Il mito della Neutralità

Pubblichiamo un interessante articolo scritto da Melani Gardone di Greyhound Welfare Foundation e Greyhound Protection League, che mostra in maniera lucida e stringente tutte le inside che si nascondono nell’assumere una posizione neutrale o cauta rispetto all’industria delle corse.

Ve ne consigliamo la lettura.

IL MITO DELLA NEUTRALITA’ di Melani Gardone

(traduzione a cura di Yle Nia)

Articolo originale The Myth of Neutrality by Melani Nardone http://www.nightatthedogs.org/neutrality.htm

“Neutralità : la condizione o l’atteggiamento del non prendere posizione in favore di alcuna delle parti coinvolte in una situazione di controversia o contrapposizione”

Nei miei viaggi ho scoperto che la maggior parte dei gruppi attivi nel salvataggio e nell’adozione dei grehound che si professano “neutrali” non lo sono affatto.

Questi gruppi possono anche aver iniziato con nobili intenzioni, ma non possono essere considerati neutrali, perché le loro pratiche chiaramente favoriscono e promuovono le corse.

All’inizio, i gruppi che hanno scelto la neutralità l’hanno fatto per una serie di ragioni, inclusa la convinzione di base che ci sia in atto una controversia che richieda di prendere una posizione.

Per ragioni che sono misteriose per me e per la maggior parte della gente pensante, i gruppi di adozioni “neutrali” ritengono che le corse dei cani – un’attività responsabile di decenni di documentata sofferenza animale, sfruttamento e morte – sia discutibile, invece che totalmente sbagliata.

Cosa potrebbe indurre un gruppo per il welfare animale a tenere una così inquietante ed eticamente pericolosa posizione, alla luce di una così incredibile evidenza?

Gli stessi fattori sociologici che conducono un individuo e/o un gruppo a determinare una qualunque convinzione:

  • Occupare la mitica “posizione di mezzo” autorizzerebbe a mantenere rapporti di amicizia con tutti.
  • La preoccupazione correlata al desiderio di piacere, e/o il disagio correlato alla disapprovazione sociale e dei colleghi.
  • Il negare che gli abusi avvengano perché la persona/il gruppo non è a conoscenza delle prove esistenti, oppure ne è a conoscenza ma non è all’altezza di gestire le responsabilità associate al prendere una posizione.
  • Qualcuno che ha un legittimo interesse finanziario o di altro tipo nel fuorviare o mentire a chi li segue.
  • Paura di rappresaglie se qualcuno dovesse raccontare la verità o lamentarsi delle povere condizioni dei greyhound che ricevono in adozione.
  • Paura di prendere posizione contro un pensiero dominante (“non sono tipo da pulpito”).
  • Usare come giustificazione che qualunque cosa si faccia sia meglio di niente.
  • Percezione di non avere abbastanza potere per cambiare le cose.
  • Ingenuità circa lo sfruttamento e il carattere di un animale usato da una persona per il proprio tornaconto economico.
  • Mancanza di empatia.

Per capire come tali forze possano determinare l’ideologia di un gruppo, prendiamo per esempio l’organizzazione e la gestione di un ipotetico gruppo di adozione di Greyhound no profit, chiamiamola “Mucchio di levrieri” (MDL).

MDL viene fondata da due individui, sig. X e sig. Y, uno dei quali ha adottato il suo primo grehound da un gruppo di adozione locale; l’altro ha adottato il proprio greyhound da un programma di adozioni mentre viveva in un altro stato. Entrambi gli adottanti concordano sul fatto che sia necessario iniziare un gruppo rescue per fronteggiare il gran volume di greyhound che escono dalla pista locale. Entrambi hanno il sospetto che qualche greyhound muoia ogni anno, ma non sono a conoscenza della documentazione relativa a “tutti quegli abusi di cui parla la gente”.

Li fa sentire a disagio anche solo parlarne, cosi non lo fanno.

Formano un consiglio di direzione di 5 persone: i nostri due fondatori, più un ex membro dell’industria delle corse che dichiara di non aver mai eutanasizzato un cane a meno che fosse necessario, una volontaria amante dei cani proveniente dal canile locale, e un tizio che ha ereditato il proprio grey da un parente morto anni fa.

Il membro del consiglio che un tempo faceva gareggiare i propri cani regolarmente sottolinea agli altri membri quanto sia importante non farsi coinvolgere nelle “politiche” delle corse. “Dopo tutto”, insiste, “noi siamo interessati solo a piazzare i greyhound ritirati dalle corse, no? Teniamo le nostre opinioni per noi”. Molti membri del consiglio sono d’accordo, preoccupati del fatto che potrebbero non ottenere i cani se parlassero contro le corse. Un membro riassume l’opinione della maggioranza: “si prendono più api con il miele che con l’aceto”.

La volontaria del canile, una certa sig.ra Z, non è d’accordo, e esprime la propria preoccupazione che una tale filosofia possa essere ingannevole per il pubblico. Si tiene una votazione, e il consiglio decide di inserire nel proprio statuto la dichiarazione che il gruppo è neutrale e che nessun volontario è autorizzato a diffondere nessun aspetto sgradevole o negativo sulle corse.

Abbozzano un modulo di adozione, linee guida e un sacco di regole. Presto presentano richiesta per avere lo status di no-profit e decidono che la casa di uno dei membri del consiglio sarà il sito del kennel per le adozioni :“Il terreno di un mucchio di levrieri” Nell’arco di 3 mesi, la signora Z diviene sempre più insofferente verso i membri del consiglio, che non le permettono di distribuire volantini informativi contenenti le statistiche sulle morti dei greyhounds.

Si confronta con il consiglio, ma si sente intimidita dagli altri membri che la accusano di essere estremista. La sig.ra Z rassegna le dimissioni indignata. Viene sostituita da una donna, la sig.ra T, che solo recentemente ha adottato un cane da MDL, ma che ha avuto un greyhound per anni. La sig.ra T aveva adottato tutti i suoi precedenti greyhounds da un gruppo locale rivale di MDL, con il quale una volta era amica, ma che ora critica apertamente.

Il consiglio acconsente entusiasticamente che la sig.ra T gestisca le pubbliche relazioni per il gruppo. Il business delle adozioni si rivela duro e impegnativo per MDL. I volontari vanno e vengono, ma il gruppo di base cresce e va bene, garantendo l’adozione di 4-5 greyhounds alla settimana. La pista locale permette a MDL di andare e prendere i cani che vogliono da un recinto una volta al mese, e rimborsano il gruppo per le spese di trasporto. MDL si fa amici molti kennel, che gli danno cagne piccole e giovani, che possono piazzare facilmente. In città si parla bene del gruppo. I giornali locali scrivono articoli sul successo del gruppo nel piazzare “tutti i loro greyhounds”.

Nei primi articoli di giornale viene posta soprattutto enfasi su quanto i greyhound siano ottimi animali da compagnia. Se i giornalisti chiedono degli abusi dei cui si parla in giro, il gruppo afferma che non ne sa niente e che non ha mai visto nessuno abusare dei greyhounds. Col passare degli anni, appaiono sul giornale locale un numero crescente di articoli e lettere all’editore su come l’industria delle corse stia cercando di darsi una ripulita.

Cosi come quelle tovagliette all’americana in certi ristoranti, che invitano i clienti a individuare gli errori in un disegno, cosi molte persone cominciano facilmente a fiutare la situazione e le relazioni dentro a questo ipotetico gruppo, che rinforza la propria posizione neutrale. Ma questo gruppo è davvero neutrale, o dovremmo realisticamente riferirci ad esso come di sostegno alle corse? E’ il momento che tutte le persone coinvolte nel salvataggio dei greyhounds e nelle adozioni riconsideri le conseguenze delle loro politiche. Le conseguenze etiche di una posizione “neutrale” sono considerevoli e inevitabilmente contribuiscono alla continua sofferenza e distruzione di questo gentile, meraviglioso cane. Si può cominciare a diventarne i sostenitori semplicemente dicendo la verità.

LE CONSEGUENZE DELLA NEUTRALITA’ Molti sostenitori dei greyhounds considerano che la frase “gruppo di adozione neutrale” sia un enigma, perché sanno che non c’è nessuna neutralità: un comportamento o chiaramente favorisce le corse, o non lo fa.

La persona media, che non sa cosa succede nei retroscena delle corse, potrebbe sinceramente chiedersi a cosa sia dovuto tutto questo chiasso. Alla fine, a chi importa quale sia la filosofia di un gruppo, finché fanno qualcosa di utile come salvare le vite dei greyhound, no?

Benché possa essere vero che ogni sincero sforzo fatto da qualsiasi gruppo per trovare casa a greyhound non più voluti è ammirabile, i gruppi “neutrali” svalutano tutto il loro buon lavoro aiutando passivamente e/o attivamente una industria responsabile dell’immensa sofferenza e distruzione dei greyhounds, tenendo, in tutta innocenza o di proposito, il comportamento che segue:

i gruppi neutrali rischiano di perpetuare dei miti presso il pubblico che non ha nessuna conoscenza o comunque si trattengono dal dare qualsiasi informazione. Il risultato?

Il pubblico non ha modo di sapere che c’è qualcosa che non va nelle corse, o che c’è qualcosa che possiamo fare per evitarlo.

Un esempio è dire agli adottanti che tutti i greyhounds sono “curati bene” , quando invece i greyhound continuano ad arrivare ai gruppi di adozione con i segni di trascuratezza sia fisica che psicologica.

I greyhound salvati spesso sono pieni di pulci e zecche, vermi, hanno un mantello mal curato, spesso hanno problemi di masticazione e malattie ai denti, un sacco di ferite e anche situazioni più gravi come la presenza di malattie trasmesse dalle zecche e arti rotti.

A livello comportamentale, i greyhound tendono ad essere socializzati solo ad un limitato bagaglio di esperienze e hanno comportamenti tipici dovuti all’essere allenati a seguire una preda vivente.

Molti adottanti involontariamente portano il fardello della responsabilità di impiegare tempo e risorse sia per cercare di socializzare il cane, sia per sorvegliare sulla sua predilezione nell’uccidere animali percepiti come preda.

Un’altra idea sbagliata è dire alla gente che il numero di grey uccisi ogni anno è stato drasticamente diminuito da una industria che mette il benessere degli animali sopra a tutto.

In questo caso, i gruppi “neutrali” riportano la propaganda dell’industria delle corse, che è pensata per convincere il pubblico che hanno davvero cambiato i loro modi.

La verità è che la preoccupazione per il benessere degli animali non potrà mai sostituire gli scopi economici, se l’industria delle corse vuole continuare ad esistere.

Le collocazioni dei cani (loro sepoltura o adozione ndr) sono diminuite di anno in anno a causa di altri fattori , soprattutto la concorrenza di forme di scommesse alternative come i casinò, e la pressione economica, che hanno costretto molti allevatori ad uscire dal business. Sebbene vi siano persone nell’industria che ci tengono alla collocazione dei propri cani, un tale atteggiamento non è la norma e non ce n’è abbastanza di queste persone per fare la differenza. Il fattore economico prevede che queste o alla fine cooperano, o se ne vanno dal business.

Il peccato di omissione – cioè non fornire alcuna informazione di nessun tipo sul perché ci sia bisogno di salvare e adottare i grey- suggerisce che il problema delle corse sia gestibile.

Quando un gruppo fa passare il messaggio che loro sono interessati solo alle adozioni (e tutto il resto va bene), il pubblico è altrettanto convinto che le corse dei cani siano un problema col quale dobbiamo convivere.

Il fatto che i gruppi mantengano una posizione neutrale sulle corse è causato e prolungato dal loro accettare cani , beni e servizi dai membri dell’industria, in cambio di silenzio o di aiuto nel diffondere la propaganda dell’industria stessa.

Il ciclo della disinformazione e delle giustificazioni continua mentre l’industria sopravvive grazie a questo supporto. Ci sono alcuni gruppi di adozioni che ricevono soldi/cani/vantaggi da certi membri dell’industria delle corse e che poi si sentono obbligati a non parlare degli abusi perpetrati dall’industria per la paura di perdere queste “risorse”.

Soprattutto la fa da padrona la paura che i membri dell’industria non gli diano più cani se parlano male delle corse (e questo cosa rivela di una industria che preferirebbe vedere i cani morti piuttosto che darli in adozione?). Questi gruppi sono impauriti, in un circolo vizioso: silenzio=accondiscendenza=dipendenza.

Alcuni gruppi pensano di non poter cambiare il sistema e non si sentono potenti abbastanza nemmeno per provarci.

Altri sono al punto da dipendere dai vantaggi che gli derivano dall’industria e decidono che il silenzio non sia un compromesso cosi malvagio, giustificandosi col fatto che perlomeno col loro silenzio riescono a salvare qualche cane.

Nessuno pensa al quadro globale.

Questo baratto del silenzio per i cani, o dei beni per la propaganda, costituisce una forma di pubbliche relazioni per l’industria, ed è teso ad imbrogliare il pubblico. Questo comportamento ha lo scopo di incoraggiare l’allevamento (e la futura morte) di ancora più greyhound.

Le conseguenze della neutralità sono tutto fuorché benefiche. Soprattutto in quelle aree del Paese dove non ci sono altri gruppi di adozione che sono contro le corse o che educano le persone, il quoziente di consapevolezza delle persone rimane disastrosamente basso.

Se, oltre che salvare i cani che devono essere salvati, i gruppi di adozione neutrali simultaneamente lavorano per radicare ancora di più e legittimare le corse dei cani nella nostra società, allora si trovano su un cammino pericoloso, sabotando nella lunga distanza i loro stessi sforzi e assicurando il futuro del ciclo di allevamento e distruzione dei greyhounds. Se per ogni vita che viene salvata, guardiamo impitenti un’altra che viene persa, il ciclo non verrà mai spezzato. Si deve prendere l’impegno di rendere un utile servizio alla causa dei greyhounds senza scendere a compromessi sui principi etici.

La meta di ogni organizzazione rescue responsabile dovrebbe essere quella di affrontare ed eliminare la necessità stessa della sua esistenza.

Presidente e socio fondatore di Pet levrieri dalla data di fondazione. Svolge questo ruolo in maniera totalmente gratuita. Nella vita svolge la professione di psicologa e psicoterapeuta. Per crescita personale si è formata e diplomata come educatrice cinofila presso la scuola SIUA. Ha svolto il corso professionalizzante per la gestione della ricerca e del soccorso di animali smarriti, organizzato da Pet Detective. Ha iniziato a scoprire quello che accade ai greyhound nel racing in seguito all’adozione della sua prima grey, Silky, nel 2008. Da qui il suo impegno civile antiracing e anticaccia in difesa dei greyhound, dei galgo e dei lurcher. Sposata con Massimo Greco, altro socio fondatore di Pet levrieri, condivide con lui questo impegno.
Insieme condividono la loro vita con sette cani, tutti adottati: Cabana, galgo spagnolo, Zen, grey salvato dal cinodromo di Macao, King, grey salvato dal mercato della carne in Cina, Babe, grey irlandese, Barney, grey irlandese, Lucy, grey irlandese, e Adhara, una meticcia. Nel cuore sempre presenti i tre grey Silky, Blackie e Rob, che sono stati straordinari amici e ambasciatori della causa.

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Macia, vicepresidente e socio fondatore di Pet Levrieri, ha lavorato presso case editrici e oggi collabora in qualità di correttrice di bozze e per la revisione di testi. Nel 2011 ha adottato il suo primo levriero, entrando in contatto con la triste realtà che si cela dietro galgo, grey e lurcher e da qui è nato il suo impegno che condivide con suo marito Francesco, anche lui volontario all’interno dell’associazione. Ricopre il ruolo di Coordinatore del gruppo Adozioni e a ogni arrivo la trovate dietro un tavolo a far firmare moduli agli adottanti.
Vive a Milano con il marito in compagnia di un galgo spagnolo, Rodrigo, e due grey irlandesi, Rosden e Suzie, l’ultima adottata un anno fa.

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Vice Presidente e socio fondatore di Pet levrieri, laureata in scienze politiche internazionali, gestisce un’impresa di consulenze turistiche. In Pet Levrieri si occupa in particolare delle relazioni con la Spagna e dei profili dei galgo e si reca più volte all’anno nei rifugi spagnoli per conoscere i cani e stilarne i profili. Fa parte del team che amministra sito e pagine Fb dell’associazione.
Ha adottato la galga Debra nel 2011. Venire a contatto con la realtà dei levrieri rescue l’ha spinta ad approfondire il discorso e a impegnarsi attivamente a favore dei grey, galgo e lurcher sfruttati e maltrattati in tutto il mondo. Oltre a Debra vive con due cani meticci, salvati da situazioni di abbandono.
Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo e socio fondatore di Per levrieri, dove si occupa dell’organizzazione logistica degli eventi e del merchandising. Nella vita è titolare di un laboratorio odontotecnico dal 1990. Da sempre appassionato di cani, il suo primo cane è stato un setter irlandese. Sposato con Marianna Capurso, anche lei socia fondatrice di Pet levrieri, condivide con lei l’impegno antirancing e anticaccia in difesa dei levrieri. Accanto al presidente di Pet levrieri, ha partecipato alla prima conferenza mondiale sui greyhound in Florida nel 2016. Ha partecipato a molti corsi organizzati da Think Dog e Siua. Perle è stata la sua prima greyhound. Nella sua vita ora ci sono Peig e Inta, due lurcher, e Karim, greyhound salvato dal cinodromo di Macao, e Ricky, un pinscher, che è la mascotte di tutto il gruppo. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo di Pet levrieri. Nella vita è una pasticciera. Dal 2014 a seguito dell’adozione di Rosie, una greyhound irlandese ha conosciuto la realtà dello sfruttamento dei levrieri. Da qui l’impegno in associazione. Coordina il gruppo facebook di Pet levrieri, gestisce il canale istituzionale Twitter, ed è membro del gruppo adozioni. Condivide la vita con il compagno Stefano, socio e volontario di Pet levrieri, James greyhound salvato in Irlanda e Jasmine greyhound sopravvissuta al cinodromo di Macao, nel cuore portano Rosie e Mags greyhound salvate in Irlanda. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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