Una farsa propagandistica

L’ultima trovata propagandistica dell’industria del greyhound racing irlandese ha un nome interessante e quasi commovente, “Our people, their stories”.

A lanciarla è niente meno che Michael Creed, il ministro per l’agricoltura, che è responsabile anche per il racing, dal momento che i greyhound sono beni agricoli. A leggere la pagina dell’IGB, l’Irish Greyhound Board, cioè l’ente che gestisce l’industria, che lancia la campagna, sembra quasi che l’Irlanda sia piena di greyhound che vivono come animali d’affezione. Peccato che non sia vero, tant’è che la gran parte dei greyhound che trovano casa sono all’estero.

L’iniziativa è stata lanciata a Cork, nel Curraheen Park Greyhound Stadium, il peggiore d’Irlanda per numero di cani morti in pista nella prima metà dell’anno corrente, 7 su un totale di 53: scelta interessante, chissà se le anime di questi cani hanno potuto assistere a questa pagliacciata.

Sempre in questo articolo spicca una bella foto che ritrae Gerard Dollard, CEO dell’ Irish Greyhound Board, Bridget Murphy di Friends of Cork Greyhounds, il ministro Michael Creed e Frank Nyhan, Chairman dell’IGB. Con loro due greyhound, uno dei quali indossa una pettorina con la scritta “Retired, NOT Rescued”, a indicare che non si tratta di un cane rescued, cioè salvato, ma di un pensionato, retired, dopo una vita da atleta. Niente di nuovo, l’industria dice sempre che i greyhound sono atleti e che alla fine della loro carriera vanno in pensione, mentre il movimento antiracing usa il termine rescue, proprio per rimarcare che ogni cane che trova famiglia è un sopravvissuto dopo una vita di privazioni e maltrattamenti. In realtà qualcosa di nuovo c’è, finalmente questa differenza terminologica viene certificata dall’industria stessa: dunque d’ora in poi potremo dire senza poter essere smentiti che chi continua a usare questo termine è un amico dell’industria.

Chissà poi se il ministro ha trovato il tempo per informarsi circa le decine di greyhound irlandesi esportati in Pakistan e dei quali ha dichiarato l’anno scorso “there is no record at this point of direct exports [of greyhounds] to Pakistan“ (https://www.petlevrieri.it/articoli-denuncia/greyhound-dallirlanda-al-pakistan-sola-andata) 

Come potrebbero essere classificati questi greyhound dal ministro e dai suoi amici dell’industria? Ritirati? Evaporati? Atleti in trasferta, ma all’insaputa del ministro?

Interessante anche il fatto che gli irlandesi non si facciano alcuno scrupolo ad accostare i termini IGB e IRGT, perché sanno benissimo che in fondo si tratta della stessa cosa. Anzi, sono orgogliosi di precisare che l’IGB finanzia il programma IRGT (Irish Retired Greyhound Trust), e il ministro dichiara: “I wish to congratulate the IRGT, operated and supported by Bord na gCon”, cioè si congratula con l’IRGT, gestito e supportato dall’IGB”. Trasparenti, a differenza di altri fuori dall’Irlanda che fanno finta di non collaborare con l’industria perché collaborano con l’IRGT. Salvo avere il bollino dell’IGB sui video degli arrivi.

Ci sono poi un po’ di dati, anche questi molto interessanti. L’IRGT avrebbe dato in adozione più di 5300 greyhound dal 2008, ma in un articolo del Limerick Post si parla di 4600 cani nell’ultima decade, mentre in un post dello stesso IRGT si parla sempre di 4600 cani ma in 21 anni. Quale sarà il vero numero? Si dichiara poi che da gennaio a ottobre di quest’anno sarebbero stati dati in adozione 853 greyhound: cifra decisamente spropositata rispetto al passato, sarebbe bello capire come è stata calcolata.

Potrebbe sembrare un numero impressionante, ma la cosa cambia se facciamo un’analisi più approfondita. Se consideriamo che l’età media di fine carriera di un greyhound in Irlanda, secondo quanto dichiarato dall’industria, è di 48 mesi, e i dati dell’IRGT si riferiscono a tutto il mese di ottobre del 2018, questo numero di 5300 va rapportato al numero di greyhound nati dal 2005 al 2014. Poiché non abbiamo i dati del 2005, partiamo dal 2006 e arriviamo al 2015. In questi anni, considerando i dati riportati dal Rapporto Indecon e dal GRAI (Greyhound Rescue Association Ireland) abbiamo un totale di 32.841 cucciolate e con una stima di un numero medio di 6 cuccioli per ciascuna (numero molto prudenziale), otteniamo una stima di 197.046 greyhound nati. I 5300 cani salvati dall’industria rappresentano il 2,7% del totale, stima arrotondata all’unità superiore. Una cifra irrisoria, un numero ridicolo, e siamo stati ottimistici perché abbiamo preso per buono che i 5300 cani dichiarati siano stati ricollocati in 10 anni e non in più di 20.

Stesso discorso vale per l’investimento economico: nel citato articolo del Limerick Post l’IRGT dichiara di avere speso 2,76 milioni di euro negli ultimi dieci anni. Notiamo che si tratta di più di 500 euro a cane, il che appare essere uno sproposito, ma comunque un bruscolino rispetto ai 100 milioni di euro che l’IGB ha ricevuto dai vari governi dal 2010 al 2017.

“Our people, their stories”, una farsa propagandistica che incide in maniera minima sul destino dei greyhound irlandesi, che continuano ad essere beni agricoli da sfruttare, altro che atleti.

Massimo Greco

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