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Le prospettive dei levrieri oltre le corse e la caccia

Le mie considerazioni dei giorni scorsi su caratteristiche e storia dei levrieri sembrano aver provocato una discussione che avrebbe potuto essere interessante, se non fosse per le parolacce e il tono ironico come ingredienti. Niente di strano, questo è un classico quando gli argomenti sono scarsi.

Poiché il mio interlocutore ha anche parlato del mio “solito tornaconto personale”, faccio presente che quando parole del genere vengono usate nei confronti di una persona che ha fondato una Onlus che si basa su trasparenza e onestà, e che ha solo speso il proprio denaro e il proprio tempo per questi cani, bisognerebbe essere prudenti, intendo dal punto di vista delle conseguenze legali.

Detto questo, la sostanza della mia argomentazione è che i greyhound da corsa non sono I greyhound per eccellenza, questo è quello che sostengono quelli che li sfruttano, ma solo un tipo di greyhound, storicamente nato e legato all’industria delle scommesse. Un’industria che usa i cani come macchine e che seleziona, alleva e allena i greyhound con il solo scopo di trovare il cane veloce per fare soldi. Tutto, fin dalla selezione, che avviene in provetta, è finalizzato a enfatizzare il predatorio e il competitivo, deprimendo le motivazioni prosociali e la riflessività, se non per quanto basta per consentire ai cani di correre con profitto. Quello che è incredibile è proprio che i greyhound rescue siano capaci di tanta socialità, malgrado l’industria.

Esistono anche, per esempio, i greyhound allevati per le esposizioni e come “animali da compagnia”, termine bruttissimo e che non mi piace usare: ricordo un bellissimo discorso di Roberto Marchesini al corso educatori, in cui usava giustamente il termine “compagni dell’uomo”.

Ora, la questione che ho posto è che nelle società urbanizzate, evolute dal punto di vista della relazione con gli animali e in cui la caccia a vista e il greyhound racing saranno proibiti, sarà necessario ridefinire lo status dei levrieri. Così come è accaduto per tutte le razze che hanno dovuto cambiare per sopravvivere al di fuori del contesto d’uso di provenienza: come i border collie o i terrier, i levrieri saranno, né più né meno, compagni dell’uomo.

Cosa ci sia di male in questo non mi è chiaro: certamente il concetto di “animale da compagnia” odierno relega spesso il cane in una dimensione di negazione della sua natura, ma essere compagno dell’uomo non mi pare un concetto negativo, naturalmente se si lavora per dare al cane una vita ricca di stimoli etologicamente adeguati.

A questo proposito, mi permetto un piccolo inciso. La mia associazione si caratterizza fin dalla nascita per il costante sforzo di proporre attività e informazioni destinate a migliorare la relazione tra uomo e cane. Il nostro sito è ricco di articoli dei migliori etologi e professionisti della cinofilia cognitivo-zooantropologica, e siamo molto attivi nell’organizzazione di attività coerenti con questa impostazione.

Non abbiamo mai visto una tale attenzione invece in altre associazioni che si occupano di levrieri, a partire da quella cui appartiene chi mi ha attaccato.

Cosa c’entri poi l’antropocentrismo con l’idea che i levrieri devono adattarsi a un mondo urbanizzato senza corse e senza caccia, e quindi ad un mondo in cui il predatorio è disadattivo, non mi è chiaro. Né è antropocentrismo ricordare che sono gli uomini a determinare le caratteristiche delle razze canine in età moderna, e non soltanto; a meno che non si ritenga che i cani possano liberamente accoppiarsi per le strade delle nostre città, con tutte le conseguenze del caso, incidenti stradali compresi. Piuttosto, il problema che abbiamo oggi nelle nostre città è di difendere il diritto di pisciare, cioè di comunicare, dei cani senza prendere una multa.

Antropocentrismo è dimenticare che anche l’uomo dovrebbe cambiare il suo approccio verso i levrieri e verso i cani (a proposito, i levrieri sono cani). Il che significa trovare spazi e situazioni per farli correre in libertà, senza mettere al centro attività che enfatizzino il predatorio, e dando loro modo di riflettere e di appagare armoniosamente le loro molteplici motivazioni, non solo quelle prevalenti, scoprendo il piacere della mediazione e della collaborazione con l’umano.

Poi, se si ritiene che il levriero da corsa, selezionato e allevato come tale, sia un patrimonio da salvare così com’è, allora probabilmente bisogna ammettere che le corse dei cani sono qualcosa da salvare. Ma bisogna dirlo esplicitamente e allora diventa difficile accusare gli altri di antropocentrismo, semmai bisogna riconoscere di apprezzare un’attività tra le più antropocentriche che esistano, come lo sfruttamento per denaro degli animali. Questo però sarebbe difficilmente conciliabile con una visione come quella della SIUA, solo per fare un esempio.

La storia dei levrieri da caccia e da corsa è stata nell’ultimo secolo una storia di brutale sfruttamento, che spesso ha svilito le magnifiche competenze sociali di questi cani. Nel frattempo il mondo è cambiato e, come è normale in un’ottica evolutiva, oggi i greyhound da corsa e la caccia a vista sono un anacronismo che relega i levrieri in una nicchia di sfruttamento.

Rivendicare la storia moderna dei levrieri e santificarne le caratteristiche di cacciatori e corridori rischia di portare a conclusioni simili a quelle dei galguero spagnoli, che ritengono che la tradizione e la storia siano buone giustificazioni per tutelare e promuovere la caccia a vista, che alcuni hanno anche proposto come patrimonio dell’umanità.

 

Massimo Greco

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Presidente e socio fondatore di Pet levrieri dalla data di fondazione. Svolge questo ruolo in maniera totalmente gratuita. Nella vita svolge la professione di psicologa e psicoterapeuta. Per crescita personale si è formata e diplomata come educatrice cinofila presso la scuola SIUA. Ha svolto il corso professionalizzante per la gestione della ricerca e del soccorso di animali smarriti, organizzato da Pet Detective. Ha iniziato a scoprire quello che accade ai greyhound nel racing in seguito all’adozione della sua prima grey, Silky, nel 2008. Da qui il suo impegno civile antiracing e anticaccia in difesa dei greyhound, dei galgo e dei lurcher. Sposata con Massimo Greco, altro socio fondatore di Pet levrieri, condivide con lui questo impegno.
Insieme condividono la loro vita con sette cani, tutti adottati: Cabana, galgo spagnolo, Zen, grey salvato dal cinodromo di Macao, King, grey salvato dal mercato della carne in Cina, Babe, grey irlandese, Barney, grey irlandese, Lucy, grey irlandese, e Adhara, una meticcia. Nel cuore sempre presenti i tre grey Silky, Blackie e Rob, che sono stati straordinari amici e ambasciatori della causa.

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Macia, vicepresidente e socio fondatore di Pet Levrieri, ha lavorato presso case editrici e oggi collabora in qualità di correttrice di bozze e per la revisione di testi. Nel 2011 ha adottato il suo primo levriero, entrando in contatto con la triste realtà che si cela dietro galgo, grey e lurcher e da qui è nato il suo impegno che condivide con suo marito Francesco, anche lui volontario all’interno dell’associazione. Ricopre il ruolo di Coordinatore del gruppo Adozioni e a ogni arrivo la trovate dietro un tavolo a far firmare moduli agli adottanti.
Vive a Milano con il marito in compagnia di un galgo spagnolo, Rodrigo, e due grey irlandesi, Rosden e Suzie, l’ultima adottata un anno fa.

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Vice Presidente e socio fondatore di Pet levrieri, laureata in scienze politiche internazionali, gestisce un’impresa di consulenze turistiche. In Pet Levrieri si occupa in particolare delle relazioni con la Spagna e dei profili dei galgo e si reca più volte all’anno nei rifugi spagnoli per conoscere i cani e stilarne i profili. Fa parte del team che amministra sito e pagine Fb dell’associazione.
Ha adottato la galga Debra nel 2011. Venire a contatto con la realtà dei levrieri rescue l’ha spinta ad approfondire il discorso e a impegnarsi attivamente a favore dei grey, galgo e lurcher sfruttati e maltrattati in tutto il mondo. Oltre a Debra vive con due cani meticci, salvati da situazioni di abbandono.
Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo e socio fondatore di Per levrieri, dove si occupa dell’organizzazione logistica degli eventi e del merchandising. Nella vita è titolare di un laboratorio odontotecnico dal 1990. Da sempre appassionato di cani, il suo primo cane è stato un setter irlandese. Sposato con Marianna Capurso, anche lei socia fondatrice di Pet levrieri, condivide con lei l’impegno antirancing e anticaccia in difesa dei levrieri. Accanto al presidente di Pet levrieri, ha partecipato alla prima conferenza mondiale sui greyhound in Florida nel 2016. Ha partecipato a molti corsi organizzati da Think Dog e Siua. Perle è stata la sua prima greyhound. Nella sua vita ora ci sono Peig e Inta, due lurcher, e Karim, greyhound salvato dal cinodromo di Macao, e Ricky, un pinscher, che è la mascotte di tutto il gruppo. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo di Pet levrieri. Nella vita è una pasticciera. Dal 2014 a seguito dell’adozione di Rosie, una greyhound irlandese ha conosciuto la realtà dello sfruttamento dei levrieri. Da qui l’impegno in associazione. Coordina il gruppo facebook di Pet levrieri, gestisce il canale istituzionale Twitter, ed è membro del gruppo adozioni. Condivide la vita con il compagno Stefano, socio e volontario di Pet levrieri, James greyhound salvato in Irlanda e Jasmine greyhound sopravvissuta al cinodromo di Macao, nel cuore portano Rosie e Mags greyhound salvate in Irlanda. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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