Il contatto e la carezza: come farle perché siano piacevoli

Capita di frequente che i cani (i levrieri rescue, spesso, ne sono un esempio), per la loro storia ed esperienze passate, non abbiano una buona consapevolezza del proprio corpo (cioè una somestesi positiva) e, di conseguenza, non amino essere manipolati e accarezzati.

Aree fredde e aree calde: cosa e quali sono

In generale, per quanto riguarda il contatto, il corpo del cane può essere suddiviso in “aree fredde” e “aree calde”.

Le aree fredde si estendono generalmente dal collo a parte del posteriore e dalla groppa al ventre. Per semplificare possiamo dire che coincidono con il tronco del suo corpo.

Le aree calde interessano, invece, la testa, il posteriore, la coda, le zampe, le estremità degli arti (dita e cuscinetti), l’addome e l’inguine.

Le aree fredde si possono toccare (fin dal primo incontro), rispettando le regole generiche di approccio.

Le aree calde non sono delle zone off-limits al contatto, ma è necessario affrontarle con le giuste precauzioni, conquistandole piano piano insieme alla fiducia che il cane ci rivolge. Sono, in altre parole, aree che il cane protegge sia per ragioni anatomiche sia per la memoria di esperienze dolorose/traumatiche.

Questa divisione schematica del corpo del cane in “aree fredde” e “aree calde” non sempre è applicabile a tutti i cani: può variare da soggetto a soggetto, a seconda delle esperienze di manipolazione ricevute in fase evolutiva o dalla sua storia clinica e traumatica.

In altre parole, ogni cane ha la sua mappa delle zone calde e fredde.

Come accarezzare il cane 

Se non ci sono problemi particolari, è sempre buona norma, nell’entrare in contatto con un cane, iniziare a toccarlo dalle “aree fredde”, utilizzando il dorso della mano.

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Dorso e palmo hanno, infatti, un valore interattivo/comunicativo diverso per il cane.

Usando il dorso mettiamo in atto un contatto più discreto, che invade di meno lo spazio d’intimità del cane. Il dorso va utilizzato soprattutto con i cani che mostrano preoccupazione nell’interazione fisica.

Se usiamo il palmo della mano, invece, dobbiamo essere consapevoli che stiamo comunicando un maggiore senso di vicinanza. Lo si può fare solo dopo che il cane ci ha dato dei chiari segnali di accettare la nostra presenza e del nostro contatto.

Entrando un po’ più nello specifico, alla luce di quello che abbiamo scritto, vi suggeriamo di accingervi al contatto e alla manipolazione del vostro levriero con molto tatto, gradualità e rispettando la distinzione fra zone calde e fredde in tutta la prima fase dell’inserimento.

Partendo dalle zone non problematiche, potete usare il dorso della mano per accarezzarlo in modo più delicato, sfiorando il cane fino a che non mostra segni di disagio, andando via via a trasformare le zone calde in fredde.

Per farlo:

  • Disponetevi di fianco al cane, ad una distanza a lui gradita.
  • Aspettate che il cane si calmi e dia segnali di rilassamento.
  • Appoggiategli la mano sul collo, nel lato che lui stesso vi offre e poi fatela scorrere lungo il suo fianco, avendo cura di non invaderne la zona del posteriore e della coda.
  • Non fate scorrere la mano troppo velocemente, perché così facendo non premierete la calma, ma al contrario indurrete un innalzamento dell’attivazione del cane.
  • La mano deve scorrere lentamente, con una pressione sul corpo proporzionale alle dimensioni fisiche del cane, percorrendo i meridiani paralleli che vanno dalla fine della bocca, lateralmente al collo, fino all’inizio del posteriore. 
  • La parte finale della carezza dovrà terminare in modo più dolce, con la mano che scivola via facendo sempre meno pressione.

L’obiettivo di questo tipo di contatto è quello di cercare di diminuire il più possibile le aree problematiche aumentando contemporaneamente le zone fredde e favorendo nel cane la consapevolezza del proprio corpo, rendendolo così un soggetto più sicuro e sereno. Questo vi sarà di aiuto anche in tutte le attività quotidiane e quando dovrete portare il cane dal veterinario o dal toelettatore.

Ricordiamo che è sempre fondamentale non dimenticare la soggettività: in altre parole, un levriero può amare i grattini sul posteriore e un altro prediligere i massaggi sul collo.

Cosa fare se il cane sembra non gradire il contatto

Se toccherete il vostro cane e lo manipolerete in maniera scorretta, non rispettando le regole del contatto e la sua “mappa somestesica”, il cane vi invierà una serie di segnali di disagio e di “non gradimento”. Spesso noi umani non li leggiamo correttamente, per tante ragioni. A questo punto, ci sono cani che subiscono e altri che, invece, reagiscono, in vario modo.

Uno di questi modi è il ringhio, che di per sé non è un segnale aggressivo, ma un avvertimento. È come se il cane vi dicesse: “Ora smettila di infastidirmi, te l’ho detto in tutti i modi, ora basta”.

I cani comunicano tantissimo con noi attraverso il linguaggio non verbale, ma non sempre noi siamo in grado di accorgercene, di leggere correttamente quello che ci dicono e di rispondere in maniera adeguata. Perché? Perché è difficile leggere il comportamento del cane.

Qualora il vostro cane reagisca con un ringhio alla vostra manipolazione, vi suggeriamo di provare questo approccio. Quando il cane ringhia, provate a fermarvi e analizzare cosa sta accadendo: che cosa stava facendo il cane? Che cosa stavate facendo voi? Dove vi trovate? In quale contesto? Con chi? Quali risorse erano coinvolte (giochi, divani, cuscinone, letto, cibo…)? Qual era la vostra postura e prossemica (a che distanza vi trovate l’uno dall’altro)?

Cercate di capire che cosa ha infastidito/impaurito/innervosito il cane.

Non insistete con quel comportamento che ha provocato il suo ringhio, non avrebbe efficacia e rischierebbe di interferire negativamente sulla costruzione della vostra relazione di fiducia. È come se una persona cui avete appena detto di smettere di fare qualcosa, perché vi infastidisce, continuasse a farlo. Il risultato sarebbe quello di infastidirvi ancora di più o, comunque, di darvi un’impressione spiacevole di lei e del vostro rapporto.

Ovviamente, tutto quello che abbiamo scritto è un discorso generale, che può esservi di aiuto come guida nel percorso d’inserimento. Strumenti e regole vanno poi declinati in funzione del singolo cane e della sua famiglia adottiva.

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