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Racing e coursing amatoriali? No, grazie!

La questione del racing e del coursing amatoriali è un tema ricorrente e richiede un approfondimento: il punto è se queste attività, private dell’aspetto commerciale, facciano bene oppure no ai cani.

La prima considerazione riguarda il racing che, al di là degli aspetti di crudeltà insiti quando è commerciale, non è un’attività naturale per i levrieri. I levrieri come famiglia di razze amano correre, semplicemente perché è nel loro DNA di cacciatori a vista. Ma le corse in pista sono innaturali, e lo dicono gli stessi trainer.

Scrive Darren Morris in Training and Racing The Greyhound: “Puppies do not  learn to run around a greyhound track all by themselves. While is natural for them to chase live quarry across a field, chasing a dummy often needs plenty of tuition.”. Dunque  i cuccioli hanno bisogno di essere istruiti perché non imparano da soli a correre in pista, è innaturale.

Inoltre, e questo è forse anche più importante, correre in pista è intrinsecamente molto pericoloso. A questo proposito Darren Morris scrive che i greyhound sono animali capaci di raggiungere la velocità massima a partire da fermi in un tempo rapidissimo, e che la possibilità di riscaldarsi prima è molto limitata. Questo sottopone il fisico a uno stress tremendo, reso ancora maggiore da due fatti: la forma dei circuiti e il carattere competitivo delle corse.

Per quanto riguarda la forma dei circuiti, i cani arrivano alla prima curva al massimo dell’accelerazione e  qui devono correggere la traiettoria: questo è pericolosissimo e infatti la prima curva è spesso quella mortale. Inoltre, i cani lanciati alla massima velocità dietro alla lepre meccanica, corrono affiancati e il minimo scontro può avere conseguenze letali.

Tutto questo senza considerare lo stato delle piste e la forma fisica dei cani, che peraltro è in linea di massima superiore nel racing commerciale, dove i cani sono allenati per la prestazione e da persone cha comunque fanno questo per professione.

Questi aspetti problematici sono presenti anche nelle corse amatoriali: il compito è lo stesso e la forma della pista anche. L’assenza delle scommesse non influisce dal punto di vista del cane che non sa che non si scommette su di lui e corre automaticamente per prendere la lepre meccanica.

Sul piano del benessere psicologico poi le corse non hanno alcun beneficio, anzi il contrario. Soprattutto se parliamo di levrieri rescue, siano essi greyhound o galgo, parliamo di cani che hanno un’ipertrofia della motivazione predatoria. E se sono cani che vengono dalle corse hanno anche sviluppata la motivazione a competere. Ora, entrambe le motivazioni sono dannose in un contesto ambientale come quello offerto nelle nostre famiglie di adozione. Cani con un predatorio troppo forte e con una forte spinta alla competizione possono avere forti problemi ad inserirsi in un contesto sociale in cui sono positive altre motivazioni, come quella collaborativa e quella sociale. Un cane che parte come un missile quando vede un gattino o un cagnolino è un problema, un cane che invece di collaborare con gli altri cani o con noi compete è un problema.

L’argomento di punta dei cultori del coursing e del racing amatoriale è che il cane quando corre è felice. A dire il vero questo è l’argomento principale usato anche dall’industria delle corse per giustificare lo sfruttamento dei greyhound: i greyhound sono felici di correre, quindi l’industria fa del bene ai cani.

Questo argomento si basa su una sottile, ma importante, confusione linguistica, cioè sull’equivalenza di concetti come correre e inseguire per predare. I levrieri in pista non corrono, ma inseguono una preda per catturarla; peraltro la preda non la catturano mai e questo implica frustrazione. Un levriero che insegue una preda e non può prenderla è come un essere umano che ama nuotare, viene portato al mare ma non può nuotare.

Quel che può piacere al cane è dunque correre, ma questo si può fare senza bisogno di mandarlo in frustrazione in pista. Semplicemente in un prato.

Se invece consideriamo il coursing amatoriale, indubbiamente è più coerente con la natura di cacciatori dei levrieri; dunque da questo punto di vista, e solo da questo punto di vista, è meno innaturale del racing. Il coursing è dunque un’attività potenzialmente più gratificante.

Tuttavia, ci sono dei problemi anche qui perché non è vero che esercitare una motivazione gratificante porta alla diminuzione della motivazione. Il modello energetico dice questo: se mi sfogo poi non lo faccio più. In realtà avviene proprio il contrario: più faccio una cosa che mi gratifica, più ho voglia di farla, in poche parole.

Dunque, dal momento che i levrieri rescue hanno un’alta motivazione predatoria e sono molto competenti, e dal momento che ai levrieri rescue piace esercitarla, più gli faccio fare coursing amatoriale più aumento la predatorietà.

Questa considerazione vale anche per i levrieri non rescue, perché comunque non vivono in natura come cacciatori, ma vivono in contesti urbanizzati in cui un eccesso di predatorietà è un problema.

Inoltre, sia il coursing che il racing sono attività in cui non esiste alcuna collaborazione tra uomo e cane: sono attività che non aumentano la relazione perché l’uomo non condivide l’attività del cane.

Non mi viene in mente alcuno sport con gli animali, vero o presunto, in cui gli umani stiano a guardare senza partecipare direttamente. Con una sola eccezione, cioè i combattimenti tra cani. Non voglio dire che i combattimenti siano come il coursing, ma in entrambi i casi l’uomo e l’animale non collaborano.

Noi dobbiamo invece aumentare il nostro legame con i levrieri rescue e non, facendo cose interessanti insieme.

Infine, il coursing e il racing sviluppano il comportamento irriflessivo nel levriero: vedo, parto. Noi invece dobbiamo lavorare con il nostro levriero per aumentare gli autocontrolli e la riflessività e la riflessione.

Per queste ragioni io credo che anche il coursing amatoriale sia dannoso per i levrieri rescue.

Ho letto infine di persone che affermano di portare il levriero al coursing come porterebbero i propri figli alle gare di atletica. Spero sinceramente che non siano come quei genitori che poi si scannano tra di loro presi dall’agonismo. Posso sbagliarmi, ma è possibile che più che i cani si divertano i proprietari.

Peraltro il coursing amatoriale non è sempre quella bella riunione di famiglia che alcuni lasciano intendere.

Per esempio ricordiamo la morte di un piccolo levriero italiano, e il ferimento di un altro, durante il campionato europeo di coursing, tenutosi il 27, 28, 29 giugno 2014 a Lavarone, e organizzato dalla FCI e dall’Enci. Questo evento fu seguito da polemiche furibonde nello stesso mondo del coursing. Ma come scritto su un sito locale “Sul piano del marketing turistico Lavarone , con questa manifestazione, mette a segno un colpaccio di prim’ordine e un’ottima apertura di stagione.”.

Dunque dietro questa attività non mancano gli interessi economici e d’altra parte tra i più accesi sostenitori del coursing ci sono allevatori di cani che praticano il coursing. Un maligno potrebbe pensare che qualche interesse ci sia.

Massimo Greco

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Presidente e socio fondatore di Pet levrieri dalla data di fondazione. Svolge questo ruolo in maniera totalmente gratuita. Nella vita svolge la professione di psicologa e psicoterapeuta. Per crescita personale si è formata e diplomata come educatrice cinofila presso la scuola SIUA. Ha svolto il corso professionalizzante per la gestione della ricerca e del soccorso di animali smarriti, organizzato da Pet Detective. Ha iniziato a scoprire quello che accade ai greyhound nel racing in seguito all’adozione della sua prima grey, Silky, nel 2008. Da qui il suo impegno civile antiracing e anticaccia in difesa dei greyhound, dei galgo e dei lurcher. Sposata con Massimo Greco, altro socio fondatore di Pet levrieri, condivide con lui questo impegno.
Insieme condividono la loro vita con sette cani, tutti adottati: Cabana, galgo spagnolo, Zen, grey salvato dal cinodromo di Macao, King, grey salvato dal mercato della carne in Cina, Babe, grey irlandese, Barney, grey irlandese, Lucy, grey irlandese, e Adhara, una meticcia. Nel cuore sempre presenti i tre grey Silky, Blackie e Rob, che sono stati straordinari amici e ambasciatori della causa.

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Membro del consiglio direttivo di Pet levrieri. Nella vita è Direttore delle Risorse Umane di una multinazionale del settore IT. Per passione personale a luglio 2020 conseguirà il titolo di educatore cinofilo presso la scuola Il Mio Cane.net. Ha partecipato al corso di gestione della ricerca e del soccorso di animali smarriti organizzato da Pet Detective. Nel marzo 2014 adotta “per caso” Sandy, greyhound irlandese e scopre la dura realtà dei levrieri sfruttati nelle corse e nella caccia decidendo così di impegnarsi concretamente nell’Associazione.
Coordina lo Shop Online, collabora con il gruppo Adozioni nelle visite di pre-affido e nelle attività post-affido, partecipa come portavoce di Pet levrieri ad eventi di informazione e divulgazione delle attività dell’associazione. Vive a Milano con il marito Massimiliano, i figli Giorgia e Marco, la grey Sandy, la lurcher Robin e Yughi, un meticcio di oltre 15 anni. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri a titolo assolutamente gratuito.

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Vice Presidente e socio fondatore di Pet levrieri, laureata in scienze politiche internazionali, gestisce un’impresa di consulenze turistiche. In Pet Levrieri si occupa in particolare delle relazioni con la Spagna e dei profili dei galgo e si reca più volte all’anno nei rifugi spagnoli per conoscere i cani e stilarne i profili. Fa parte del team che amministra sito e pagine Fb dell’associazione.
Ha adottato la galga Debra nel 2011. Venire a contatto con la realtà dei levrieri rescue l’ha spinta ad approfondire il discorso e a impegnarsi attivamente a favore dei grey, galgo e lurcher sfruttati e maltrattati in tutto il mondo. Oltre a Debra vive con due cani meticci, salvati da situazioni di abbandono.
Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo e socio fondatore di Per levrieri, dove si occupa dell’organizzazione logistica degli eventi e del merchandising. Nella vita è titolare di un laboratorio odontotecnico dal 1990. Da sempre appassionato di cani, il suo primo cane è stato un setter irlandese. Sposato con Marianna Capurso, anche lei socia fondatrice di Pet levrieri, condivide con lei l’impegno antirancing e anticaccia in difesa dei levrieri. Accanto al presidente di Pet levrieri, ha partecipato alla prima conferenza mondiale sui greyhound in Florida nel 2016. Ha partecipato a molti corsi organizzati da Think Dog e Siua. Perle è stata la sua prima greyhound. Nella sua vita ora ci sono Peig e Inta, due lurcher, e Karim, greyhound salvato dal cinodromo di Macao, e Ricky, un pinscher, che è la mascotte di tutto il gruppo. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo di Pet levrieri. Nella vita è una pasticciera. Dal 2014 a seguito dell’adozione di Rosie, una greyhound irlandese ha conosciuto la realtà dello sfruttamento dei levrieri. Da qui l’impegno in associazione. Coordina il gruppo facebook di Pet levrieri, gestisce il canale istituzionale Twitter, ed è membro del gruppo adozioni. Condivide la vita con il compagno Stefano, socio e volontario di Pet levrieri, James greyhound salvato in Irlanda e Jasmine greyhound sopravvissuta al cinodromo di Macao, nel cuore portano Rosie e Mags greyhound salvate in Irlanda. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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