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Oltre Manchester

A Manchester la mattina piove a dirotto, come accade spesso, ma alle due del pomeriggio tutto finisce, sembra che qualcuno voglia che la pioggia si fermi, per permettere che la protesta si svolga nel migliore dei modi. Forse è un segno che sarà una giornata memorabile, una giornata che traccerà un solco tra il passato e il futuro. Quanti saremo? Un po’ alla volta lo spazio davanti all’Hotel Hilton si riempie di persone, di cartelli, di fiori per le migliaia di greyhound uccisi dall’industria delle corse. Qualcuno di loro ha un nome, molti altri no, ma c’è un fiore per tutti ed è come se fossero presenti nella rabbia, nella determinazione dei quasi quattrocento che sono arrivati da ogni parte dell’Inghilterra, dal Canada, dall’Italia.

Arrivano i trainer con le loro signore, vestito elegante d’obbligo, settanta sterline per il gala, tutto compreso. Tanto a pagare sono stati i greyhound, ma chi se ne accorge? Al cinodromo la gente va perché può farsi una bella birretta a poco prezzo, e magari, chissà, una scommessina esce fuori, tra una pinta e l’altra pagate meno che al pub.

Eppure a stare su quel marciapiede ti rendi conto che molti se ne accorgono: suonano il clacson per solidarietà, prendono i volantini, chiedono.

Arrivano i trainer, eleganti per quanto possono, anche se gli abiti neri degli uomini e quelli sgargianti delle signore non riescono a nascondere quello che c’è sotto, cioè gente non proprio di classe, abituata a trattare i cani come pezzi da usare e buttare quando non servono più. Mani sporche di sangue.

Arrivano i trainer e si beccano il trattamento che meritano: “Vergogna su di voi”, “Scum” parola la cui traduzione più benevola è “feccia”. Altro che dialogo con i trainer, come piace tanto a qualche associazione italiana che aiuta l’industria a darsi una faccia pulita.

E’ ormai buio quando tutto finisce e in molti ci ritroviamo al pub a condividere una birra, per parlare, commentare e anche conoscerci meglio.

La sensazione è che qualcosa sia iniziato, grazie a persone come Michael, come Rita, come Trudy, solo per citarne alcuni, gente tosta, gente che non molla di un millimetro. E’ anche per questo che qualcosa sta cambiando, lo percepisci: i cinodromi cominciano a chiudere, la pressione, anche politica, contro l’industria aumenta. Mentre scrivo si stanno già organizzando altre proteste davanti ad altri cinodromi: quelli di Manchester le fanno ogni sabato da tempo. Ma ora sembra che ci sia la consapevolezza che insieme si può fare di più, che anche se con fatica, con passi avanti e passi indietro, sia possibile porre fine alla sofferenza dei greyhound. Insieme ma con le idee chiare, senza cedere alle chimere che vorrebbero che l’industria si autoriformasse o si suicidasse. Quei personaggi un po’ rotondi, e poco credibili nei panni di persone perbene, non cederanno mai senza la pressione, politica e di opinione pubblica.

Se noi vivessimo lì, saremmo ogni sabato davanti ai cinodromi con loro, che sono i veri attori in prima linea di questa battaglia di civiltà. Siamo lontani, ma anche noi vogliamo fare la nostra parte: partecipando ogni volta che sarà possibile, mostrando la verità ai nostri connazionali, chiedendo loro di non andare a scommettere quando vanno in Inghilterra o Irlanda, aiutando in tutti i modi possibili chi è in prima linea, smascherando quelli che anche nel nostro paese aiutano l’industria, mostrando che i greyhound sono grandi amici e non macchine da corsa.

Massimo

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Presidente e socio fondatore di Pet levrieri dalla data di fondazione. Svolge questo ruolo in maniera totalmente gratuita. Nella vita svolge la professione di psicologa e psicoterapeuta. Per crescita personale si è formata e diplomata come educatrice cinofila presso la scuola SIUA. Ha svolto il corso professionalizzante per la gestione della ricerca e del soccorso di animali smarriti, organizzato da Pet Detective. Ha iniziato a scoprire quello che accade ai greyhound nel racing in seguito all’adozione della sua prima grey, Silky, nel 2008. Da qui il suo impegno civile antiracing e anticaccia in difesa dei greyhound, dei galgo e dei lurcher. Sposata con Massimo Greco, altro socio fondatore di Pet levrieri, condivide con lui questo impegno.
Insieme condividono la loro vita con sette cani, tutti adottati: Cabana, galgo spagnolo, Zen, grey salvato dal cinodromo di Macao, King, grey salvato dal mercato della carne in Cina, Babe, grey irlandese, Barney, grey irlandese, Lucy, grey irlandese, e Adhara, una meticcia. Nel cuore sempre presenti i tre grey Silky, Blackie e Rob, che sono stati straordinari amici e ambasciatori della causa.

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Membro del consiglio direttivo di Pet levrieri. Nella vita è Direttore delle Risorse Umane di una multinazionale del settore IT. Per passione personale a luglio 2020 conseguirà il titolo di educatore cinofilo presso la scuola Il Mio Cane.net. Ha partecipato al corso di gestione della ricerca e del soccorso di animali smarriti organizzato da Pet Detective. Nel marzo 2014 adotta “per caso” Sandy, greyhound irlandese e scopre la dura realtà dei levrieri sfruttati nelle corse e nella caccia decidendo così di impegnarsi concretamente nell’Associazione.
Coordina lo Shop Online, collabora con il gruppo Adozioni nelle visite di pre-affido e nelle attività post-affido, partecipa come portavoce di Pet levrieri ad eventi di informazione e divulgazione delle attività dell’associazione. Vive a Milano con il marito Massimiliano, i figli Giorgia e Marco, la grey Sandy, la lurcher Robin e Yughi, un meticcio di oltre 15 anni. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri a titolo assolutamente gratuito.

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Vice Presidente e socio fondatore di Pet levrieri, laureata in scienze politiche internazionali, gestisce un’impresa di consulenze turistiche. In Pet Levrieri si occupa in particolare delle relazioni con la Spagna e dei profili dei galgo e si reca più volte all’anno nei rifugi spagnoli per conoscere i cani e stilarne i profili. Fa parte del team che amministra sito e pagine Fb dell’associazione.
Ha adottato la galga Debra nel 2011. Venire a contatto con la realtà dei levrieri rescue l’ha spinta ad approfondire il discorso e a impegnarsi attivamente a favore dei grey, galgo e lurcher sfruttati e maltrattati in tutto il mondo. Oltre a Debra vive con due cani meticci, salvati da situazioni di abbandono.
Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo e socio fondatore di Per levrieri, dove si occupa dell’organizzazione logistica degli eventi e del merchandising. Nella vita è titolare di un laboratorio odontotecnico dal 1990. Da sempre appassionato di cani, il suo primo cane è stato un setter irlandese. Sposato con Marianna Capurso, anche lei socia fondatrice di Pet levrieri, condivide con lei l’impegno antirancing e anticaccia in difesa dei levrieri. Accanto al presidente di Pet levrieri, ha partecipato alla prima conferenza mondiale sui greyhound in Florida nel 2016. Ha partecipato a molti corsi organizzati da Think Dog e Siua. Perle è stata la sua prima greyhound. Nella sua vita ora ci sono Peig e Inta, due lurcher, e Karim, greyhound salvato dal cinodromo di Macao, e Ricky, un pinscher, che è la mascotte di tutto il gruppo. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo di Pet levrieri. Nella vita è una pasticciera. Dal 2014 a seguito dell’adozione di Rosie, una greyhound irlandese ha conosciuto la realtà dello sfruttamento dei levrieri. Da qui l’impegno in associazione. Coordina il gruppo facebook di Pet levrieri, gestisce il canale istituzionale Twitter, ed è membro del gruppo adozioni. Condivide la vita con il compagno Stefano, socio e volontario di Pet levrieri, James greyhound salvato in Irlanda e Jasmine greyhound sopravvissuta al cinodromo di Macao, nel cuore portano Rosie e Mags greyhound salvate in Irlanda. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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