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Già nel 2011 l’IGB puntava sull’esportazione dei greyhound irlandesi e delle corse commerciali in Cina.

Già nel febbraio 2011 l’IGB, l’ente corse, che gestisce il business del corse commerciali coi greyhound in Irlanda, aveva annunciato un piano di sviluppo del business delle corse che puntava sullesportazione dei greyhound e delle corse in Cina come sbocco commerciale redditizio per l’industria delle corse irlandese,  dichiarandosi disponibile a promuovere e sostenere lo sviluppo del greyhound racing in Cina, inviando anche personale “qualificato” irlandese, offrendo così, a suo dire, anche nuovi sbocchi professionali per gli irlandesi impiegati nell’industria delle corse, proprietari, allevatori, trainer, ecc.

Adrian Neilan, amministratore delegato del Bord na gCon, definiva tutto questo una “meravigliosa opportunità di fare affari” e “un mercato importantissimo per i nostri allevatori messi così sotto pressione”, mostrando totale disinteresse per la questione dell’assenza di ogni legislazione di tutela animale in paesi quali la Cina, dove i greyhound sono condannati ad una vita miserabile di sfruttamento e poi di morte certa e una quota di loro finisce nel mercato della carne di cane e della pelliccia.

Questo piano dell’IGB per esportare i greyhound e le corse in Cina non ha ottenuto l’approvazione del Dipartimento dell’Agricoltura che lo ha bocciato nel maggio 2011, sotto la pressione delle forti proteste da parte dell’associazioni animalisti locali e da tutto il mondo e di molteplici celebrità irlandesi, tra cui Ricky Gervais, Jilly Cooper, Annette Crosbie, Tommy Tiernan, Frances Black, Christy Moore, Paul Brady, Darrel Higham, Damien Dempsey, Louis Copeland, Eleanor Shanley, Ian Dempsey, Linda Martin, Declan O’Rourke, Luka Bloom, Luan Parle, Donal Lunny, Mundy, Lucia Evans, Barry Murphy, John Reynolds, Mary Black, Liam O Maonlaí, Lenny Abrahamson, Glenda Gilson, Jerry Fish, Ciara Sidine and Jack Lukeman.

Di seguito la traduzione in italiano dell’articolo de The Irish Post uscito all’epoca che riferiva di questi piani dell’IGB.

GREYHOUND IRLANDESI: DOVREMMO SANZIONARE LA LORO ESPORTAZIONE IN CINA?

Nel mese di febbraio su tutti i quotidiani si diffuse la notizia della proposta del Bord na gCon (l’ente corse irlandese) di esportare i greyhound e diffondere il dog racing in Cina.

Purtroppo è tutto ben documentato, nero su bianco, il fatto che in Cina i cani vengano scuoiati vivi per la loro pelliccia e orribilmente uccisi per essere mangiati. Sia per tenerne sotto controllo il numero che per combattere la diffusione della rabbia, i cani vengono picchiati a morte per strada.

Attivatesi per ottenere garanzie che anche i greyhound irlandesi non debbano affrontare lo stesso destino, le più importanti associazioni animaliste internazionali sono rimaste scioccate dalla dichiarazione rilasciata dal portavoce del Ministero dell’Agricoltura:Come per gli altri paesi, anche noi non abbiamo alcuna influenza sugli standard di tutela animale adottati da altre nazioni, e questa materia è di competenza del sistema legislativo proprio di ogni stato”.

Assieme alla crescente condanna a livello mondiale della proposta presentata dal Bord na gCon, è stata lanciata una nuova petizione in cui si chiede al governo irlandese di bloccarla subito, firmata finora da più di 6500 persone, molte delle quali irlandesi.

Questi piani hanno diviso l’industria. Alcuni sostengono che questo spostamento salverebbe l’industria irlandese del greyhound racing, ma molti temono per il benessere degli animali e per l’immagine pubblica di questo sport che ne risentirebbe in modo negativo, così come il turismo irlandese che soffrirebbe a causa delle proteste diffuse da parte degli animalisti.

Floyd Amphlett, editore del Greyhound Star e firmatario n° 5935 della petizione ha scritto: “Non sono d’accordo con molte delle affermazioni diffuse sulla tutela dei greyhound in Gran Bretagna, ma l’idea di esportarli in Cina non dovrebbe essere presa in considerazione a causa del diverso approccio culturale verso i cani mostrato dai cinesi. Non credo che la maggioranza dei proprietari ed allevatori di greyhound vorrebbe vedere portato avanti questo commercio”.

Si stima che il 75% di tutti i greyhound che corrono nei cinodromi britannici siano allevati in Irlanda, e moltissimi inglesi coinvolti in questo business tacciono per salvaguardare la loro fornitura di “prodotti da scommessa” col pedigree.

All’inizio, ignorando le proteste crescenti, Adrian Neilan, amministratore delegato del Bord na gCon, ha esortato all’ “unità e coesione” le parti coinvolte nell’industria per sostenere quello che lui definiva una “meravigliosa opportunità di fare affari” e “un mercato importantissimo per i nostri allevatori messi così sotto pressione”, come ha dichiarato in occasione delle recenti premiazioni dell’industria. Non ha però fatto alcun riferimento alla tutela degli animali.

Successivamente, nel mese di aprile, durante un’intervista rilasciata alla RTE, il Sig. Neilan ha iniziato a cercare di placare le numerose proteste pubbliche, dicendo: “Ci assicureremo che tutti i nostri sistemi vengano impiegati al meglio, abbiamo le persone più qualificate e questo rappresenta un’opportunità di impiego importante. Porteremo il nostro personale in Cina per assicurarci che questi greyhound siano trattati bene”.

Con tutto il rispetto per il Sig. Neilan, e con tutta la buona volontà, non c’è niente che né lui né i governi irlandese o degli altri paesi europei possano fare per garantire il benessere dei greyhound che intende allevare per la Cina.

Nonostante il lavoro delle associazioni animaliste irlandesi, ogni anno diverse migliaia di greyhound sani prodotti in eccesso dall’industria vengono uccisi dai loro allevatori/addestratori o abbandonati nei canili. Nel 2008 il canile della Contea di Clare ha soppresso 273 greyhound, mentre nella Contea di Kerry ne sono stati uccisi altri 259, per un totale di 532 cani in solo due delle 36 contee irlandesi. In Cina il problema sarebbe ingigantito ulteriormente.

Nonostante questa deplorevole situazione e la perdita inutile di così tante vite, il Farms Diversification Scheme (Regime di Diversificazione degli allevamenti) sancito dall’Unione Europea viene usato per allevare sempre più greyhound e verrà sfruttato anche per questo nuovo mercato cinese delle esportazioni. Ciò significa che gli stati membri dell’Unione Europea finanzieranno, attraverso le tasse di tutti noi, l’allevamento e l’esportazione dei greyhound in Cina.

Da tutta Europa sta aumentando la pressione mediatica contro la proposta del Bord na gCon. Fiona Hall, parlamentare inglese ha affermato: “Il destino che attende questi cani è quasi certamente orribile. C’è seria preoccupazione per le pratiche che riguardano l’industria del greyhound racing anche in paesi provvisti di rigide normative a tutela degli animali. L’IGB dovrebbe abbandonare subito questi piani di esportazione”.

Meno di un anno fa, quando il Bord na gCon sostenne con forza l’esenzione dei greyhound dal Dog Breeding Bill, Adrian Neilan dichiarò pubblicamente che dato il modo in cui è formulata questa legge, potrebbe spingere gli allevamenti dei greyhound all’estero”.
Davvero molto perspicace, Sig. Neilan, o dovrei dire davvero opportunista da parte sua.

@Petlevrieri 

Articolo originale: 

 

http://greytexploitations.com/resources-reports/china-crisis-in-the-media/

Altri articoli:
https://www.irishtimes.com/opinion/letters/greyhound-racing-in-china
https://www.irishtimes.com/news/assurances-on-export-of-greyhounds-to-china

Presidente e socio fondatore di Pet levrieri dalla data di fondazione. Svolge questo ruolo in maniera totalmente gratuita. Nella vita svolge la professione di psicologa e psicoterapeuta. Per crescita personale si è formata e diplomata come educatrice cinofila presso la scuola SIUA. Ha svolto il corso professionalizzante per la gestione della ricerca e del soccorso di animali smarriti, organizzato da Pet Detective. Ha iniziato a scoprire quello che accade ai greyhound nel racing in seguito all’adozione della sua prima grey, Silky, nel 2008. Da qui il suo impegno civile antiracing e anticaccia in difesa dei greyhound, dei galgo e dei lurcher. Sposata con Massimo Greco, altro socio fondatore di Pet levrieri, condivide con lui questo impegno.
Insieme condividono la loro vita con sette cani, tutti adottati: Cabana, galgo spagnolo, Zen, grey salvato dal cinodromo di Macao, King, grey salvato dal mercato della carne in Cina, Babe, grey irlandese, Barney, grey irlandese, Lucy, grey irlandese, e Adhara, una meticcia. Nel cuore sempre presenti i tre grey Silky, Blackie e Rob, che sono stati straordinari amici e ambasciatori della causa.

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Macia, vicepresidente e socio fondatore di Pet Levrieri, ha lavorato presso case editrici e oggi collabora in qualità di correttrice di bozze e per la revisione di testi. Nel 2011 ha adottato il suo primo levriero, entrando in contatto con la triste realtà che si cela dietro galgo, grey e lurcher e da qui è nato il suo impegno che condivide con suo marito Francesco, anche lui volontario all’interno dell’associazione. Ricopre il ruolo di Coordinatore del gruppo Adozioni e a ogni arrivo la trovate dietro un tavolo a far firmare moduli agli adottanti.
Vive a Milano con il marito in compagnia di un galgo spagnolo, Rodrigo, e due grey irlandesi, Rosden e Suzie, l’ultima adottata un anno fa.

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Vice Presidente e socio fondatore di Pet levrieri, laureata in scienze politiche internazionali, gestisce un’impresa di consulenze turistiche. In Pet Levrieri si occupa in particolare delle relazioni con la Spagna e dei profili dei galgo e si reca più volte all’anno nei rifugi spagnoli per conoscere i cani e stilarne i profili. Fa parte del team che amministra sito e pagine Fb dell’associazione.
Ha adottato la galga Debra nel 2011. Venire a contatto con la realtà dei levrieri rescue l’ha spinta ad approfondire il discorso e a impegnarsi attivamente a favore dei grey, galgo e lurcher sfruttati e maltrattati in tutto il mondo. Oltre a Debra vive con due cani meticci, salvati da situazioni di abbandono.
Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo e socio fondatore di Per levrieri, dove si occupa dell’organizzazione logistica degli eventi e del merchandising. Nella vita è titolare di un laboratorio odontotecnico dal 1990. Da sempre appassionato di cani, il suo primo cane è stato un setter irlandese. Sposato con Marianna Capurso, anche lei socia fondatrice di Pet levrieri, condivide con lei l’impegno antirancing e anticaccia in difesa dei levrieri. Accanto al presidente di Pet levrieri, ha partecipato alla prima conferenza mondiale sui greyhound in Florida nel 2016. Ha partecipato a molti corsi organizzati da Think Dog e Siua. Perle è stata la sua prima greyhound. Nella sua vita ora ci sono Peig e Inta, due lurcher, e Karim, greyhound salvato dal cinodromo di Macao, e Ricky, un pinscher, che è la mascotte di tutto il gruppo. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo di Pet levrieri. Nella vita è una pasticciera. Dal 2014 a seguito dell’adozione di Rosie, una greyhound irlandese ha conosciuto la realtà dello sfruttamento dei levrieri. Da qui l’impegno in associazione. Coordina il gruppo facebook di Pet levrieri, gestisce il canale istituzionale Twitter, ed è membro del gruppo adozioni. Condivide la vita con il compagno Stefano, socio e volontario di Pet levrieri, James greyhound salvato in Irlanda e Jasmine greyhound sopravvissuta al cinodromo di Macao, nel cuore portano Rosie e Mags greyhound salvate in Irlanda. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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