I miei auguri, forse un po’ strani

Immagino che in questo giorno ci si aspetti di leggere auguri e buoni propositi per l’anno che verrà, ma per questa volta vorrei risparmiarvi, o comunque non voglio essere convenzionale nel mio ruolo. Non so come sarà il 2018 e onestamente non credo che sarà molto diverso dagli anni che lo hanno preceduto: magari un po’ meglio su alcune cose, magari un peggio su altre. Perché il mondo buono è negli spot televisivi ma la realtà è che il mondo non è né buono né cattivo: così, se qualcuno pensa che la sofferenza un giorno finirà si accomodi nello spot.

La sofferenza è parte della condizione di tutti gli esseri viventi tanto quanto il bisogno di diminuirla. A volte la sofferenza è inevitabile perché legata al ciclo della vita: i carnivori uccidono per mangiare, la vita prima o poi finisce, la natura ha fenomeni violenti e incontrollabili.

Ricordo ogni giorno con malinconia gli affetti che ho perduto, ma non posso farci nulla e devo anche considerare che il dolore è commisurato al legame. Rob è morto, ma avrebbe potuto non accorgersene nessuno, mentre invece io lo piango perché l’ho amato e lui ha amato me. In questo modo abbiamo avuto un bellissimo tempo insieme ed è questo che fa la differenza. Non capisco chi vuole il cane giovane per non soffrire: la sofferenza, come la gioia, dipendono dal legame che costruisci, e niente garantisce che la vita duri di più perché sei nato da meno tempo.

Anche i nostri cani poi, parliamoci chiaro, non sono angeli: sono esseri viventi capaci a volte di infliggere sofferenza ad altri, non fosse altro che per il fatto di avere la predazione nel loro DNA. E diamo loro da mangiare carne di altri animali. Guardiamoli per quello che sono e togliamoli fuori dagli spot in cui sono relegati da qualche associazione che li spaccia per creature da cartolina.

Esistono però forme di sofferenza che sono legate a pratiche e comportamenti umani, di cui in quanto esseri umani portiamo il fardello e che non hanno nulla di naturale; tra queste lo sfruttamento dei levrieri nelle corse con scommesse, nella caccia e in altre attività. Queste sofferenze non sono scritte nel libro della natura, ma hanno cause, responsabili e motivazioni tutt’altro che necessarie e giustificabili.

Prendere atto e mostrare queste forme di sofferenza è un preciso dovere di chi ritiene di non doverle dare per scontate, è un inizio necessario ma non ancora sufficiente per rimuoverle. Per rimuoverle è necessaria una chiara disamina delle responsabilità e azioni concrete per eliminarne le cause.

Auguro a tutti un 2018 all’insegna della compassione e dell’impegno per combattere la sofferenza prodotta dalla nostra specie.

Massimo Greco