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Felice anniversario Debra!

FELICE ANNIVERSARIO DEBRA, oggi 3 dicembre 2013, sono due anni con te. Vederti così felice è la gioia più grande.Grazie piccola, sei unica. Ti voglio bene! Tua mamma Gaudenzia. Sono Debra, la galga. Questa è la mia storia. Ma potrebbe essere la storia di tanti altri miei fratelli, nati in Spagna e fatti venire al mondo per un unico scopo: cacciare per il loro galguero. Al rifugio Scooby, molto tempo dopo, mi hanno dato un soprannome: “Broken Nose”, naso rotto. Già, di galgotte col mio profilo ce ne sono poche. Ora ci scherzo, ma è stato un bel colpo. La cartilagine è “sfondata” , ho una narice semi-chiusa e la mandibola lussata. Forse l’uomo per cui cacciavo mi ha punito perché non ero stata abbastanza brava. Non so. Non mi ricordo più niente di come è successo, solo che mi ha fatto tanto male. Col senno di poi, è stato meglio così. Ma allora non lo sapevo. Quello che mi ricordo molto bene è che dopo la botta è cambiato tutto. Il giorno prima ero nel recinto con i miei fratelli e il giorno dopo sono stata abbandonata in un posto sconosciuto. Senza nessuno. Completamente sola. Perdonatemi se non vi racconto tutto quello che ho passato da quel momento in poi. E’ un incubo da dimenticare. Ho vagato giorni e giorni per ritrovare la strada di casa. La pioggia mi ha bagnato fino all’osso. Ho tremato dal gelo sotto cespugli e dentro baracche abbandonate. Ho dovuto essere forte, diventare furba. Ho imparato a svuotare i cassonetti, a rubare il cibo e a mangiare qualunque avanzo trovassi . A volte degli umani gentili mi offrivano qualcosa da mangiare. Ma poi andavano via e non li rivedevo più. Avevo sempre fame e freddo. Vivevo alla giornata. Sapete, a quel tempo io non conoscevo niente. Le coccole della mamma, un bel divano morbido, mangiare tanti buoni bocconcini. Anche giocare spensierata con i fratelli. Tutte le cose belle della vita non immaginavo nemmeno che esistessero. Ma speravo. Sognavo che un giorno ci fosse qualcosa di buono, un raggio di sole anche per me. Poi è successo qualcosa di diverso. Degli uomini mi hanno offerto del cibo e non sono andati via. Mi hanno preso, invece, e portata in un posto nuovo. C’erano tanti galgos come me e altri cani. Potevo dormire al coperto, essere curata. Ma non mi era concesso di uscire, di andare via. La vita era sempre dura e uguale. L’inverno era gelido, l’estate torrida e alcuni fratelli non ce la facevano nemmeno lì. Il cibo c’era. Ma chi era forte e deciso mangiava di più. I più deboli e anziani spesso venivano attaccati e brutalmente morsi. Allora gli umani accorrevano e riuscivano quasi sempre ad evitare il peggio. Ma non era facile, per nessuno. Però gli uomini erano gentili e che si prendevano cura di noi. Venivano a trovarci e ci coccolavano. E questo è il ricordo più bello che mi è rimasto, la cosa che mi ha permesso di andare avanti, di non mollare. In quel posto, che si chiamava Rifugio Scooby, succedeva un cosa strana. I fratelli che avevo trovato al mio arrivo, piano piano erano partiti e ne erano arrivati altri. Si sussurrava che andassero in un bel paese lontano, dove c’era sempre sole e pancia piena. Forse allora era vero, anche io ero destinata a partire un giorno, a vedere un mondo più bello e luminoso. Ma giorno dopo giorno, mese dopo mese, il tempo passava. Gli altri andavano via. Ma io ero sempre lì e aspettavo. Mi facevo mille domande. Forse non ero bella con quel naso storto. Forse non partivo perché io sapevo sempre come cavarmela , mentre altri se restavano non ce l’avrebbero fatta. Forse, semplicemente, non ero una brava galga, come aveva detto il galguero prima di lasciarmi, e non meritavo nulla. In fondo ero stata fortunata rispetto ai fratelli che avevo visto attaccati ai rami o ai pali o vagavano come spettri nelle strade. Ma non ero felice fino in fondo e non mi rassegnavo che questa sarebbe stata per sempre la mia vita. Finché un giorno, sono arrivati dei bipedi gentili che mi hanno riempita di coccole. Sembravano interessati proprio a me! Mi facevano film e fotografie, mi portavano tante cose buone, mi grattavano dietro le orecchie e ridevano perché io riuscivo sempre a rubare loro i bocconcini da sotto il naso. Mi dicevano “Ecco arriva Debra la peste “ E io sorridevo, mi sentivo felice, saltellavo davanti alla telecamera e mettevo loro le zampe sulle spalle. Si, avevo la strana sensazione che la mia vita stesse cambiando direzione. Forse c’era davvero qualcosa di buono e luminoso riservato anche a me. E un giorno di dicembre, finalmente sono partita anch’ io. Faceva tanto freddo quando sono salita sul camion con i miei fratelli. Ma non c’era più gelo nel mio cuore. Non ci sarebbe stato mai più. Ora sono a casa. Sono arrivata il 3 dicembre 2011 e la mia vecchia esistenza mi sembra tanto lontana. Non immaginavo che la vita potesse essere così dolce e piena di amore grazie alla mia famiglia. Mia mamma, mio fratello umano Alessandro e quello peloso, Shenzi, che mi ha accolto benissimo. E anche colma di tante cose buone che loro cercano di nascondere, ma che io riesco a rubare ogni volta. Ma a volte ancora adesso, quando dormo , non mi ricordo più di essere al sicuro. Se qualcuno mi sfiora, mi spavento e ringhio. Solo la mamma può farlo sempre. Ma il suo tocco lo riconoscerei fra mille. Sapete, ora ho anche capito perché ho atteso tanto a lungo. Aspettavo lei. Attendevo che la mamma facesse i suo percorso, che si accorgesse che le mancavo e iniziasse a cercarmi. E che un giorno lei mi riconoscessero in quella foto. Col mio naso rotto, la faccina buffa e le orecchie a pipistrello, che l’hanno fatta intenerire. Ecco. E’ tutto. Questa è la mia vita. So che sono stata fortunata. Ma penso sempre ancora a tutti miei fratelli che soffrono. Che aspettano un papà e una mamma che li mandino a prendere. Che non immaginano nemmeno che la vita possa essere qualcosa di bello. Spero tanto che non siano dimenticati. Che a tutti loro sia data, come a me, una seconda possibilità.

Presidente e socio fondatore di Pet levrieri dalla data di fondazione. Svolge questo ruolo in maniera totalmente gratuita. Nella vita svolge la professione di psicologa e psicoterapeuta. Per crescita personale si è formata e diplomata come educatrice cinofila presso la scuola SIUA. Ha svolto il corso professionalizzante per la gestione della ricerca e del soccorso di animali smarriti, organizzato da Pet Detective. Ha iniziato a scoprire quello che accade ai greyhound nel racing in seguito all’adozione della sua prima grey, Silky, nel 2008. Da qui il suo impegno civile antiracing e anticaccia in difesa dei greyhound, dei galgo e dei lurcher. Sposata con Massimo Greco, altro socio fondatore di Pet levrieri, condivide con lui questo impegno.
Insieme condividono la loro vita con sette cani, tutti adottati: Cabana, galgo spagnolo, Zen, grey salvato dal cinodromo di Macao, King, grey salvato dal mercato della carne in Cina, Babe, grey irlandese, Barney, grey irlandese, Lucy, grey irlandese, e Adhara, una meticcia. Nel cuore sempre presenti i tre grey Silky, Blackie e Rob, che sono stati straordinari amici e ambasciatori della causa.

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Macia, vicepresidente e socio fondatore di Pet Levrieri, ha lavorato presso case editrici e oggi collabora in qualità di correttrice di bozze e per la revisione di testi. Nel 2011 ha adottato il suo primo levriero, entrando in contatto con la triste realtà che si cela dietro galgo, grey e lurcher e da qui è nato il suo impegno che condivide con suo marito Francesco, anche lui volontario all’interno dell’associazione. Ricopre il ruolo di Coordinatore del gruppo Adozioni e a ogni arrivo la trovate dietro un tavolo a far firmare moduli agli adottanti.
Vive a Milano con il marito in compagnia di un galgo spagnolo, Rodrigo, e due grey irlandesi, Rosden e Suzie, l’ultima adottata un anno fa.

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Vice Presidente e socio fondatore di Pet levrieri, laureata in scienze politiche internazionali, gestisce un’impresa di consulenze turistiche. In Pet Levrieri si occupa in particolare delle relazioni con la Spagna e dei profili dei galgo e si reca più volte all’anno nei rifugi spagnoli per conoscere i cani e stilarne i profili. Fa parte del team che amministra sito e pagine Fb dell’associazione.
Ha adottato la galga Debra nel 2011. Venire a contatto con la realtà dei levrieri rescue l’ha spinta ad approfondire il discorso e a impegnarsi attivamente a favore dei grey, galgo e lurcher sfruttati e maltrattati in tutto il mondo. Oltre a Debra vive con due cani meticci, salvati da situazioni di abbandono.
Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo e socio fondatore di Per levrieri, dove si occupa dell’organizzazione logistica degli eventi e del merchandising. Nella vita è titolare di un laboratorio odontotecnico dal 1990. Da sempre appassionato di cani, il suo primo cane è stato un setter irlandese. Sposato con Marianna Capurso, anche lei socia fondatrice di Pet levrieri, condivide con lei l’impegno antirancing e anticaccia in difesa dei levrieri. Accanto al presidente di Pet levrieri, ha partecipato alla prima conferenza mondiale sui greyhound in Florida nel 2016. Ha partecipato a molti corsi organizzati da Think Dog e Siua. Perle è stata la sua prima greyhound. Nella sua vita ora ci sono Peig e Inta, due lurcher, e Karim, greyhound salvato dal cinodromo di Macao, e Ricky, un pinscher, che è la mascotte di tutto il gruppo. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo di Pet levrieri. Nella vita è una pasticciera. Dal 2014 a seguito dell’adozione di Rosie, una greyhound irlandese ha conosciuto la realtà dello sfruttamento dei levrieri. Da qui l’impegno in associazione. Coordina il gruppo facebook di Pet levrieri, gestisce il canale istituzionale Twitter, ed è membro del gruppo adozioni. Condivide la vita con il compagno Stefano, socio e volontario di Pet levrieri, James greyhound salvato in Irlanda e Jasmine greyhound sopravvissuta al cinodromo di Macao, nel cuore portano Rosie e Mags greyhound salvate in Irlanda. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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