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L’attrice Pauline McLynn con gli attivisti scozzesi nel chiedere la fine del greyhound racing

Eccellente risonanza mediatica ottenuta dal gruppo antiracing scozzese Scotland Against Greyhound Exploitation (SAGE).

SAGE insieme a Say No To Greyhound Racing In Scotland è in prima linea per ottenere una legge che vieti il greyhound racing in Scozia, denunciano la crudeltà e l’obsolescenza di questo sport.

Anche l’attrice Pauline McLynn si è schierata con gli attivisti scozzesi, chiedendo con loro un cambiamento nelle leggi, dopo che reportage sui greyhound nel Regno Unito hanno rivelato come i greyhound vengano soppressi quando scartati, si infortunano spesso in gara, vengano dopati per influenzare le loro performance in gara, e una quota di loro vengono poi esportati verso paesi , come la Cina, dove verranno sfruttati fino alla fine ed infine finiranno nel mercato della carne.

“Non credo che le persone se ne rendano conto, ma la crudeltà è alle stelle” ha detto la McLynn. “La Scozia ha l’opportunità di fare un grande passo in avanti. Se il greyhound racing venisse vietato in Scozia sarebbe un progresso enorme per porre fine ad un’industria crudele anche nel Regno Unito e in Irlanda”.

Yasmin Taylor, portavoce del SAGE, ha dichiarato: 

“Il numero di persone che frequenta i cinodromi è calato drasticamente in questo periodo, con solo un centinaio di spettatori il sabato. Con i cani che vengono avvelenati con droghe di classe A, finendo gravemente infortunati e uccisi, ed alcuni esportati in Cina quando non servono più, sempre più persone riconoscono che questo “sport” è in realtà solo una violenza. Abbiamo bisogno che il nostro governo faccia la cosa giusta e metta fine allo sfruttamento dei greyhound per l’intrattenimento di pochi”.

Scotland Against Greyhound Exploitation (SAGE) ha lanciato una petizione, che ha raccolto già più di 7.000 firme, ed è ora al vaglio dei ministri, e che potrebbe portare alla messa al bando o all’inasprimento delle leggi in vigore.

Per sostenere la petizione, si può firmare qui: 
https://wp.me/p45Xvu-lMi

Ben fatto ragazzi!

Di seguito la traduzione dell’articolo di The Times. 

La Star della sitcom Father Ted chiede la fine del greyhound racing in Scozia.

Gli attivisti, tra cui Pauline McLynn, affermano che i cani potrebbero essere uccisi, dopati o finire per essere esportati per il mercato della carne. 

06/10/2019

Pauline McLynn, l’attrice famosa per aver interpretato la Sig.ra Doyle, una governante, nella sitcom inglese Father Ted, sta esortando il Parlamento scozzese a vietare il greyhound racing.

L’attrice ha sostenuto i manifestanti, chiedendo con loro un cambiamento nelle leggi, dopo che reportage sui greyhound nel Regno Unito hanno rivelato come vengano dopati per influenzare le loro performance in gara, per poi essere esportati verso paesi dove verranno sfruttati fino alla fine, ed infine essere mangiati.

I dati diffusi sul Regno Unito relativi allo scorso anno parlano di 932 cani deceduti ad opera dell’industria, di cui 242 soppressi a bordo pista. Spesso vengono organizzate delle manifestazioni di protesta davanti allo Shawfield Stadium, vicino a Glasgow, l’unico cinodromo ufficiale autorizzato in Scozia, con i manifestanti che denunciano la crudeltà e l’obsolescenza di questo sport.

Il mese scorso il Sunday Post ha denunciato come dal 2009 tracce di steroidi, beta bloccanti e pro-ormoni, spesso usati dai bodybuilder, sarebbero state ritrovate nel sangue di greyhound a Shawfield.

Recentemente è stata depositata al Parlamento scozzese una petizione, voluta dallo Scotland Against Greyhound Exploitation (SAGE) che ha raccolto più di 7.000 firme, ora al vaglio dei ministri e che potrebbe portare alla messa al bando o all’inasprimento delle leggi in vigore.

“Non credo che le persone se ne rendano conto, ma la crudeltà è alle stelle”

ha detto la McLynn.

“La Scozia ha l’opportunità di fare un grande passo in avanti. Se il greyhound racing venisse vietato in Scozia sarebbe un progresso enorme per porre fine ad un’industria crudele anche nel Regno Unito e in Irlanda”.

Da manifestante contraria allo sfruttamento fino alla morte dei cani, che poi finiscono in Cina nel mercato della carne di cane, l’attrice è preoccupata che i greyhound siano obbligati a correre in piste improvvisate e inadatte, con gravi rischi di incidenti.

La McLynn ha detto che l’industria è da tempo in crisi, con pochi visitatori che assistono alle corse coi greyhound, ma resta ancora un aspetto fondamentale delle scommesse che il parlamento dovrebbe affrontare se vuole davvero risolvere la piaga del gioco d’azzardo.

Yasmin Taylor, portavoce del SAGE che ha protestato fuori dallo Shawfield Stadium per più di due anni, ha detto:

“Il numero di persone che frequenta i cinodromi è calato drasticamente in questo periodo, con solo un centinaio di spettatori il sabato. Con i cani che vengono avvelenati con droghe di classe A, finendo gravemente infortunati e uccisi, ed alcuni esportati in Cina quando non servono più, sempre più persone riconoscono che questo “sport” è in realtà solo una violenza. Abbiamo bisogno che il nostro governo faccia la cosa giusta e metta fine allo sfruttamento dei greyhound per l’intrattenimento di pochi”.

Mark Ruskell, deputato dei Verdi, ha detto:

“L’industria ha dimostrato l’incapacità di riformarsi e l’eventualità di una messa al bando si fa sempre più reale. Recentemente il governo scozzese ha introdotto il divieto di usare animali selvatici nei circhi itineranti; e un divieto del greyhound racing prenderebbe in esame le stesse motivazioni dal punto di vista etico e della tutela animale”.

Il cinodromo di Shawfield non ha voluto rispondere ad alcuna domanda, ma un portavoce del Greyhound Board of Great Britain (GBGB), l’ente corse che gestisce questo sport, ha dichiarato che gli standard di benessere animale nel greyhound racing inglese sarebbero i migliori al mondo e che lo Shawfield sarebbe un “cinodromo molto amato a conduzione familiare”.

Ha poi aggiunto: “Nel nostro sport non c’è posto per chiunque metta volutamente in pericolo la sicurezza o il benessere di un greyhound da corsa”. “Così come accade in tutti i nostri cinodromi, monitoriamo attentamente il benessere di ogni greyhound anche allo Shawfield Stadium. I cani vengono esaminati da un veterinario sia prima che dopo ogni gara e i nostri attendenti stipendiati si assicurano del rispetto rigoroso delle regole da parte di tutti coloro che sono coinvolti. Allo stesso modo la cura e l’attenzione che mettiamo nella tutela animale prosegue anche fuori dalla pista”. “Il cinodromo di Shawfield ha uno dei tassi di adozione più elevati di tutte le nostre strutture e lavora a stretto contatto con i suoi centri di adozione affiliati per assicurare che ogni greyhound che corre lì, se possibile, possa avere una vita lunga e felice dopo il ritiro dalle corse”.

Infine ha aggiunto: “Abbiamo un regime di test solido e completo in tutti i nostri cinodromi. I greyhound sono soggetti regolarmente a test antidoping casuali prima e dopo una gara. Nella stragrande maggioranza dei casi, i campioni positivi prelevati dai greyhound a Shawfield sono il risultato di una contaminazione incrociata o di un’alimentazione con carne contaminata, piuttosto che per la somministrazione diretta o deliberata di sostanze proibite. Quando sono stati scoperti casi di doping, il GBGB ha adottato le misure più severe per rimuovere in modo permanente questi individui dal nostro sport”.

Il governo scozzese ha dichiarato di essersi impegnato il più possibile per garantire il rispetto degli standard di benessere animale e di aver presentato recentemente una proposta di legge per aumentare le pene massime per i reati contro gli animali selvatici e il benessere animale.

Cinque dei 28 test antidoping risultati positivi avrebbero riguardato la presenza di cocaina che può causare convulsioni, ictus, attacchi cardiaci e morte.

©Petlevrieri 

Articolo originale: 
https://www.thetimes.co.uk/edition/scotland/father-ted-star-backs-calls-for-end-to-greyhound-racing-in-scotland

 

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Presidente e socio fondatore di Pet levrieri dalla data di fondazione. Svolge questo ruolo in maniera totalmente gratuita. Nella vita svolge la professione di psicologa e psicoterapeuta. Per crescita personale si è formata e diplomata come educatrice cinofila presso la scuola SIUA. Ha svolto il corso professionalizzante per la gestione della ricerca e del soccorso di animali smarriti, organizzato da Pet Detective. Ha iniziato a scoprire quello che accade ai greyhound nel racing in seguito all’adozione della sua prima grey, Silky, nel 2008. Da qui il suo impegno civile antiracing e anticaccia in difesa dei greyhound, dei galgo e dei lurcher. Sposata con Massimo Greco, altro socio fondatore di Pet levrieri, condivide con lui questo impegno.
Insieme condividono la loro vita con sette cani, tutti adottati: Cabana, galgo spagnolo, Zen, grey salvato dal cinodromo di Macao, King, grey salvato dal mercato della carne in Cina, Babe, grey irlandese, Barney, grey irlandese, Lucy, grey irlandese, e Adhara, una meticcia. Nel cuore sempre presenti i tre grey Silky, Blackie e Rob, che sono stati straordinari amici e ambasciatori della causa.

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Macia, vicepresidente e socio fondatore di Pet Levrieri, ha lavorato presso case editrici e oggi collabora in qualità di correttrice di bozze e per la revisione di testi. Nel 2011 ha adottato il suo primo levriero, entrando in contatto con la triste realtà che si cela dietro galgo, grey e lurcher e da qui è nato il suo impegno che condivide con suo marito Francesco, anche lui volontario all’interno dell’associazione. Ricopre il ruolo di Coordinatore del gruppo Adozioni e a ogni arrivo la trovate dietro un tavolo a far firmare moduli agli adottanti.
Vive a Milano con il marito in compagnia di un galgo spagnolo, Rodrigo, e due grey irlandesi, Rosden e Suzie, l’ultima adottata un anno fa.

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Vice Presidente e socio fondatore di Pet levrieri, laureata in scienze politiche internazionali, gestisce un’impresa di consulenze turistiche. In Pet Levrieri si occupa in particolare delle relazioni con la Spagna e dei profili dei galgo e si reca più volte all’anno nei rifugi spagnoli per conoscere i cani e stilarne i profili. Fa parte del team che amministra sito e pagine Fb dell’associazione.
Ha adottato la galga Debra nel 2011. Venire a contatto con la realtà dei levrieri rescue l’ha spinta ad approfondire il discorso e a impegnarsi attivamente a favore dei grey, galgo e lurcher sfruttati e maltrattati in tutto il mondo. Oltre a Debra vive con due cani meticci, salvati da situazioni di abbandono.
Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo e socio fondatore di Per levrieri, dove si occupa dell’organizzazione logistica degli eventi e del merchandising. Nella vita è titolare di un laboratorio odontotecnico dal 1990. Da sempre appassionato di cani, il suo primo cane è stato un setter irlandese. Sposato con Marianna Capurso, anche lei socia fondatrice di Pet levrieri, condivide con lei l’impegno antirancing e anticaccia in difesa dei levrieri. Accanto al presidente di Pet levrieri, ha partecipato alla prima conferenza mondiale sui greyhound in Florida nel 2016. Ha partecipato a molti corsi organizzati da Think Dog e Siua. Perle è stata la sua prima greyhound. Nella sua vita ora ci sono Peig e Inta, due lurcher, e Karim, greyhound salvato dal cinodromo di Macao, e Ricky, un pinscher, che è la mascotte di tutto il gruppo. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo di Pet levrieri. Nella vita è una pasticciera. Dal 2014 a seguito dell’adozione di Rosie, una greyhound irlandese ha conosciuto la realtà dello sfruttamento dei levrieri. Da qui l’impegno in associazione. Coordina il gruppo facebook di Pet levrieri, gestisce il canale istituzionale Twitter, ed è membro del gruppo adozioni. Condivide la vita con il compagno Stefano, socio e volontario di Pet levrieri, James greyhound salvato in Irlanda e Jasmine greyhound sopravvissuta al cinodromo di Macao, nel cuore portano Rosie e Mags greyhound salvate in Irlanda. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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