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Discorso di Trudy Baker, fondatrice ed esponente di Greyt Exploitations, ALLA CONFERENZA INTERNAZIONALE “FREEDOM FOR GREYHOUNDS”, Milano

Pubblichiamo di seguito la traduzione del discorso che Trudy Baker, Fondatrice ed Esponente di Greyt Exploitations, ha pronunciato alla Conferenza internazionale “Freedom for Greyhounds – Close the Canidrome and all Race Tracks Worldwide”, organizzata da Pet Levrieri Onlus, il 24 settembre us.

Un discorso che racconta del coraggio, della forza, della determinazione e sensibilità di una donna, Trudy, e del lavoro straordinario di investigazione, denuncia, basata su dati ed evidenze, e sensibilizzazione, fatta da Greyt Exploitations. Assolutamente da leggere.

Gli obiettivi e i risultati di Greyt Exploitations nel contesto del movimento antiracing britannico e la situazione dei levrieri da corsa e dei lurcher in UK

Buongiorno

Prima di tutto vorrei ringraziare Massimo, Stefania e tutti voi di Pet Levrieri per avermi invitata a questo evento importantissimo dove non solo festeggeremo la gioia di 20 greyhound e lurcher che incontreranno le loro nuove famiglie per la prima volta, ma avremo anche l’opportunità di parlare con sostenitori provenienti da tutto il mondo su come possiamo rafforzare la causa della salvaguardia dei greyhound e porre fine all’industria.

Sono nata con un amore innato per gli animali e da bambina ho avuto numerosi piccoli amici a quattro zampe, ma poiché la mia famiglia era nell’impiego dell’esercito i miei genitori avevano sempre scoraggiato la mia idea di avere un cane, per evitarmi il trauma di doverlo lasciare in caso non avessimo potuto portarlo con noi trasferendoci al prossimo posto di lavoro.

Una volta che ho lasciato casa e sono andata a vivere per conto mio ho avuto la possibilità di prendermi cura di un cane e, nel corso degli anni, ho avuto la fortuna di avere come fantastici compagni di vita molti cani salvati.  

La prima volta che ho scoperto i maltrattamenti e l’omertà che circonda il greyhound racing è stato 30 anni fa quando sono andata al cinodromo di Walthamstow. Di solito ci andavamo per trascorrere una serata fuori, con la convinzione che i cani amassero correre, e non vedevamo nulla di male in quello che pensavamo fosse solo una serata divertente sia per gli animali che per le persone.

Ma il divertimento è presto svanito per entrambi quando una sera un povero greyhound ferito è stato portato via dalla pista urlando dopo una caduta. Li ho seguiti di corsa per confortare il cane e per assicurarmi che lo stessero curando. Mi sono trovata di fronte i funzionari del cinodromo che mi hanno detto bruscamente che il cane stava bene, negandomi però l’accesso ai box per controllare personalmente. La mattina seguente ho telefonato al cinodromo per avere rassicurazioni ma ancora una volta mi è stato detto che “non erano affari miei”.

A quel punto un campanello d’allarme suonò forte e chiaro. Perché erano stati così maleducati verso qualcuno che chiaramente era preoccupato per un greyhound ferito?

Non siamo più andati a vedere le corse, ma gli eventi di quella sera mi hanno spinta ad indagare più a fondo sulle corse di cani. Negli anni ’90 Greyhound Action era l’unica associazione inglese che chiedeva a gran voce la messa al bando del racing. Ho iniziato a seguire il loro sito web, leggendo delle migliaia di cani uccisi ogni anno solo per fornire un prodotto su cui scommettere per l’industria del gioco d’azzardo.

Utilizzavano lo slogan “Tu Scommetti, Loro Muoiono” che descrive perfettamente l’industria in quattro semplici parole.

Il mio primo incontro con un greyhound è stato nel 1999 a casa di un amico che mi aveva invitata a conoscere Bryn, il loro bellissimo tigrato. Rimasi incantata dalla sua forza, ma anche dalla sua dolcezza. Da quel momento in poi ho voluto disperatamente adottare un greyhound, ma non è stato possibile fino al 2001 quando sono andata in pensione nel Nord Est dell’Inghilterra dove, mentre facevo volontariato in un rifugio locale, ho finito per adottare un greyhound ex racer che era stato abbandonato per strada.

Era un bellissimo maschio bianco e tigrato, chiamato indegnamente dal suo addestratore Ringwaxy. Archie, come l’ho chiamato io, è stato il mio primo amore di greyhound e da quel momento in poi mi sono innamorata completamente di questi bellissimi cani.

Il flusso di greyhound abbandonati, feriti, maltrattati, indesiderati e non amati che arrivavano al rifugio non aveva fine, e non c’è voluto molto perché capissi che non sarebbe stato possibile farli adottare tutti; inoltre continuavo a chiedermi quanti altri ancora non ci arrivavano neppure al rifugio.

Poi nel 2006 un quotidiano nazionale ha smacherato un uomo, che non viveva lontano da me, che per oltre 15 anni aveva ucciso sistematicamente greyhound, seppellendoli nella sua proprietà. Si stimava che avesse ucciso 10.000 greyhound, ma alla fine il processo di distruzione di massa dell’industria era stato scoperto!

Nel Nord Est dell’Inghilterra il greyhound racing era ed è ancora molto popolare, con tre grandi cinodromi e tre indipendenti più piccoli tutti nel raggio di 50 miglia l’uno dall’altro. Era molto difficile ottenere il sostegno della popolazione per le manifestazioni locali e per la frustrazione e il bisogno di fare qualcosa, qualsiasi cosa, ho fondato l’associazione Greyt Exploitations, con l’intenzione di fare ricerche online ed indagini.

La nostra prima indagine è stata un successo e, con il conseguente supporto dei media nazionali, il più grande allevatore di greyhound del paese, che vendeva cuccioli non adatti alla corse all’Università di Liverpool per la ricerca e la dissezione, ha dovuto chiudere.

Tuttavia l’indagine segreta mi ha segnata mentalmente, distruggendo quasi la mia anima. La sofferenza e le crudeltà che ho visto, e che soprattutto ho dovuto lasciarmi alle spalle, saranno impresse per sempre nella mia mente, e ci sono voluti diversi anni prima che trovassi la forza di indagare su altri 3 allevamenti.

Nonostante il sostegno dei media nazionali, oggi gli allevamenti commerciali più importanti sono ancora in attività, ma le prove che abbiamo raccolto hanno aiutato  a svelare la verità sull’industria e ad aumentare la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, contribuendo alla recente consultazione del Governo sulla tutela dei greyhound.

Ora la campagna di Greyt Exploitations è concentrata su 4 pratiche crudeli da cui dipende l’industria per i suoi profitti.

L’industria, per proteggere i suoi guadagni, sovrapprodurrà ed ucciderà sempre i cuccioli che non sono abbastanza veloci o che non hanno interesse ad inseguire la lepre meccanica.

L’industria, per proteggere i suoi profitti, prenderà sempre la decisione commerciale di uccidere i cani feriti.

L’industria ucciderà sempre i greyhound che non servono più come prodotti da scommessa, piuttosto che finanziare le loro adozioni, per proteggere i suoi guadagni, e l’industria continuerà a far correre i cani su piste pericolose per fornire un “prodotto” su cui scommettere che sia entusiasmante sia per i giocatori che per i bookmaker (gli allibratori).

Il problema nel Regno Unito si è esacerbato ulteriormente perché il nostro Governo ha concesso all’industria il diritto di auto regolamentarsi ed auto amministrarsi. Nonostante le prove schiaccianti del fallimento dell’industria nell’applicare gli standard minimi di tutela animale, il nostro Governo sembra sempre più predisposto a proteggere le tasse generate dalle entrate sul gioco d’azzardo, piuttosto che proteggere il benessere dei greyhound.

Quindi cosa sta facendo attualmente Greyt Exploitations per smascherare l’industria, incrementare la sensibilizzazione della gente e fare pressione per ottenere leggi che vietino il greyhound racing?

Abbiamo investito pesantemente in attrezzature, in modo da monitorare e registrare tutte le corse che vengono trasmesse via satellite, su internet e nelle agenzie di scommesse. Registriamo e controlliamo anche le corse trasmesse in tv.

Abbiamo sviluppato un database degli infortuni degli ultimi 8 anni che contiene i dettagli dei cani coinvolti in incidenti in pista, evidenziando ogni potenziale danno fisico. Un motore di ricerca consente di identificare quali di questi cani non hanno più corso dopo essere stati infortunati, evidenziando di conseguenza la perdita di queste dolci anime, la maggior parte di età inferiore ai due anni.                                

Nel 2013 sono stati 4500 i greyhound infortunatisi sulle piste inglesi e per almeno 1500 si è trattato della loro ultima corsa…la loro sorte è ignota.

I nostri dati sono stati pubblicati da quotidiani autorevoli e riviste e citati persino nelle relazioni parlamentari, aiutando così a sensibilizzare l’opinione pubblica ed a influenzare i legislatori.

Essendo coinvolta in prima persona nella causa della tutela dei greyhound da 10 anni, in tutto questo tempo l’ho vista crescere sempre di più, rafforzandosi ogni anno, mentre l’industria continua il suo rapido declino, come un condannato in attesa nel braccio della morte, lo stesso tipo di vita concessa a così tanti greyhound imprigionati in canili  desolati in attesa di correre fino alla morte.

Non so se vedrò mai vietare il dog racing nel Regno Unito in vita mia.

Ma non importa, ciò che conta davvero è che facciamo del nostro meglio ovunque siamo con passione e determinazione per porre fine agli orrendi maltrattamenti perpetrati a quella che sarà certo la razza di cani più sfruttata eppure anche la più bella del mondo.

Greyt Exploitations può continuare solo con il vostro aiuto a lottare per i greyhound, finché non saranno finalmente tutti liberi.

Grazie per il vostro tempo, la vostra attenzione e la vostra compassione verso i greyhound.

Trudy Baker Greyt Exploitations

© Riproduzione riservata

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Presidente e socio fondatore di Pet levrieri dalla data di fondazione. Svolge questo ruolo in maniera totalmente gratuita. Nella vita svolge la professione di psicologa e psicoterapeuta. Per crescita personale si è formata e diplomata come educatrice cinofila presso la scuola SIUA. Ha svolto il corso professionalizzante per la gestione della ricerca e del soccorso di animali smarriti, organizzato da Pet Detective. Ha iniziato a scoprire quello che accade ai greyhound nel racing in seguito all’adozione della sua prima grey, Silky, nel 2008. Da qui il suo impegno civile antiracing e anticaccia in difesa dei greyhound, dei galgo e dei lurcher. Sposata con Massimo Greco, altro socio fondatore di Pet levrieri, condivide con lui questo impegno.
Insieme condividono la loro vita con sette cani, tutti adottati: Cabana, galgo spagnolo, Zen, grey salvato dal cinodromo di Macao, King, grey salvato dal mercato della carne in Cina, Babe, grey irlandese, Barney, grey irlandese, Lucy, grey irlandese, e Adhara, una meticcia. Nel cuore sempre presenti i tre grey Silky, Blackie e Rob, che sono stati straordinari amici e ambasciatori della causa.

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Membro del consiglio direttivo di Pet levrieri. Nella vita è Direttore delle Risorse Umane di una multinazionale del settore IT. Per passione personale a luglio 2020 conseguirà il titolo di educatore cinofilo presso la scuola Il Mio Cane.net. Ha partecipato al corso di gestione della ricerca e del soccorso di animali smarriti organizzato da Pet Detective. Nel marzo 2014 adotta “per caso” Sandy, greyhound irlandese e scopre la dura realtà dei levrieri sfruttati nelle corse e nella caccia decidendo così di impegnarsi concretamente nell’Associazione.
Coordina lo Shop Online, collabora con il gruppo Adozioni nelle visite di pre-affido e nelle attività post-affido, partecipa come portavoce di Pet levrieri ad eventi di informazione e divulgazione delle attività dell’associazione. Vive a Milano con il marito Massimiliano, i figli Giorgia e Marco, la grey Sandy, la lurcher Robin e Yughi, un meticcio di oltre 15 anni. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri a titolo assolutamente gratuito.

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Vice Presidente e socio fondatore di Pet levrieri, laureata in scienze politiche internazionali, gestisce un’impresa di consulenze turistiche. In Pet Levrieri si occupa in particolare delle relazioni con la Spagna e dei profili dei galgo e si reca più volte all’anno nei rifugi spagnoli per conoscere i cani e stilarne i profili. Fa parte del team che amministra sito e pagine Fb dell’associazione.
Ha adottato la galga Debra nel 2011. Venire a contatto con la realtà dei levrieri rescue l’ha spinta ad approfondire il discorso e a impegnarsi attivamente a favore dei grey, galgo e lurcher sfruttati e maltrattati in tutto il mondo. Oltre a Debra vive con due cani meticci, salvati da situazioni di abbandono.
Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo e socio fondatore di Per levrieri, dove si occupa dell’organizzazione logistica degli eventi e del merchandising. Nella vita è titolare di un laboratorio odontotecnico dal 1990. Da sempre appassionato di cani, il suo primo cane è stato un setter irlandese. Sposato con Marianna Capurso, anche lei socia fondatrice di Pet levrieri, condivide con lei l’impegno antirancing e anticaccia in difesa dei levrieri. Accanto al presidente di Pet levrieri, ha partecipato alla prima conferenza mondiale sui greyhound in Florida nel 2016. Ha partecipato a molti corsi organizzati da Think Dog e Siua. Perle è stata la sua prima greyhound. Nella sua vita ora ci sono Peig e Inta, due lurcher, e Karim, greyhound salvato dal cinodromo di Macao, e Ricky, un pinscher, che è la mascotte di tutto il gruppo. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo di Pet levrieri. Nella vita è una pasticciera. Dal 2014 a seguito dell’adozione di Rosie, una greyhound irlandese ha conosciuto la realtà dello sfruttamento dei levrieri. Da qui l’impegno in associazione. Coordina il gruppo facebook di Pet levrieri, gestisce il canale istituzionale Twitter, ed è membro del gruppo adozioni. Condivide la vita con il compagno Stefano, socio e volontario di Pet levrieri, James greyhound salvato in Irlanda e Jasmine greyhound sopravvissuta al cinodromo di Macao, nel cuore portano Rosie e Mags greyhound salvate in Irlanda. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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