fbpx

Perreras e galgueros

I canili municipali o perreras sono vere e proprie stazioni di morte in Spagna, perché praticano l’eutanasia di massa dei cani abbandonati, di ogni razza, che hanno la sfortuna di entrarvi.

Una perrera può essere anche gestita da privati e può diventare un ottimo business, perché i suoi amministratori ricevono dai 50 ai 150 euro per ogni cane catturato. Alcune perreras sono gestite da persone senza scrupoli che speculano sui cani riscattati dagli zingari per pochi spiccioli e sono dedite a ogni sorta di traffici. Non è chiaro come molti galgos arrivino a essere usati per le corse clandestine, come sparring partner nei combattimenti di cani o alle università come donatori di sangue o per la ricerca. Ma è facile ipotizzare che cani che risultano essere stati uccisi in perrera tramite eutanasia, vengano in alcuni casi rivenduti dai gestori per ricavare doppio guadagno sulla loro pelle. In ogni caso, più cani prendono, più ne eliminano o rivendono, e più guadagnano. I traffici illeciti avvengono solo alcune perreras, ma in tutte i cani sono nutriti lo stretto indispensabile con pane e acqua, tanto il loro destino è segnato. Dopo 14/21 giorni, se non sono stati adottati, sono sottoposti a eutanasia. Alla fine della stagione di caccia, in una in una sola perrera sono uccisi fino a 100 cani per settimana. Questa terribile mattanza va avanti per un mese e più.

Quando il galguero vive nelle vicinanze di una perrera, può trovare comodo portarci personalmente i cani che non gli servono più, così può disfarsene senza sporcarsi le mani. In perrera finiscono però soprattutto i galgo accalappiati nelle strade. Alla fine della stagione della caccia, l’abbandono è il modo più semplice per disfarsi di quelli che, per i galgueros, sono solo pesi morti. In genere i proprietari di galgos da caccia sono chiamati galgueros, ma il termine ha un significato ampio che comprende una realtà sfaccettata. La base della piramide è formata dai cacciatori delle campagne e dai gitani. Questi cacciatori di “serie B” tengono un gran numero di galgos, sull’orlo della morte per inedia e ammassati n miseri tuguri. Ai gradini superiori della piramide, si trovano i galgueros “di serie A”. Sono quelli che aderiscono alla Federation Espanola de Galgos e hanno i mezzi per investire una fortuna anche in un solo galgo, con la speranza di vincere importanti concorsi e magari anche la Copa del Rey, il prestigioso campionato spagnolo.

La tesi dei galgueros di serie A, è che solo i cacciatori rurali o peggio ancora i gitani, fanno morire di fame i galgo, li maltrattano e li uccidono orribilmente. Sostengono che loro, invece, li trattano come dei re. Come potrebbero sperare di vincere le gare con uno scheletro ambulante? Dicono. In realtà, i cacciatori e i gitani sono il paravento dietro di cui possono occultare i propri abusi. I galgueros che frequentano gare e campionati importanti, possiedono in media tra i dieci e i quindici galgos e alcuni non esitano a investire migliaia di euro su un galgo promettente. Lo stesso cane, dopo due o tre anni, sarà considerato troppo vecchio perché gareggi, ma potrebbe veder prolungare la sua vita servendo da stallone o fattrice, a peso d’oro.

Che cosa succede agli altri galgos, quelli il cui lignaggio non è così glorioso o non sono bravi cacciatori e non servono più a nulla? Se ponete la domanda a questi galgueros, vi diranno che i loro cani veterani dormono accanto al camino nella loro casa. Menzogna. Su nessun sito galguero né su quello della federazione galguera si vedrà mai una foto di questo tipo e c’è un motivo. Basta fare un semplice calcolo: sapendo che ogni galguero federato ha tra dieci e quindici galgo e che sono ritirati dopo due o tre anni, in breve ogni galguero si troverebbe a dover nutrire un esercito di veterani. La verità è altrove. Sul forum e sui gruppi FB dei galgueros ci s’imbatte in moltissimi annunci per galgos in regalo, ma questi “regali” sono indirizzati solo ad altri galgueros.

Il fatto è, che i galgos scartati dai galgueros ricchi passano di mano in mano a cacciatori sempre più poveri, che non hanno ambizioni di vittorie sportive ma solo di avere un mero strumento per cacciare. Il galgo rifiutato dal galgueros di serie A è destinato a una misera vita di stenti, per essere poi inevitabilmente eliminato dopo una o due stagioni secondo la sadica tradizione o, se va bene, abbandonato per finire in una perrera. E’ vero, quindi, che i galgueros dei campionati spesso non ammazzano i loro cani direttamente. Ma sanno anche molto bene che fine faranno i loro galgo dopo che li hanno passati, senza farsi alcuno scrupolo, a un cacciatore delle campagne.

I gitani sono un mondo a parte. Usano i galgos per cacciare e sono accusati dai galgueros di rubare i loro cani. In effetti, i furti di galgos sono molto comuni e in molte circostanze, per evitare che i cani siano portati via, i galgueros li tengono chiusi in veri e propri bunker, persino sotto terra. Nei territori gitani vagano centinaia di cani emaciati e in misere condizioni che si procurano il cibo come possono frugando fra i rifiuti, altri sono tenuti in baracche stipate all’inverosimile. Ogni tanto i gitani gettano loro qualche avanzo, giusto per tenerli in vita.

Si stima che ogni anno in Spagna 50.000/ 60.000 galgos finiscano inevitabilmente in una perrera, schiacciati su una strada, appesi a un albero o gettati in fondo a un pozzo. E’ difficile che uno di questi cani sopravviva per più di due o tre anni. Questa è la cruda realtà. Non importa se parliamo di gitani, cacciatori arretrati o galgueros di serie A e indipendentemente dal fatto che la morte arrivi al termine di una corda, su una strada oppure sulla punta di una siringa dell’eutanasia. Nascere galgo in Spagna è sempre una disgrazia.

  Fonte: Beryl Brennan, From Heaven to Hell. The Story of the Galgo Espanol.  

Tags: ,

Presidente e socio fondatore di Pet levrieri dalla data di fondazione. Svolge questo ruolo in maniera totalmente gratuita. Nella vita svolge la professione di psicologa e psicoterapeuta. Per crescita personale si è formata e diplomata come educatrice cinofila presso la scuola SIUA. Ha svolto il corso professionalizzante per la gestione della ricerca e del soccorso di animali smarriti, organizzato da Pet Detective. Ha iniziato a scoprire quello che accade ai greyhound nel racing in seguito all’adozione della sua prima grey, Silky, nel 2008. Da qui il suo impegno civile antiracing e anticaccia in difesa dei greyhound, dei galgo e dei lurcher. Sposata con Massimo Greco, altro socio fondatore di Pet levrieri, condivide con lui questo impegno.
Insieme condividono la loro vita con sette cani, tutti adottati: Cabana, galgo spagnolo, Zen, grey salvato dal cinodromo di Macao, King, grey salvato dal mercato della carne in Cina, Babe, grey irlandese, Barney, grey irlandese, Lucy, grey irlandese, e Adhara, una meticcia. Nel cuore sempre presenti i tre grey Silky, Blackie e Rob, che sono stati straordinari amici e ambasciatori della causa.

×

Macia, vicepresidente e socio fondatore di Pet Levrieri, ha lavorato presso case editrici e oggi collabora in qualità di correttrice di bozze e per la revisione di testi. Nel 2011 ha adottato il suo primo levriero, entrando in contatto con la triste realtà che si cela dietro galgo, grey e lurcher e da qui è nato il suo impegno che condivide con suo marito Francesco, anche lui volontario all’interno dell’associazione. Ricopre il ruolo di Coordinatore del gruppo Adozioni e a ogni arrivo la trovate dietro un tavolo a far firmare moduli agli adottanti.
Vive a Milano con il marito in compagnia di un galgo spagnolo, Rodrigo, e due grey irlandesi, Rosden e Suzie, l’ultima adottata un anno fa.

×

Vice Presidente e socio fondatore di Pet levrieri, laureata in scienze politiche internazionali, gestisce un’impresa di consulenze turistiche. In Pet Levrieri si occupa in particolare delle relazioni con la Spagna e dei profili dei galgo e si reca più volte all’anno nei rifugi spagnoli per conoscere i cani e stilarne i profili. Fa parte del team che amministra sito e pagine Fb dell’associazione.
Ha adottato la galga Debra nel 2011. Venire a contatto con la realtà dei levrieri rescue l’ha spinta ad approfondire il discorso e a impegnarsi attivamente a favore dei grey, galgo e lurcher sfruttati e maltrattati in tutto il mondo. Oltre a Debra vive con due cani meticci, salvati da situazioni di abbandono.
Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

×

Membro del consiglio direttivo e socio fondatore di Per levrieri, dove si occupa dell’organizzazione logistica degli eventi e del merchandising. Nella vita è titolare di un laboratorio odontotecnico dal 1990. Da sempre appassionato di cani, il suo primo cane è stato un setter irlandese. Sposato con Marianna Capurso, anche lei socia fondatrice di Pet levrieri, condivide con lei l’impegno antirancing e anticaccia in difesa dei levrieri. Accanto al presidente di Pet levrieri, ha partecipato alla prima conferenza mondiale sui greyhound in Florida nel 2016. Ha partecipato a molti corsi organizzati da Think Dog e Siua. Perle è stata la sua prima greyhound. Nella sua vita ora ci sono Peig e Inta, due lurcher, e Karim, greyhound salvato dal cinodromo di Macao, e Ricky, un pinscher, che è la mascotte di tutto il gruppo. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

×

Membro del consiglio direttivo di Pet levrieri. Nella vita è una pasticciera. Dal 2014 a seguito dell’adozione di Rosie, una greyhound irlandese ha conosciuto la realtà dello sfruttamento dei levrieri. Da qui l’impegno in associazione. Coordina il gruppo facebook di Pet levrieri, gestisce il canale istituzionale Twitter, ed è membro del gruppo adozioni. Condivide la vita con il compagno Stefano, socio e volontario di Pet levrieri, James greyhound salvato in Irlanda e Jasmine greyhound sopravvissuta al cinodromo di Macao, nel cuore portano Rosie e Mags greyhound salvate in Irlanda. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

×