Fostering: il sistema anglosassone

In Gran Bretagna il sistema del fostering (ossia l’uso di famiglie adottive temporanee per accudire i cani nella fase di preaffido) è considerato uno stage essenziale della pre-adozione, oltre ad essere una rete di sostegno essenziale per i rifugi indipendenti.

Pochissimi grey o lurcher vanno direttamente da cinodromo o canile pubblico (pound) a famiglia adottiva – e inoltre sono pochi i rifugi indipendenti ad usufruire di un canile proprio grande abbastanza da ospitare un numero elevato di cani, e la disponibilità di famiglie foster spesso segna la differenza fra vita e morte per un cane, perché da noi come altrove un cane ha solo un periodo determinato in un pound prima di essere soppresso, se non viene preso da un rescue. Ogni giorno leggo appelli da parte di rifugi indipendenti per famiglie foster che possano prendersi cura di cani appena salvati da cinodromi o pound inglesi o irlandesi, o provenienti da rifugi irlandesi strapieni, per i quali non c’è spazio nei canili a disposizione. Per fortuna nei giri dei rescue locali qualcuno si fa sempre avanti – ed è infatti così che io stessa ho avuto la mia prima esperienza di fostering due anni fa.

Per far fostering di levrieri in GB, serve innanzitutto un po’ di esperienza con i levrieri, meglio ancora se se ne hanno già uno o due. Vanno bene anche cani di altra razza media o grande, preferibilmente di temperamento equilibrato, ma è sempre preferibile che ci sia almeno un altro cane di razza levriera, per aiutare a calmare e rassicurare il nuovo arrivato.

Poi serve una casa o appartamento con un giardino sicuro e recintato (il recinto deve essere alto almeno 2 metri), e se si hanno bambini, che abbiano non meno di 10 anni. Ma soprattutto è essenziale la disponibilità affettiva per accogliere e trattare il nuovo venuto come se fosse il proprio cane. In GB eventuali spese veterinarie vengono pagate dal rescue, ed anche il vitto se richiesto, anche se molti di noi preferiscono provvedere a quest’ultimo, per ridurre le spese a carico dell’associazione.

Di solito sono le famiglie foster a scegliere il cane più adatto alle proprie circostanze, concordandosi con il rifugio che ha di solito almeno una conoscenza minima (se il cane è arrivato da poco) del cane in questione, e dopo c’è la homecheck (controllo preaffido per la famiglia foster, che è lo stesso di quello per gli adottanti), si firmano i documenti relativi agli impegni del fostering (che includono la necessità di tenere il cane al guinzaglio all’esterno in tutte le zone non sicure e recintate, e l’uso della museruola fino a quando non si è sicuri della reattività del cane in presenza di cani piccoli) – e via!

I genitori ‘foster’ possono essere sia volontari che lavorano già presso i rifugi, i quali già conoscono il sistema e hanno molta familiarità con i levrieri rescue, oppure soci o persone che seguono l’associazione, o semplicemente membri del pubblico che vogliono aiutare – basta che passino i colloqui di preaffido e abbiano i requisiti necessari.

Alcune associazioni insistono che il cane non venga lasciato solo per più di 4 ore al giorno in ogni caso, escludendo dunque le famiglie in cui tutti i membri lavorino a tempo pieno, ma altre invece sono più flessibili, cercando magari di abbinare un cane che non soffra di ansia da separazione con una persona che lavora ma che abbia almeno un altro cane che gli faccia compagnia, ed in tutti i casi cercando di abbinare  il cane giusto con la famiglia, coppia o persona giuste.

In alcuni casi, per i cani considerati ‘facili’ da accudire e senza problemi particolari vengono accettate a volte anche famiglie che non abbiano altri cani, che magari sono interessati ai levrieri, ma non sono ancora sicuri se vogliono adottare a vita e vogliono farsi un’idea dell’impegno reale di tale scelta. Per questi ultimi, il fostering è un’ottima preparazione, e sono spesso i primi a diventare ‘failed foster parents’ ossia genitori foster ‘falliti’, in quanto decidono di tenersi il cane (previa pagamento della regolare donazione di adozione, naturalmente, come tutti gli adottanti, poiché il fostering non conferisce alcun ‘privilegio’ – all’infuori del privilegio indubbio di poter accogliere nella propria famiglia un levriero per un po’ di tempo).

Fra gli impegni della famiglia foster, vi è quello di tener aggiornato il profilo del cane foster con foto, e osservazioni sul carattere e l’inserimento in progresso nella famiglia, e queste di solito vengono condivise sulle pagine Facebook dei rifugi e usate per creare o aggiornare il profilo del cane sui siti web, sulla pagina dei cani offerti in adozione. Inoltre i ‘genitori’ foster devono essere disponibili per ricevere visite a casa da parte di possibili adottanti interessati a conoscere il cane, via preavviso da parte del rifugio, e devono partecipare periodicamente a passeggiate o eventi organizzati dal rifugio per dare massima visibilità ai cani che cercano casa, che dovranno indossare in tal caso la maglietta per cani propria dell’associazione con la scritta ‘I need a home’ (cerco casa).

È stato proprio dopo aver organizzato la visita di una famiglia interessata all’ultimo grey in foster da noi che abbiamo capito che non volevamo più separarcene e lo abbiamo adottato noi! Per fortuna quella famiglia ha finito per adottare un altro cane dallo stesso rifugio, quindi ne sono uscite fuori due adozioni invece di una sola!

Ci sono due diversi tipi di fostering, temporaneo o a tempo indeterminato. Il fostering temporaneo – chiamato da noi anche ‘stop gap fostering’) dura un periodo determinato di tempo, che va da qualche giorno a due settimane in genere, e può essere indicato sia per cani che già risiedono presso una famiglia foster che magari deve assentarsi per qualche giorno o settimana per lavoro o vacanza, che per i cani ancora nei canili dei rifugi durante i periodi di festa come Natale o Pasqua, quando i volontari a disposizione per la cura dei cani potrebbero essere assenti. Il fostering temporaneo è un ottimo inizio non troppo impegnativo per chi fosse interessato alla procedura ma non volesse ancora impegnarsi a tempo indeterminato.

Il fostering a tempo indeterminato dura invece fino all’adozione permanente del cane, e può durare da qualche settimana a qualche mese, con una media di più o meno 3-6 settimane nella maggioranza dei casi, a meno che la famiglia foster non decida prima di adottare il cane loro, com’è successo a noi dopo appena una settimana!

I tempi dello stallo dunque variano a seconda del cane, e dipendono anche dalle informazioni e dalle foto fornite dalla famiglia foster, poiché fotografie irresistibili di un cane chiaramente rilassato e contento all’interno di un contesto famigliare tendono a rassicurare l’adottante interessato che il cane è già abituato a vivere in famiglia senza troppi problemi, molto di più delle foto di un cane ritratto in un canile, che è praticamente ancora un’incognita dal punto di vista dell’inserimento. Inoltre, grazie al profilo tenuto aggiornato dalla famiglia foster, nonché dall’incontro con il cane stesso e gli scambi con la famiglia, il potenziale adottante avrà la possibilità e gli strumenti necessari per decidere in modo informato se è il cane giusto per sè e la sua famiglia.

Direi che il segreto di un fostering di successo consiste indubbiamente nell’avere cuore e casa aperti ed accoglienti, nell’essere flessibili e pronti ad essere seguiti e consigliati dall’associazione quando necessario e ad amare e seguire il cane come se fosse il proprio. Bisogna poi prepararsi anche all’eventualità di qualche lacrima quando arriva il momento della separazione – consapevoli che il proprio dono del fostering ha contribuito non solo a salvare la vita ad un cane, ma a prepararlo per un inserimento sereno e con un’alta probabilità di successo nella sua famiglia per sempre.

È vero che con ogni cane foster che parte con la sua nuova famiglia se ne va anche un pezzettino di cuore, ma in compenso ci saranno sempre altri cani in attesa dell’amore speciale delle famiglie foster, e l’esperienza non solo contribuisce ad approfondire la conoscenza dei levrieri in generale, ma arricchisce profondamente chi la vive.

di Isobel Deeley

 

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