazione dei prodotti cosmetici. Inoltre, nell’Animal Welfare Act post-Brexit solo gli animali domestici sono inclusi (pur essendo cancellato il testo che parla di senzienzia), mentre la fauna selvatica e gli animali utilizzati a fini sperimentali rimangono esclusi. Non va meglio per gli animali d’affezione: le attuali leggi britanniche definiscono i cani come beni mobili e l’aggravante dell’esclusione della senzienzia porrà il furto di cani a livello dei furti di oggetti, con il rischio di avere un impennata dei reati di questo tipo. Altra conseguenza è un’ampia falla che si apre nell’Animal Welfare Act a proposito dei cani da riproduzione, che rimangono privati di qualunque forma di protezione. Quali, quanti e di quale gravità saranno gli effetti di questa decisione, lo vedremo nei mesi a venire.

Charlie © Richard Bowler

Vogliamo concludere con una fotografia e il commento di Richard Bowler, fotografo naturalista inglese: “Se si concede al governo di togliere agli animali lo status di esseri senzienti, si faciliteranno tutte le pratiche di sfruttamento, sperimentazione, caccia con mute di cani, vivisezione e mille altri orrori, ne sono certo […] Guardate il viso di Charlie: è lo sguardo di un essere non senziente.”

Articolo tratto integralmente da Marchesini Etologia: http://www.marchesinietologia.it/2017/11/20/brexit-che-cosa-cambia-per-gli-animali/

Tags: , , , , ,

Presidente e socio fondatore di Pet levrieri dalla data di fondazione. Svolge questo ruolo in maniera totalmente gratuita. Nella vita svolge la professione di psicologa e psicoterapeuta. Per crescita personale si è formata e diplomata come educatrice cinofila presso la scuola SIUA. Ha svolto il corso professionalizzante per la gestione della ricerca e del soccorso di animali smarriti, organizzato da Pet Detective. Ha iniziato a scoprire quello che accade ai greyhound nel racing in seguito all’adozione della sua prima grey, Silky, nel 2008. Da qui il suo impegno civile antiracing e anticaccia in difesa dei greyhound, dei galgo e dei lurcher. Sposata con Massimo Greco, altro socio fondatore di Pet levrieri, condivide con lui questo impegno.
Insieme condividono la loro vita con sette cani, tutti adottati: Cabana, galgo spagnolo, Zen, grey salvato dal cinodromo di Macao, King, grey salvato dal mercato della carne in Cina, Babe, grey irlandese, Barney, grey irlandese, Lucy, grey irlandese, e Adhara, una meticcia. Nel cuore sempre presenti i tre grey Silky, Blackie e Rob, che sono stati straordinari amici e ambasciatori della causa.

×

Macia, vicepresidente e socio fondatore di Pet Levrieri, ha lavorato presso case editrici e oggi collabora in qualità di correttrice di bozze e per la revisione di testi. Nel 2011 ha adottato il suo primo levriero, entrando in contatto con la triste realtà che si cela dietro galgo, grey e lurcher e da qui è nato il suo impegno che condivide con suo marito Francesco, anche lui volontario all’interno dell’associazione. Ricopre il ruolo di Coordinatore del gruppo Adozioni e a ogni arrivo la trovate dietro un tavolo a far firmare moduli agli adottanti.
Vive a Milano con il marito in compagnia di un galgo spagnolo, Rodrigo, e due grey irlandesi, Rosden e Suzie, l’ultima adottata un anno fa.

×

Vice Presidente e socio fondatore di Pet levrieri, laureata in scienze politiche internazionali, gestisce un’impresa di consulenze turistiche. In Pet Levrieri si occupa in particolare delle relazioni con la Spagna e dei profili dei galgo e si reca più volte all’anno nei rifugi spagnoli per conoscere i cani e stilarne i profili. Fa parte del team che amministra sito e pagine Fb dell’associazione.
Ha adottato la galga Debra nel 2011. Venire a contatto con la realtà dei levrieri rescue l’ha spinta ad approfondire il discorso e a impegnarsi attivamente a favore dei grey, galgo e lurcher sfruttati e maltrattati in tutto il mondo. Oltre a Debra vive con due cani meticci, salvati da situazioni di abbandono.
Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

×

Membro del consiglio direttivo e socio fondatore di Per levrieri, dove si occupa dell’organizzazione logistica degli eventi e del merchandising. Nella vita è titolare di un laboratorio odontotecnico dal 1990. Da sempre appassionato di cani, il suo primo cane è stato un setter irlandese. Sposato con Marianna Capurso, anche lei socia fondatrice di Pet levrieri, condivide con lei l’impegno antirancing e anticaccia in difesa dei levrieri. Accanto al presidente di Pet levrieri, ha partecipato alla prima conferenza mondiale sui greyhound in Florida nel 2016. Ha partecipato a molti corsi organizzati da Think Dog e Siua. Perle è stata la sua prima greyhound. Nella sua vita ora ci sono Peig e Inta, due lurcher, e Karim, greyhound salvato dal cinodromo di Macao, e Ricky, un pinscher, che è la mascotte di tutto il gruppo. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

×

Membro del consiglio direttivo di Pet levrieri. Nella vita è una pasticciera. Dal 2014 a seguito dell’adozione di Rosie, una greyhound irlandese ha conosciuto la realtà dello sfruttamento dei levrieri. Da qui l’impegno in associazione. Coordina il gruppo facebook di Pet levrieri, gestisce il canale istituzionale Twitter, ed è membro del gruppo adozioni. Condivide la vita con il compagno Stefano, socio e volontario di Pet levrieri, James greyhound salvato in Irlanda e Jasmine greyhound sopravvissuta al cinodromo di Macao, nel cuore portano Rosie e Mags greyhound salvate in Irlanda. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

×