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RIFLESSIONI IN SEGUITO ALLA VITTORIA IN FLORIDA

Dopo la vittoria schiacciante del 6 novembre per il voto #YesOn13 in Florida, che ha assestato un colpo mortale all’industria delle corse negli Stati Uniti, poiché ben 11 delle rimanenti 17 piste in US verranno ora chiuse entro la fine del 2020, una domanda in particolare continua a spuntare da entrambe le parti della barricata:

“Cosa succederà ora ai cani?”

Noi pensiamo che sarebbe più appropriato chiedere: “Cosa sarebbe successo ai cani se il voto YesOn13 NON avesse vinto?”

La risposta ovvia sarebbe che i cani avrebbero continuato ad essere scaricati, soggetti ad overbreeding (un eccesso di cucciolate non assorbibile né dall’industria né dalle adozioni’), spesso dopati, tenuti in gabbia per molte ore al giorno, esportati in paesi senza una normativa per la protezione degli animali, e avrebbero continuato a soffrire e ad essere soppressi per lesioni curabili.

I rifugi e gli adottanti intanto avrebbero continuato a raccogliere i pezzi ed a pagare – sia economicamente che emotivamente – per curare i problemi di salute dei cani causati dalle corse: le conseguenze di lesioni riportate durante le gare, una più elevata frequenza di osteosarcoma rispetto ai greyhound non usati per le corse, i danni agli organi interni e gli infarti causati dal doping, per non parlare dei traumi psicologici.

In aggiunta, se avesse vinto il voto No (contro l’emendamento numero 13 che prevede l’abolizione delle corse in Florida entro la fine del 2020), l’industria americana si sarebbe sentita tacitamente autorizzata a continuare con gli abusi di prima e peggio ancora, com’è già successo in Australia dopo la revoca nel 2016 da parte dell’allora ministro Mike Baird della proposta di legge che avrebbe abolito le corse nel New South Wales.

Numerosi rifugi ed associazioni in USA si stanno già dando da fare per aiutare concretamente in quello che dovrà essere un piano di adozione molto ben organizzato durante il periodo di transizione che durerà due anni, il cui successo dipenderà dalla buona volontà di tutti gli interessati. Ma in sostanza, quello che succederà ora dipenderà in gran parte dall’industria delle corse in USA e dai suoi membri – i trainer, i proprietari dei cani e i sostenitori del racing – e dalla misura in cui accetteranno di partecipare a TUTTI i piani di adozione in via di preparazione, e se avranno il buon senso e la maturità di dare i cani in adozione anche alle associazioni anti racing, oltre a quelle pro racing.

Un pro racer sui social ha dichiarato con rabbia che l’industria ‘sarebbe poco propensa a consegnare i propri beni economici ad un’entità (cioè una delle associazioni che avevano sostenuto il voto YesOn13) che aveva contribuito a fargli chiudere i battenti.’

Beh…l’uso agghiacciante delle parole ‘beni economici’ per riferirsi ad esseri viventi e senzienti sarebbe già in sè motivo sufficiente per celebrare la fine del racing in Florida, come lo sono le previsioni sinistre da parte di alcuni pro racer in US che tutti i cani ora considerati inutili verrebbero uccisi – una proiezione cupa (e ci auguriamo infondata) per la quale stanno cercando di incolpare in anticipo i sostenitori della campagna Yes On 13.

Noi speriamo vivamente che l’industria delle corse in Florida farà tutto il possibile per trovare casa a tutti i greyhound detenuti nei loro canili, affidandoli in modo responsabile a tutti i rifugi che abbiano un piano di adozione fattibile per questi cani, a prescindere da come abbiano votato il 6 novembre.  In fondo, quale miglior opportunità ci potrebbe essere per l’industria americana di dimostrare quanto ‘amano i cani’, come dichiarano continuamente? Dopotutto, molti di questi rifugi anti racing hanno giàin passato e avrebbero comunque continuato in futuro a trovar adottanti per i loro cani, anche se avesse vinto il voto No.

Noi in Gran Bretagna seguiremo attentamente gli sviluppi da oltre oceano in seguito a questo voto positivo per l’abolizione delle corse in Florida, in modo da imparare lezioni utili per il futuro, e per poterci preparare bene in anticipo e a livello pratico per una eventuale eliminazione progressiva delle corse commerciali anche nel nostro paese. Un’eventualità che non sembrerebbe così lontana quanto sosterrebbero alcuni, considerando l’aumentata sensibilizzazione del pubblico in UK sulla crudeltà del racing, ed il disgusto provocato dalle condizioni di vita a cui vengono sottoposti i greyhound nel mondo delle corse – evidenziate tra l’altro dalle condizioni orrende dei canili Hillside Racing Kennels nel Surrey, rivelate ultimamente.

Quello che abbiamo imparato dal voto in Florida è che se il pubblico viene informato con i fatti rinforzati dall’evidenza, prenderà naturalmente la decisione giusta e sceglierà di abolire questa forma di intrattenimento basata sullo sfruttamento degli animali che, come la lotta tra cani ed orsi, la lotta tra galli, l’uso degli animali selvatici nei circhi, ecc, appartiene fermamente al passato. E in Florida, con l’apertura del primo cinodromo che risale al 1922, quel passato di sfruttamento è durato già troppo a lungo.

Infatti il voto in Florida non è stato un voto manipolato dai politici, ma una chiara scelta fatta dai cittadini stessi della Florida. Entrambi i fronti hanno avuto ampia opportunità per mesi prima del 6 novembre di convincere gli elettori della superiorità della propria posizione. Se ha vinto il voto YES, è stato chiaramente perché la loro verità è risultata più convincente ed ha avuto una risonanza più profonda presso i cittadini della Florida.

A loro, e a GREY2K USA e a tutte le associazioni e gli individui che hanno lavorato così duro per por fine alla crudeltà dell’industria delle corse in Florida, vanno i nostri più sentiti ringraziamenti.

Isobel Deeley

Nella foto: greyhound in un canile da corsa in Florida, The Dogington Post

Articolo originale

 

 

Presidente e socio fondatore di Pet levrieri dalla data di fondazione. Svolge questo ruolo in maniera totalmente gratuita. Nella vita svolge la professione di psicologa e psicoterapeuta. Per crescita personale si è formata e diplomata come educatrice cinofila presso la scuola SIUA. Ha svolto il corso professionalizzante per la gestione della ricerca e del soccorso di animali smarriti, organizzato da Pet Detective. Ha iniziato a scoprire quello che accade ai greyhound nel racing in seguito all’adozione della sua prima grey, Silky, nel 2008. Da qui il suo impegno civile antiracing e anticaccia in difesa dei greyhound, dei galgo e dei lurcher. Sposata con Massimo Greco, altro socio fondatore di Pet levrieri, condivide con lui questo impegno.
Insieme condividono la loro vita con sette cani, tutti adottati: Cabana, galgo spagnolo, Zen, grey salvato dal cinodromo di Macao, King, grey salvato dal mercato della carne in Cina, Babe, grey irlandese, Barney, grey irlandese, Lucy, grey irlandese, e Adhara, una meticcia. Nel cuore sempre presenti i tre grey Silky, Blackie e Rob, che sono stati straordinari amici e ambasciatori della causa.

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Macia, vicepresidente e socio fondatore di Pet Levrieri, ha lavorato presso case editrici e oggi collabora in qualità di correttrice di bozze e per la revisione di testi. Nel 2011 ha adottato il suo primo levriero, entrando in contatto con la triste realtà che si cela dietro galgo, grey e lurcher e da qui è nato il suo impegno che condivide con suo marito Francesco, anche lui volontario all’interno dell’associazione. Ricopre il ruolo di Coordinatore del gruppo Adozioni e a ogni arrivo la trovate dietro un tavolo a far firmare moduli agli adottanti.
Vive a Milano con il marito in compagnia di un galgo spagnolo, Rodrigo, e due grey irlandesi, Rosden e Suzie, l’ultima adottata un anno fa.

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Vice Presidente e socio fondatore di Pet levrieri, laureata in scienze politiche internazionali, gestisce un’impresa di consulenze turistiche. In Pet Levrieri si occupa in particolare delle relazioni con la Spagna e dei profili dei galgo e si reca più volte all’anno nei rifugi spagnoli per conoscere i cani e stilarne i profili. Fa parte del team che amministra sito e pagine Fb dell’associazione.
Ha adottato la galga Debra nel 2011. Venire a contatto con la realtà dei levrieri rescue l’ha spinta ad approfondire il discorso e a impegnarsi attivamente a favore dei grey, galgo e lurcher sfruttati e maltrattati in tutto il mondo. Oltre a Debra vive con due cani meticci, salvati da situazioni di abbandono.
Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo e socio fondatore di Per levrieri, dove si occupa dell’organizzazione logistica degli eventi e del merchandising. Nella vita è titolare di un laboratorio odontotecnico dal 1990. Da sempre appassionato di cani, il suo primo cane è stato un setter irlandese. Sposato con Marianna Capurso, anche lei socia fondatrice di Pet levrieri, condivide con lei l’impegno antirancing e anticaccia in difesa dei levrieri. Accanto al presidente di Pet levrieri, ha partecipato alla prima conferenza mondiale sui greyhound in Florida nel 2016. Ha partecipato a molti corsi organizzati da Think Dog e Siua. Perle è stata la sua prima greyhound. Nella sua vita ora ci sono Peig e Inta, due lurcher, e Karim, greyhound salvato dal cinodromo di Macao, e Ricky, un pinscher, che è la mascotte di tutto il gruppo. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo di Pet levrieri. Nella vita è una pasticciera. Dal 2014 a seguito dell’adozione di Rosie, una greyhound irlandese ha conosciuto la realtà dello sfruttamento dei levrieri. Da qui l’impegno in associazione. Coordina il gruppo facebook di Pet levrieri, gestisce il canale istituzionale Twitter, ed è membro del gruppo adozioni. Condivide la vita con il compagno Stefano, socio e volontario di Pet levrieri, James greyhound salvato in Irlanda e Jasmine greyhound sopravvissuta al cinodromo di Macao, nel cuore portano Rosie e Mags greyhound salvate in Irlanda. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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