fbpx

Dog Racing: errori del passato. Le denunce contro il Canidrome non sono solo recenti.

Pubblichiamo la traduzione di un interessante articolo “DOG RACING: SINS FROM THE PAST – Complaints against the Canidrome are not new”, a firma  di Ricardo Pinto e Tanja Wessels, uscito a ottobre 2016 su Macau Closer.

In questo articolo Ricardo Pinto ripercorre la storia del Canidrome, dalla sua apertura nel 1932 e poi d nuovo nel 1963, evidenziando come le denunce contro il Canidrome sono iniziate già negli anni trenta e si sono susseguite fino ai giorni nostri: infiltrazioni del crimine organizzato, esiti delle gare truccati, doping e maltrattamenti animali.

Pinto conclude: “Ed è molto probabile che sarà così finché il governo di Macau non deciderà di chiuderlo“.

Dog Racing: errori del passato Le denunce contro il Canidrome non sono solo recenti

Ottobre 2016 di Ricardo Pinto e Tanja Wessels

50 anni fa l’International Society for the Protection of Animals espresse preoccupazione sul trattamento riservato ai greyhound che si trovavano a Macao.

27 gennaio 1965. In una lettera inviata all’Ambasciata portoghese nel Regno Unito, Trevor H. Scott, amministratore capo dell’International Society for the Protection of Animals, chiese chiarimenti sulla situazione in cui si trovavano i cani in custodia al Canidrome di Macao.

La lettera faceva riferimento ad un articolo pubblicato giorni prima su un quotidiano australiano, il Mirror, in merito ai maltrattamenti rivolti agli animali detenuti nel cinodromo della colonia portoghese, con un titolo chiaro come il contenuto dell’articolo stesso: “I maltrattamenti uccidono i cani a Macao”.

Il quotidiano riferiva che dei 450 greyhound importati dall’Australia due anni prima, 100 erano malati e altri 50 erano stati “soppressi” dai gestori del Canidrome perché sfiniti dalle troppe gare e a causa dell’uso diffuso di doping, a volte attraverso preparati a base di oppio per accecare gli animali. Secondo il Mirror ci sarebbero stati casi in cui i greyhound si rifiutavano di correre o soffrivano al punto da collassare prima o durante una gara, cosa che sollevò le proteste di un gran numero di scommettitori.

Nella lettera, indirizzata all’ambasciatore portoghese a Londra, Scott chiedeva che, anche se avesse negato le accuse, il diplomatico avrebbe dovuto almeno “apprezzare i sentimenti che tale relazione avrebbe sollevato tra gli amanti degli animali nel suo stesso paese e nel resto del mondo” e che avrebbe potuto essere “così gentile da far conoscere a tutti i sentimenti dei filantropi in merito a questo argomento nella speranza che a queste creature vengano risparmiate le sofferenze che una tale pratica inevitabilmente comporta”.

A metà marzo, dopo le lunghe procedure burocratiche previste dal regime del dittatore portoghese Salazar, la lettera del presidente dell’International Society for the Protection of Animals arrivò all’attenzione del Governatore di Macao, Antònio Lopes Dos Santos, che ordinò immediatamente un’indagine in merito.

La risposta, contenuta in una relazione firmata dal delegato del governo al Canidrome, il supervisore amministrativo Alberto Eduardo da Silva, non impiegò più di due giorni ad arrivare, e nonostante cercasse di negare le accuse mosse dal quotidiano australiano, ci riuscì solo in parte.

Infatti, nonostante affermasse che il numero di corse a settimana e le distanze coperte in ogni gara fossero inferiori a quelle di “altre organizzazioni simili in Australia, Inghilterra o Stati Uniti”, rifiutandosi quindi di confermare l’esistenza di un sovraccarico di gare, non mancò di riconoscere che il numero di animali era “insufficiente”, aggiungendo anche che il Canidrome non aveva esitato ad importare altri greyhound.

D’altra parte il documento ammetteva che “alcuni cani” venivano soppressi quando non rispettavano i “requisiti minimi previsti per i greyhound da corsa” prima di affermare che questo avveniva in “tutte le organizzazioni del resto del mondo”. Soffermandosi su questo punto la relazione diceva: “nel caso speciale di Macao, dipendente completamente dall’Australia per l’importazione dei greyhound, non c’è alcuna possibilità di restituire i cani che non servono ai loro proprietari originali, a causa degli alti costi di trasporto per l’Australia”. Quindi gli animali venivano di fatto “uccisi nel modo più umano possibile” secondo quanto riferisce il documento.

La relazione riconosceva anche che dozzine di greyhound erano malati, ma citava le statistiche secondo cui si trattava “solo di 56”, circa la metà del numero riportato dal quotidiano australiano, mentre assicurava che la media del 15% di malattie poteva considerarsi un dato “eccellente se paragonato a molte altre organizzazioni”.

Infine anche sull’argomento doping c’era molta ambiguità nelle conclusioni. L’autore del documento dichiarava che non ci fossero prove che un greyhound avesse avuto un crollo prima dell’inizio della gara, o che si fosse rifiutato di correre: “è pura fantasia da giornalista!”. Allo stesso modo il presunto uso di oppio per ridurre la capacità di vedere dei cani non sarebbe affatto vero: “non è che un pettegolezzo” assicurava.

Tuttavia l’esistenza di casi di doping era innegabile e non era neppure una novità per il governatore di Macao, come si evince dalla relazione: “sua eccellenza è a conoscenza che, in effetti, ci sono stati alcuni casi di cani dopati all’inizio delle gare nel 1963 e 1964. Alcuni dei casi sospetti sono stati portati all’attenzione della polizia giudiziaria per un’indagine più approfondita”. In un commento finale l’autore della relazione offriva una spiegazione personale di ciò che poteva nascondersi dietro alle pubblicazioni negative della stampa australiana, dannose per l’immagine del dog racing a Macao: “I giornalisti cercano intenzionalmente, e lo sappiamo per certo, di diffamare l’organizzazione, forse perché tutti gli addestratori australiani sono stati sostituiti da trainer inglesi?”

Gli Anni ’30, lo stesso marchio Il dog racing era gestito dal Macau (Yat Yuen) Canidrome Co. Ltd., la stessa società che ancora oggi opera nel cinodromo e che era stata fondata nel 1963 con il sostegno dell’industria australiana. Ma già prima venivano organizzate le corse coi greyhound proprio nello stesso luogo, all’estremo di Ilha Verde.

Nel 1932 venne iniziata la costruzione di un Canidrome con una struttura molto più precaria di quella attuale, ma sempre con una capacità di 3000 spettatori, e fu inaugurato il 26 dicembre dello stesso anno, descritto dalla stampa dell’epoca come un “grande miglioramento per la città”. Il quotidiano Voz de Macau scrisse che le gabbie erano “le migliori di qualunque altro cinodromo dell’est”, dove i greyhound venivano trattati “nel rispetto dei principi dell’industria da uno staff competente e ben istruito”.

Su suggerimento di un uomo d’affari di Macao, Jack Maria Braga, la gestione del cinodromo venne affidata a W.L. Gerrard, un imprenditore di Shanghai, città dove il greyhound racing fu introdotto nel 1928. Ma già prima dell’inaugurazione del Canidrome, la licenza venne acquisita da un gruppo di investitori di Macao guidati dall’imprenditore Fan Che Pang. Secondo i media locali si trattava di un gruppo, mosso dall’entusiasmo per il futuro prospero di Macao, che ebbe il merito di portare l’allora colonia portoghese “ad un livello superiore, al di sopra di tutte le altre città e colonie portoghesi”.

L’unica obiezione sollevata all’inizio delle gare fu in merito alla capacità ricettiva degli hotel, insufficiente ad ospitare il gran numero di turisti attirati dalla novità, una lamentela fatta dallo stesso rappresentante del governo, Pereira de Magalhães, alla cerimonia di inaugurazione. L’Hotel Riviera aveva un numero limitato di stanze e il Bela Vista, chiuso alcuni anni prima, era inagibile senza prima una grossa ristrutturazione. Il governo aveva invitato diverse compagnie ad un’offerta pubblica di acquisto, ma nessuno se lo aggiudicò. Inoltre per la stampa portoghese dell’epoca l’hotel Central e tutte le altre strutture ricettive apparivano “troppo cinesi” per ospitare i turisti interessati al greyhound racing.

Ma molto presto la mancanza di camere non rappresentò più un problema rilevante per il club che organizzava le corse. Dopo solo un mese dall’apertura del Canidrome il quotidiano Echo Macaense denunciò irregolarità negli esiti delle gare, che portò alle dimissioni immediate di tutti i commissari responsabili della gestione del progetto.

Per quanto riguardava il trattamento riservato ai greyhound il quotidiano commentava in modo eloquente: “in questa struttura il caldo è intenso e stancante, e nell’interesse stesso della società, consideriamo una violenza far correre i greyhound tre sere di fila, ed è assolutamente riprovevole il fatto che in una sera gli stessi cani corrano due volte, come è accaduto la scorsa settimana in cui è stata ripetuta la corsa che era già stata cancellata senza alcuna ragione, solo perché il denaro delle scommesse era già stato restituito. Se solo in questa colonia esistesse un ente per la tutela degli animali!…”.

Il Canidrome citato in una relazione di Hong Kong sul crimine organizzato La pessima organizzazione delle gare, gli esiti finanziari inferiori alle aspettative, un tifone dagli effetti particolarmente devastanti e lo scoppio della guerra cino-giapponese contribuirono alla chiusura del Canidrome nel 1938, dopo solo 6 anni di attività. Quando venne riaperto più di 20 anni dopo, il 28 settembre 1963, nel loro discorso gli ufficiali pubblici di alto grado presenti alla cerimonia non mancarono di lanciare alcune critiche alla nuova gestione.

Questa volta il rappresentante del governo, il tenente colonnello Mota Cerveira, si lamentò del fatto che il programma fosse scritto solo in inglese e cinese, così come la maggior parte dei cartelli intorno alla struttura. “Solo poche scritte appaiono in portoghese, con l’eccezione dei cartelli di “uscita” scritti a grandi lettere” si lamentava con il rappresentante del governatore Lopes Dos Santos, assente perché in Portogallo.

Tuttavia queste cose sarebbero apparse trascurabili in confronto ai problemi che sarebbero seguiti di lì a poco. Dopo le accuse di abuso di droga lanciate dal Mirror, il governo di Macao invitò il Presidente dell’Associazione Allevatori, Proprietari e Addestratori di greyhound del Nuovo Galles del Sud, Norm Smith, a visitare la colonia per aiutare la società che aveva in gestione il Canidrome a migliorare.

Due anni dopo lo stesso leader dell’associazione aveva portato dall’Australia a Macao 600 greyhound, cibo per cani, un totalizzatore elettronico per il calcolo dei montepremi ed altre attrezzature del valore di circa 135.000 sterline. Alla fine della sua visita Norm Smith aveva solo parole di elogio per l’attività svolta dal Macau (Yat Yuen) Canidrome Co., affermando quanto fosse stupito dei progressi raggiunti. Le corse attiravano dagli 8000 ai 10000 spettatori alla volta e la gestione, che aveva fatto investimenti per 350.000 sterline, aveva recuperato il denaro in solo 10 mesi, e le azioni avevano iniziato a crescere di valore. Ma questo raro momento per promuovere un’immagine positiva del Canidrome venne oscurato nel 1965 in seguito alla pubblicazione ad Hong Kong di una relazione sul crimine organizzato.

Il documento, redatto da una commissione indipendente, accennava tra le altre cose al problema delle scommesse illegali, focalizzando lo studio sugli effetti che il dog racing a Macao aveva sul crimine organizzato di Hong Kong. “Le informazioni ci portano a credere che esistano diversi piccoli cartelli” spiegava il documento. “Gli organizzatori prendono una gran parte dei guadagni netti, mentre usano almeno il 10% delle entrate lorde per corrompere. I principali hanno agenti o bookmaker in molte società private e persino nei ministeri del governo. Molto viene fatto attraverso le poste, per cui alcuni ufficiali delle poste devono essere stati opportunamente corrotti”.

La pubblicazione della relazione ebbe ripercussioni a Macao, e il Gazette di Macau esortò il governo a proibire almeno ai lavoratori della pubblica amministrazione di frequentare il Canidrome: “poiché ai dipendenti pubblici è giustamente proibito l’accesso ai casinò non vediamo perché possiamo scommettere due volte a settimana sulle corse coi greyhound cifre così alte da far rizzare i capelli in testa. (…) Oggi sfortunatamente è considerato “chic” per un dipendente pubblico mostrare biglietti relativi a puntate da centinaia di patacas, per vantarsi di aver piazzato una “grossa scommessa”, dimenticandosi persino del modesto salario che non consentirebbe loro, in ogni caso, di giocare con tale foga. La scusa è sempre la stessa: hanno vinto una grossa somma il giorno prima o la settimana precedente. Ma la verità è che nonostante ci sia chi ha vinto molti soldi, non vediamo che conti correnti in rosso in banca, sia appartenenti a dipendenti pubblici che privati, interessi passivi alle stelle sui prestiti ottenuti dagli usurai e molte famiglie finite in miseria a causa di tutto il denaro gettato via nelle scommesse giocate al Canidrome.

Sospetto di collegamenti con le scommesse illegali nell’attentato contro Ho Yin Il 7 maggio del 1966 il Canidrome torna nuovamente a far notizia per le ragioni sbagliate: nel parcheggio esplode una bomba a mano, gettata contro l’auto di Ho Yin, padre dell’amministratore delegato della Regione Amministrativa Speciale di Macao Edmund Ho, all’epoca presidente dell’Associazione Commerciale di Macao e leader incontrastato della comunità cinese locale. Ho Yin, sua moglie e altre tre donne che li accompagnavano, un turista di Hong Kong e un ufficiale del Canidrome rimasero solo lievemente feriti dalle schegge dell’ordigno. In seguito la polizia concluse che l’attacco aveva avuto l’obbiettivo di uccidere Ho Yin, ma non aveva avuto conseguenze più gravi a causa del malfunzionamento della bomba di fabbricazione americana.

L’analisi dei telegrammi scambiati tra i governi di Macao e Lisbona nei giorni successivi all’attentato, ci portano a concludere oggi che le indagini della polizia furono condotte seguendo due ipotesi. Ho Yin era stato uno dei leader comunisti locali che aveva fatto molta pressione sul Governatore Lopes dos Santos per far chiudere l’ambasciata di Taiwan a Macao, nonostante all’epoca il governo portoghese intrattenesse relazioni diplomatiche con il regime nazionalista di Taiwan e non con quello di Pechino. Inoltre era stato determinante nel 1964 nella defezione in Cina del generale nazionalista Cheang Iat Meng, che aveva gestito direttamente da Macao. Il militare di Taiwan era a capo dei servizi segreti nazionalisti sul territorio e disertando aveva portato con sé del materiale bellico oltre ad aver riferito alle autorità comuniste delle attività sovversive dei Kuomintang nella regione. Quindi agenti di Taiwan avevano presumibilmente pianificato un attentato, una tesi sostenuta anche dallo stesso Ho Yin.

L’altra ipotesi sottolineava il fatto che Ho Yin fosse anche il “partner più influente della società che gestiva le corse coi greyhound” quando gli investitori di Shanghai, titolari della maggior parte delle azioni del Canidrome e contemporaneamente “proprietari delle principali società di bookmaker ad Hong Kong”, cercarono di rimuoverlo dalla posizione di comando della società. “Senza esserci riusciti con le buone maniere” in una relazione della polizia di Macao rivolta al direttore del PIDE (la polizia politica portoghese) a Lisbona si suggeriva che “il gruppo avrebbe ordinato l’uccisione immediata di Ho Yin, l’unico ostacolo esistente sulla strada della dominazione shanghainese sul Canidrome sia in ambito manageriale che finanziario”.

La stessa relazione spiegava, punto per punto, i presupposti della teoria sotto inchiesta: “4.1.2 – Ad Hong Kong ci sono circa 10 grandi gruppi di bookmaker che gestiscono le scommesse illegali, ed uno dei principali è l’Hang Seng Bank che, fino a poco tempo fa, aveva tra i suoi direttori Ho Tim, fratello di Ho Yin. 4.1.3 – In questa banca il movimento di contante dei soli bookmaker durante i giorni in cui si svolgono le gare è nell’ordine di 8 milioni di patacas, dominano quindi tutti gli altri gruppi. 4.1.4 – Sembra esserci o esserci stato un accordo tra la banca a cui si fa riferimento al punto 4.1.2 e il Canidrome in merito al doping dei cani. 4.1.5 – Se confermata l’ipotesi precedente, Ho Yin indirettamente attraverso il fratello o un’altra persona di fiducia, avrebbe scommesso molto contro gli altri gruppi, indebolendoli al punto tale da portarli alla bancarotta. 4.1.6 – Il gruppo di Shanghai a cui si fa riferimento al punto 4.1 non fa parte della Hang Seng Bank, ma ha collegamenti con altri gruppi di bookmaker ed è al corrente che Ho Yin indirettamente gioca con questi gruppi.

Il Governatore Lopes Dos Santos diede grande credibilità a questa tesi, come suggerito dalle informazioni inviate in seguito a Lisbona: “Con molta probabilità i sospetti che ho menzionato relativi alle scommesse illegali sulle corse coi greyhound si concretizzeranno presto. Elementi della nostra polizia sono al lavoro nella vicina Hong Kong con la polizia locale, anch’essa interessata a smascherare i criminali in quanto il fulcro delle scommesse clandestine è proprio nella loro città. Sembra esserci una relazione con una talpa che riceverà 50.000 patacas offerti dalla nostra polizia a chi è disposto a denunciare, data l’importanza per la vita e il futuro dei cittadini che questa cosa potrebbe compromettere”.

Tuttavia, pochi giorni dopo, in un telegramma datato 24 maggio 1966, Lopes dos Santos informava il ministro portoghese oltreoceano, Joaquim Silva Cunha, che “sfortunatamente le speranze riposte nella polizia locale” in merito al giro di scommesse illegali sulle corse coi greyhound furono disattese. Le indagini si concentrarono anche sull’ipotesi che Ho Yin fosse stato vittima di estorsione da parte di una triade di criminali o semplicemente che l’attentato potesse essere collegato ad un presunto caso di “adulterio nella classe cinese benestante” secondo la polizia di Macao.

Ma, come temevano le autorità, le indagini della polizia incontrarono enormi difficoltà, in quanto gli artefici dell’attentato non erano di Macao e gli esecutori materiali del piano, nonostante i legami sul territorio, nel frattempo si erano allontanati. Di conseguenza le indagini, ostacolate ulteriormente alcuni mesi dopo per l’impatto a Macao della Rivoluziona Culturale, non produssero mai risultati conclusivi, e il crimine restò irrisolto. Eppure, nonostante non sia stato dimostrato nulla, il Canidrome non si è mai liberato dei sospetti che lo accompagnavano dall’inizio: infiltrazioni del crimine organizzato, esiti delle gare truccati, doping e maltrattamenti animali. Ed è molto probabile che sarà così finché il governo di Macau non deciderà di chiuderlo.

© Riproduzione riservata   Articolo originale:

http://macaucloser.com/en/magazine/dog-racing-sins-past

Dog Racing: Sins from the Past | Macau Closer magazine    

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Presidente e socio fondatore di Pet levrieri dalla data di fondazione. Svolge questo ruolo in maniera totalmente gratuita. Nella vita svolge la professione di psicologa e psicoterapeuta. Per crescita personale si è formata e diplomata come educatrice cinofila presso la scuola SIUA. Ha svolto il corso professionalizzante per la gestione della ricerca e del soccorso di animali smarriti, organizzato da Pet Detective. Ha iniziato a scoprire quello che accade ai greyhound nel racing in seguito all’adozione della sua prima grey, Silky, nel 2008. Da qui il suo impegno civile antiracing e anticaccia in difesa dei greyhound, dei galgo e dei lurcher. Sposata con Massimo Greco, altro socio fondatore di Pet levrieri, condivide con lui questo impegno.
Insieme condividono la loro vita con sette cani, tutti adottati: Cabana, galgo spagnolo, Zen, grey salvato dal cinodromo di Macao, King, grey salvato dal mercato della carne in Cina, Babe, grey irlandese, Barney, grey irlandese, Lucy, grey irlandese, e Adhara, una meticcia. Nel cuore sempre presenti i tre grey Silky, Blackie e Rob, che sono stati straordinari amici e ambasciatori della causa.

×

Membro del consiglio direttivo di Pet levrieri. Nella vita è Direttore delle Risorse Umane di una multinazionale del settore IT. Per passione personale a luglio 2020 conseguirà il titolo di educatore cinofilo presso la scuola Il Mio Cane.net. Ha partecipato al corso di gestione della ricerca e del soccorso di animali smarriti organizzato da Pet Detective. Nel marzo 2014 adotta “per caso” Sandy, greyhound irlandese e scopre la dura realtà dei levrieri sfruttati nelle corse e nella caccia decidendo così di impegnarsi concretamente nell’Associazione.
Coordina lo Shop Online, collabora con il gruppo Adozioni nelle visite di pre-affido e nelle attività post-affido, partecipa come portavoce di Pet levrieri ad eventi di informazione e divulgazione delle attività dell’associazione. Vive a Milano con il marito Massimiliano, i figli Giorgia e Marco, la grey Sandy, la lurcher Robin e Yughi, un meticcio di oltre 15 anni. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri a titolo assolutamente gratuito.

×

Vice Presidente e socio fondatore di Pet levrieri, laureata in scienze politiche internazionali, gestisce un’impresa di consulenze turistiche. In Pet Levrieri si occupa in particolare delle relazioni con la Spagna e dei profili dei galgo e si reca più volte all’anno nei rifugi spagnoli per conoscere i cani e stilarne i profili. Fa parte del team che amministra sito e pagine Fb dell’associazione.
Ha adottato la galga Debra nel 2011. Venire a contatto con la realtà dei levrieri rescue l’ha spinta ad approfondire il discorso e a impegnarsi attivamente a favore dei grey, galgo e lurcher sfruttati e maltrattati in tutto il mondo. Oltre a Debra vive con due cani meticci, salvati da situazioni di abbandono.
Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

×

Membro del consiglio direttivo e socio fondatore di Per levrieri, dove si occupa dell’organizzazione logistica degli eventi e del merchandising. Nella vita è titolare di un laboratorio odontotecnico dal 1990. Da sempre appassionato di cani, il suo primo cane è stato un setter irlandese. Sposato con Marianna Capurso, anche lei socia fondatrice di Pet levrieri, condivide con lei l’impegno antirancing e anticaccia in difesa dei levrieri. Accanto al presidente di Pet levrieri, ha partecipato alla prima conferenza mondiale sui greyhound in Florida nel 2016. Ha partecipato a molti corsi organizzati da Think Dog e Siua. Perle è stata la sua prima greyhound. Nella sua vita ora ci sono Peig e Inta, due lurcher, e Karim, greyhound salvato dal cinodromo di Macao, e Ricky, un pinscher, che è la mascotte di tutto il gruppo. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

×

Membro del consiglio direttivo di Pet levrieri. Nella vita è una pasticciera. Dal 2014 a seguito dell’adozione di Rosie, una greyhound irlandese ha conosciuto la realtà dello sfruttamento dei levrieri. Da qui l’impegno in associazione. Coordina il gruppo facebook di Pet levrieri, gestisce il canale istituzionale Twitter, ed è membro del gruppo adozioni. Condivide la vita con il compagno Stefano, socio e volontario di Pet levrieri, James greyhound salvato in Irlanda e Jasmine greyhound sopravvissuta al cinodromo di Macao, nel cuore portano Rosie e Mags greyhound salvate in Irlanda. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

×