fbpx

Come aiutare un cane pauroso con le persone: esempi pratici

Vi proponiamo la lettura di questo interessante articolo di Angelo Vaira, pubblicato sul suo blog.

Esempi pratici di cosa si può fare per aiutare un cane pauroso con le persone: il caso di Miki

Come aiutare un cane timido (con il linguaggio del corpo)

In questo articolo, approfondimento al settimo video della nuova serie realizzata in collaborazione col Corriere della Sera, vedremo come aiutare un cane pauroso, “timido”, che, proprio a causa di questa paura, diventa aggressivo. La sua paura, cioè, non si manifesta con l’immobilizzarsi o lo scappar via, ma con l’aggredire. Niente di particolarmente pericoloso, da parte del simpatico Miki, ma comunque un comportamento abbastanza intenso da preoccupare chi cerca di approcciarlo e la sua stessa proprietaria.

Nel video, osserviamo Miki che abbaia e cerca di allontanare le persone che vedendolo “così carino” tentano un approccio gentile, ma lui lo interpreta come minaccioso e risponde di conseguenza.

Una questione di prospettiva

la mappa non è il territorio cani

Proprio così: usi voce gentile, ti abbassi, cerchi di essere amichevole, ma il cane, in tutta risposta, si nasconde dietro le gambe del suo compagno umano o, come succede a Miki, abbaia e allontana minacciando un morso. Questo indica che non è tanto importante ciò che accade attorno al cane, ma ciò che lui pensa di quello che sta accadendo. Ed è su questo punto che dobbiamo agire per affrancarlo dalle sue paure: il modo in cui interpreta il mondo. Nuovamente, l’approccio è cognitivo-relazionale.

Le nostre emozioni condizionano quelle del cane

La prima cosa che ho notato aiutando Miki, è che la sua compagna umana Manuela amplificava la tensione. Questo è il motivo per cui le dico di immaginare di lasciare il guinzaglio per terra proprio mentre Miki abbaia e minaccia il morso. È anche una tecnica che si può usare, ma non la raccomando, poiché non si adatta a tutti i cani e tutte le situazioni (come sempre in rieducazione). Ma, nel caso di Manuela, in questa prima fase di coaching è stato detto non di farlo ma di immaginarlo. È un modo per affrontare i propri timori e guadagnare in sicurezza. Quando il cane ha un legame speciale con noi, regola il suo comportamento, le sue emozioni e il significato da attribuire agli eventi in base a ciò che noi facciamo. Questo è ancor più vero in caso di paura, poiché in presenza di queste emozioni il cane ricerca naturalmente prossimità e connessione con la sua “base sicura”. Non c’è bisogno che il cane ci guardi direttamente, egli si accorgerà di cosa facciamo attraverso:

  • postura
  • espressione del nostro volto
  • tensione muscolare
  • colorito della pelle
  • gesticolazione
  • rigidità o morbidezza dei nostri movimenti
  • indecisione

Questi sono tutti indicatori che raccontano al cane come ci sentiamo a proposito di ciò che accade e sono il filtro per analizzare la realtà che lo circonda, influenzando il significato che il nostro cane attribuisce agli eventi. Il reputare ostile o pericoloso qualcuno da parte del nostro cane quindi dipende, in parte, anche da ciò che noi stessi pensiamo e facciamo. Possiamo certamente controllare i nostri movimenti, ma la cosa migliore, è generare consapevolezza, allenarla, così da agire dal nostro interno e far fluire naturalmente all’esterno, tramite la comunicazione corporea e col tono di voce, dei messaggi che aiutino il cane, invece di peggiorare le cose.

Il lavoro del cinofilo su se stesso

Da qui il mio invito a familiarizzare con la scienza della meditazione o con altri modi per esplorare se stessi. Da migliaia di anni saggi, insegnanti e, più recentemente, gli psicologi, ci fanno l’invito “conosci te stesso”, come punto essenziale per una buona qualità della vita e delle relazioni sociali.

Tempo fa, sono stato accusato da una blogger di truffare gli allievi della mia scuola per istruttori cinofili per avervi introdotto la meditazione. Dal momento che per attirare visite sul suo blog mi aveva attaccato altre volte, decisi di contattarla telefonicamente: mi piace il confronto e la forma diretta è quella che preferisco. Le feci notare che si lamenta lei stessa della “lentezza mentale” di molti proprietari di cani e che avrebbe potuto appurare i grandi benefici della “meditazione” facendo una semplice ricerca su PubMed (il più grande portale di ricerca medico-scientifica). Mi diede ragione e si scusò, sebbene poi la sua mancanza di onestà intellettuale le avesse impedito di rimuovere l’articolo in cui mi accusava.

Questo aneddoto per sottolineare quanto siamo simili al cane. Anche noi elaboriamo spesso significati non attinenti alla realtà: un essere umano pre-giudica ignorando addirittura le evidenze scientifiche; un cane interpreta come minaccioso il comportamento di un passante che invece si presenta in modo amichevole.

Può esserci un rifiuto da parte di chi, sino a prima di leggere questo articolo, pensava che il lavoro fosse solo sul cane. Ma sono confortato dalla grande apertura mentale che ho sempre riscontrato in chi è propenso ad aiutare il proprio cane e venendo alle prese con lui si ritrova spesso a dire: ma è come per noi umani! Anche noi dobbiamo scardinare i nostri schemi! Alla fine, dobbiamo imparare più noi che loro!

Anche i nostri pensieri condizionano quelli del cane: l’“effetto pigmalione”

Se pensi che il tuo cane sia un incapace, il tuo modo di comportarti gli comunicherà che è un incapace. Se pensi che sia in grado, tenderà a esserlo, se guardi al suo potenziale esso tenderà a realizzarsi. È scienza, si chiama “Effetto Pigmalione” e ne ho ampiamente parlato nel mio libro. Con i cani paurosi, è essenziale tenere a mente, dialoghi interni e immagini che lo vedano comportarsi in modo brillante. Naturalmente, l’altra faccia della medaglia è l’adeguata preparazione dell’ambiente, che dovrà essere commisurato alle sue capacità. Al minuto 2:05 del video intendo proprio questo.

Esperienze adeguate alle sue capacità

Quando si vuole aiutate un cane che ha paura, bisogna metterlo difronte a piccole sfide, superando le quali si sentirà sempre più capace. La natura di ogni esperienza non sarà determinata da quello che noi pensiamo, ma dal modo in cui il cane reagisce. Passare a due metri da sconosciuti che non lo guardano potrebbe essere facilissimo nella nostra mente, ma per il cane potrebbe essere troppo. Se il comportamento viene bloccato da emozioni paralizzanti, se il cane rimane nel suo schema rigido, allora vuol dire che siamo andati oltre e sarà meglio fare qualche piccolo passo indietro. Se si comporta in modo brillante davanti a una situazione che a noi sembrava difficile, allora possiamo aumentare le difficoltà.

cani - addestramento attenzioneL’errore del fissarsi col chiedere continuamente attenzione al cane

Al minuto 1:30 dico a Manuela che abituare il cane a guardarci potrebbe complicare le cose. Quando il cane affronta le sue paure ha necessità di guardarsi attorno o guardare addirittura ciò che teme, capire se fuggire, difendersi o se può cominciare a fidarsi. In questo, nel cominciare a fidarsi, risiede il suo recupero. Ha necessità di mettersi in contatto con ciò che gli fa paura e saremo noi a mediarne i tempi, le distanze e i modi, osservando il nostro cane.

In caso di paura il cane è naturalmente propenso a cercare riferimento in chi si fida: guardandolo, cercandone protezione, vicinanza o contatto fisico. Questo comportamento istintivo è utile sia alla sopravvivenza che all’apprendimento: ti sono vicino così mi proteggi, ti seguo e ti guardo così imparo. È inutile quindi cercare, in caso di paura, di addestrare il cane a guardarci.

Richiedere l’attenzione del cane (“centripetarlo” o “ingaggiarlo”, direbbe qualcuno) anche nei casi di paura e timidezza è un consiglio comune, ma nasce da chi passa dall’addestramento sportivo alla riabilitazione comportamentale, pensando erroneamente che basti trasporre le cose da un ambito all’altro per ottenere risultati. Non è così, anzi, può essere controproducente e peggiorare le cose.

E la “desensibilizzazione”?

La desensibilizzazione sistematica è un procedimento usato dai comportamentisti per curare le fobie e le paure. Se hai paura di un ragno lo metto a una distanza in cui la paura c’è ma è gestibile. Quando ti sei abituato, avvicino il ragno e così via fino a fartelo camminare addosso. In teoria. A volte funziona, ma funziona di più e più rapidamente e con risultati più duraturi, se capiamo che il cane non è una macchina e non si serve di un apprendimento così lineare (specie per affrancarsi da una fobia). Possiamo usare il procedimento generale, ma monitorando che non esiste solo la distanza, ma altri fattori forse più potenti, come il legame col proprietario e ciò che questi fa, lo stato emotivo del cane al momento della presentazione dello “stimolo scatenante”, il livello di stress, le capacità di comunicazione e calibrazione di chi sta impostando l’esperienza.

Cambiare le convinzioni e la Human Body Gym®

Le convinzioni sono cosa il cane crede. In base a esse il cane è felice o meno quando qualcuno allunga una mano per accarezzarlo. Se vogliamo che Miki non abbai più alle persone dobbiamo mutare ciò che pensa di esse. Ci sono molti modi per farlo, ma a un certo punto del video mostro una tecnica particolare: la Human Body Gym® (HBG), ovvero la palestra col corpo umano. È passato molto tempo da quando l’ho ideata, ma si è rivelata preziosissima soprattutto con i cani timidi. La particolarità è che l’umano è fermo e il cane si avvicina per scelta, così come per scelta decide di creare contatto fisico con l’estraneo. Il contatto fisico, col tempo, genera gioia e si può poi integrare questo lavoro con altri, ricavandone un’esperienza generale che muta ciò che il cane pensa delle persone e, di conseguenza, le emozioni che l’incontro con loro evoca.

Fonte: www.angelovaira.it

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Presidente e socio fondatore di Pet levrieri dalla data di fondazione. Svolge questo ruolo in maniera totalmente gratuita. Nella vita svolge la professione di psicologa e psicoterapeuta. Per crescita personale si è formata e diplomata come educatrice cinofila presso la scuola SIUA. Ha svolto il corso professionalizzante per la gestione della ricerca e del soccorso di animali smarriti, organizzato da Pet Detective. Ha iniziato a scoprire quello che accade ai greyhound nel racing in seguito all’adozione della sua prima grey, Silky, nel 2008. Da qui il suo impegno civile antiracing e anticaccia in difesa dei greyhound, dei galgo e dei lurcher. Sposata con Massimo Greco, altro socio fondatore di Pet levrieri, condivide con lui questo impegno.
Insieme condividono la loro vita con sette cani, tutti adottati: Cabana, galgo spagnolo, Zen, grey salvato dal cinodromo di Macao, King, grey salvato dal mercato della carne in Cina, Babe, grey irlandese, Barney, grey irlandese, Lucy, grey irlandese, e Adhara, una meticcia. Nel cuore sempre presenti i tre grey Silky, Blackie e Rob, che sono stati straordinari amici e ambasciatori della causa.

×

Macia, vicepresidente e socio fondatore di Pet Levrieri, ha lavorato presso case editrici e oggi collabora in qualità di correttrice di bozze e per la revisione di testi. Nel 2011 ha adottato il suo primo levriero, entrando in contatto con la triste realtà che si cela dietro galgo, grey e lurcher e da qui è nato il suo impegno che condivide con suo marito Francesco, anche lui volontario all’interno dell’associazione. Ricopre il ruolo di Coordinatore del gruppo Adozioni e a ogni arrivo la trovate dietro un tavolo a far firmare moduli agli adottanti.
Vive a Milano con il marito in compagnia di un galgo spagnolo, Rodrigo, e due grey irlandesi, Rosden e Suzie, l’ultima adottata un anno fa.

×

Vice Presidente e socio fondatore di Pet levrieri, laureata in scienze politiche internazionali, gestisce un’impresa di consulenze turistiche. In Pet Levrieri si occupa in particolare delle relazioni con la Spagna e dei profili dei galgo e si reca più volte all’anno nei rifugi spagnoli per conoscere i cani e stilarne i profili. Fa parte del team che amministra sito e pagine Fb dell’associazione.
Ha adottato la galga Debra nel 2011. Venire a contatto con la realtà dei levrieri rescue l’ha spinta ad approfondire il discorso e a impegnarsi attivamente a favore dei grey, galgo e lurcher sfruttati e maltrattati in tutto il mondo. Oltre a Debra vive con due cani meticci, salvati da situazioni di abbandono.
Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

×

Membro del consiglio direttivo e socio fondatore di Per levrieri, dove si occupa dell’organizzazione logistica degli eventi e del merchandising. Nella vita è titolare di un laboratorio odontotecnico dal 1990. Da sempre appassionato di cani, il suo primo cane è stato un setter irlandese. Sposato con Marianna Capurso, anche lei socia fondatrice di Pet levrieri, condivide con lei l’impegno antirancing e anticaccia in difesa dei levrieri. Accanto al presidente di Pet levrieri, ha partecipato alla prima conferenza mondiale sui greyhound in Florida nel 2016. Ha partecipato a molti corsi organizzati da Think Dog e Siua. Perle è stata la sua prima greyhound. Nella sua vita ora ci sono Peig e Inta, due lurcher, e Karim, greyhound salvato dal cinodromo di Macao, e Ricky, un pinscher, che è la mascotte di tutto il gruppo. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

×

Membro del consiglio direttivo di Pet levrieri. Nella vita è una pasticciera. Dal 2014 a seguito dell’adozione di Rosie, una greyhound irlandese ha conosciuto la realtà dello sfruttamento dei levrieri. Da qui l’impegno in associazione. Coordina il gruppo facebook di Pet levrieri, gestisce il canale istituzionale Twitter, ed è membro del gruppo adozioni. Condivide la vita con il compagno Stefano, socio e volontario di Pet levrieri, James greyhound salvato in Irlanda e Jasmine greyhound sopravvissuta al cinodromo di Macao, nel cuore portano Rosie e Mags greyhound salvate in Irlanda. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

×