Come si apre e si chiude l’interazione con i nostri cani

Noi umani abbiamo delle formule di saluto e di congedo, fatte di parole, ma anche di sguardi, gesti, posture e movimenti nello spazio, con le quali apriamo e chiudiamo le nostre conversazioni e interazioni in modo prevedibile ed educato, ovvero ci avvisiamo che stiamo per interagire o che stiamo concludendo.

Se un nostro famigliare, conoscente o collega di lavoro non ci salutasse con un “ciao, salve, buongiorno o buonasera”, accompagnandolo con il gestuale appropriato (es. stretta di mano), quando ci incontra oppure se ne andasse, senza congedarsi con un “ciao” o un “arrivederci” o altre formule di saluto, lo giudicheremmo maleducato o comunque rimarremmo basiti, disorientati o penseremmo che è successo qualcosa…Insomma non ci sembrerebbe normale, non avremmo delle coordinate per capire se una persona intende parlare e interagire con noi e in che modo, se ha chiuso e se ne sta andando, ecc.

Questo perché esistono nelle relazioni tra umani delle regole di comunicazione, che ne agevolano la buona evoluzione.

Se esistono tra umani, perché non dovrebbero esistere tra cani e, soprattutto, tra umani e cani?

Ebbene anche nella comunicazione tra i cani e noi è bene rispettare delle regole che scandiscano l’apertura e la chiusura dell’interazione.

Nel mondo dei cani i segnali di apertura e chiusura dell’interazione vengono insegnati dalla mamma al cucciolo nei primi sessanta giorni di vita. Nell’interazione con la mamma e con i fratelli, il cucciolo impara a capire quali sono le posture che invitano e quelle che invece danno l’arresto. Apprende, inoltre, che le interazioni con l’altro iniziano, hanno uno svolgimento e poi finiscono.

Un cucciolo, che è stato sottratto prematuramente dalla madre (=base sicura), potrebbe non strutturare bene questo comportamento e dare poi problemi alla persona che lo adotterà. Nel processo di affiliazione, cioè di costruzione del legame affettivo e di inserimento nella propria famiglia, l’adottante deve prendere in mano la staffetta educativa lasciata dalla mamma e continuare il lavoro di strutturazione dei segnali che aprono e chiudono l’interazione.

Se con un cucciolo è facile iniziare un’interazione, più difficile è concluderla, in quanto non essendo dotato dei giusti autocontrolli, fatica a capire quando è il caso di chiudere l’interazione, perché il contesto lo richiede o perché l’interlocutore non desidera più stare con lui.

Un cucciolo e in generale un cane che ha appreso chiaramente i segnali di apertura e chiusura dell’interazione, è non solo più socievole, ma ha anche minori problemi di fluttuazione dell’arousal, visto che sa gestire il momento dell’interazione, con un livello di attivazione emozionale intermedio e il momento della non-interazione, con arousal medio-basso, corrispondente alla calma.

E’ dunque importante che ciascuno di noi rispetti queste regole di “buona educazione” canina quando intendiamo aprire o chiudere l’interazione con il nostro cane.

E come si fa? Come facciamo a invitare il nostro cane in maniera chiara e corretta all’interazione? E come gli chiediamo di porre fine all’interazione?

Ebbene possiamo procedere in questo modo.

APERTURA: inserire un segnale di apertura (es. Nome del cane + “Vieni”)

  1. Chiamiamo verso di noi il cane quando si trova in uno stato di calma, evitando tuttavia di disturbarlo mentre dorme.
  2. Il modo in cui chiamiamo il cane potrebbe essere: chiamiamolo per nome, avvicinandoci mostrando il fianco. Quando siamo abbastanza vicini, mettiamoci di 3⁄4 rispetto al cane e facciamo un suono (schiocco di labbra o battito di mani) che ne possa richiamare l’attenzione. Allontaniamoci di qualche metro guardando il cane.
  3. Quando il cane arriva, premiamolo con una carezza (correttamente data), un bravo (se il nostro cane lo vive come una gratifica) o un premio alimentare (es. würstel)

SVOLGIMENTO ATTIVITA’: gioco, coccole, spazzolatura, ecc.

CHIUSURA: la chiusura deve essere realizzata tramite il linguaggio verbale e non verbale. Ci mettiamo in piedi in posizione eretta e frontale, guardiamo il cane e incrociando le mani aperte con i due palmi rivolti verso il cane, allarghiamole rispettivamente a destra e a sinistra, dicendo contemporaneamente “finito”. Diamo le spalle al cane e mettiamoci a fare altro.
Quindi riassumendo:
  1.  Verbale: “finito”.
  2. Gestuale: movimento delle mani con i palmi aperti che si incrociano.
  3. Posturale e prossemico: distolgo lo sguardo, giro la testa, volto le spalle, incrocio le braccia, mi allontano.

Attenzione allo sguardo che, se mantenuto sul cane, tiene aperta l’interazione.

Dopo il segnale di chiusura, ignorare il cane e riprendere le proprie attività.

Ignorare significa non interagire in nessun modo con il cane: non rimanere frontali al cane, non guardarlo, non parlargli. Occorre ricordare che lo sguardo è una forma di attenzione. Quando diamo il segnale di “finito” non possiamo rimanere frontali al cane con il corpo, perché così facendo manteniamo postura, prossemica e gestualità proprie dell’ingaggio.

Se dopo aver dato il segnale di finito, il cane continua a seguirci e volerci ingaggiare continuiamo a ignorarlo dandogli le spalle, fin quando non raggiungerà lo stato di calma.

Applicare queste regole nella comunicazione con il nostro cane è molto importante. Facendo ciò, contribuiamo ad accreditarci agli occhi del nostro cane in un ruolo di mediatore nei tempi di attività e di rilassamento / riposo. In questo modo il cane aumenterà la fiducia in noi e si affiderà a noi più facilmente riconoscendoci il ruolo di guida.

Bibliografia

Il galateo per il cane. Manuale di educazione sociale per una buona convivenza. Roberto Marchesini.

Dizionario bilingue italiano-cane e cane-italiano. 150 parole per imparare a parlare cane correntemente Jean Cuvelier (Autore), Roberto Marchesini (Autore), C. Besse.

Pedagogia cinofila. Introduzione all’approccio cognitivo zooantropologico. Roberto Marchesini.

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Presidente e socio fondatore di Pet levrieri dalla data di fondazione. Svolge questo ruolo in maniera totalmente gratuita. Nella vita svolge la professione di psicologa e psicoterapeuta. Per crescita personale si è formata e diplomata come educatrice cinofila presso la scuola SIUA. Ha svolto il corso professionalizzante per la gestione della ricerca e del soccorso di animali smarriti, organizzato da Pet Detective. Ha iniziato a scoprire quello che accade ai greyhound nel racing in seguito all’adozione della sua prima grey, Silky, nel 2008. Da qui il suo impegno civile antiracing e anticaccia in difesa dei greyhound, dei galgo e dei lurcher. Sposata con Massimo Greco, altro socio fondatore di Pet levrieri, condivide con lui questo impegno.
Insieme condividono la loro vita con sette cani, tutti adottati: Cabana, galgo spagnolo, Zen, grey salvato dal cinodromo di Macao, King, grey salvato dal mercato della carne in Cina, Babe, grey irlandese, Barney, grey irlandese, Lucy, grey irlandese, e Adhara, una meticcia. Nel cuore sempre presenti i tre grey Silky, Blackie e Rob, che sono stati straordinari amici e ambasciatori della causa.

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Macia, vicepresidente e socio fondatore di Pet Levrieri, ha lavorato presso case editrici e oggi collabora in qualità di correttrice di bozze e per la revisione di testi. Nel 2011 ha adottato il suo primo levriero, entrando in contatto con la triste realtà che si cela dietro galgo, grey e lurcher e da qui è nato il suo impegno che condivide con suo marito Francesco, anche lui volontario all’interno dell’associazione. Ricopre il ruolo di Coordinatore del gruppo Adozioni e a ogni arrivo la trovate dietro un tavolo a far firmare moduli agli adottanti.
Vive a Milano con il marito in compagnia di un galgo spagnolo, Rodrigo, e due grey irlandesi, Rosden e Suzie, l’ultima adottata un anno fa.

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Vice Presidente e socio fondatore di Pet levrieri, laureata in scienze politiche internazionali, gestisce un’impresa di consulenze turistiche. In Pet Levrieri si occupa in particolare delle relazioni con la Spagna e dei profili dei galgo e si reca più volte all’anno nei rifugi spagnoli per conoscere i cani e stilarne i profili. Fa parte del team che amministra sito e pagine Fb dell’associazione.
Ha adottato la galga Debra nel 2011. Venire a contatto con la realtà dei levrieri rescue l’ha spinta ad approfondire il discorso e a impegnarsi attivamente a favore dei grey, galgo e lurcher sfruttati e maltrattati in tutto il mondo. Oltre a Debra vive con due cani meticci, salvati da situazioni di abbandono.
Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo e socio fondatore di Per levrieri, dove si occupa dell’organizzazione logistica degli eventi e del merchandising. Nella vita è titolare di un laboratorio odontotecnico dal 1990. Da sempre appassionato di cani, il suo primo cane è stato un setter irlandese. Sposato con Marianna Capurso, anche lei socia fondatrice di Pet levrieri, condivide con lei l’impegno antirancing e anticaccia in difesa dei levrieri. Accanto al presidente di Pet levrieri, ha partecipato alla prima conferenza mondiale sui greyhound in Florida nel 2016. Ha partecipato a molti corsi organizzati da Think Dog e Siua. Perle è stata la sua prima greyhound. Nella sua vita ora ci sono Peig e Inta, due lurcher, e Karim, greyhound salvato dal cinodromo di Macao, e Ricky, un pinscher, che è la mascotte di tutto il gruppo. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo di Pet levrieri. Nella vita è una pasticciera. Dal 2014 a seguito dell’adozione di Rosie, una greyhound irlandese ha conosciuto la realtà dello sfruttamento dei levrieri. Da qui l’impegno in associazione. Coordina il gruppo facebook di Pet levrieri, gestisce il canale istituzionale Twitter, ed è membro del gruppo adozioni. Condivide la vita con il compagno Stefano, socio e volontario di Pet levrieri, James greyhound salvato in Irlanda e Jasmine greyhound sopravvissuta al cinodromo di Macao, nel cuore portano Rosie e Mags greyhound salvate in Irlanda. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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