Cinodromo accusato di aver ingannato il pubblico riguardo all’eutanasia dei greyhound

Prove contro il cinodromo Kinsley Greyhound Stadium, che dimostrano come al suo interno si pratichi l’eutanasia per motivi economici di greyhound ritirati dalle corse. Il Kinsley Greyhound Stadium non è un caso isolato, ma lo specchio di un’industria, quelle delle corse, che considera i greyhound pure macchine da corse che devono dare profitto e che possono essere eliminati quando giudicati costi inutili. Di seguito la traduzione dell’articolo che riferisce di quest’ultimo caso. Cinodromo accusato di aver ingannato il pubblico riguardo all’eutanasia dei greyhound di Alex Dibble 18 Aprile 2018

Un cinodromo per greyhound è stato accusato di aver ingannato il pubblico riguardo al benessere dei cani, dopo la scoperta di un addestratore che ha soppresso un cane ritirato dalle gare, una pratica che invece la struttura aveva sempre negato.

Il Kinsley Greyhound Stadium nel West Yorkshire ha esposto un cartello in cui c’è scritto che a tutti i greyhound ritirati dalle corse viene trovata una casa. Tuttavia una volontaria animalista locale afferma che un incidente accaduto presso un ambulatorio veterinario della zona dimostrerebbe il contrario.

Jo Dimler dell’associazione Greyhound Rescue South Yorkshire ha dichiarato a talkSPORT: “Un uomo è uscito fuori da una delle sale visita portando in braccio un greyhound. Si è avvicinato alla reception ed ha pagato per la soppressione del cane”.

Ho chiesto informazioni e mi sono offerta di prendere il cane e di pagare tutte le spese per guarirlo ma si è fermamente rifiutato, dicendo che preferiva far sopprimere tutti i suoi cani perché così sapeva dove sarebbero andati a finire”. La Sig.ra Dimler afferma di esser risalita, attraverso il nome dell’addestratore, al Kinsley Greyhound Stadium. L’amministratore delegato del cinodromo, John Curran, ha detto a talkSPORT di aver fatto esporre un altro cartello in cui si informa che la struttura “offre” servizi di adozione ai proprietari quando un greyhound viene ritirato dalle corse. “Spetta al proprietario decidere se accettare la nostra offerta o se il greyhound è adatto all’adozione in un ambiente familiare. I nostri cartelli sono corretti”. La fondatrice di CAGED (Campaign Against Greyhound Exploitation & Death), Rita James ha dichiarato: “L’addestratore che si è recato dal veterinario per far sopprimere il proprio cane ci ha fatto capire che si tratta di un problema enorme. Se un addestratore del Kinsley è capace di uccidere dei cani che hanno subito infortuni curabili non è da escludere che lo facciano anche altri”. Ha poi aggiunto: “Vorremmo che il Kinsley rimuovesse il cartello perché crediamo che sia ingannevole per la clientela. Su ampia scala sappiamo che questo accade in ogni cinodromo. Non si tratta solo del Kinsley”. Le statistiche pubblicate a Marzo dal Greyhound Board of Great Britain dicono che nel 2017 sono morti 1013 greyhound, di cui 333 sono stati soppressi a causa dei costi stimati per curarli, ritenuti troppo alti, o per la prognosi infausta.

Simon Banks del GBGB ha dichiarato a talkSPORT: “Ci siamo impegnati ulteriormente per garantire il benessere dei greyhound e continueremo a farlo. Stiamo facendo tutto il possibile per ridurre il numero di decessi e infortuni, e rispetto ad altri sport riteniamo di essere a buon punto”. Ma c’è preoccupazione che il benessere animale possa venire compromesso anche dal fatto che i veterinari sono pagati dal cinodromo in cui esercitano, con un conseguente conflitto di interessi.

L’ex veterinario del cinodromo Debra Teo ha detto a talkSPORT: “Mi sono trovata in una situazione in cui ho ricevuto forti pressioni e sicuramente le mie fatture sono state saldate dopo molto tempo”. “Sarà sempre così finché i cinodromi, che ricevono molto denaro per organizzare le corse, avranno molto da perdere se un veterinario dichiara anche un solo cane inadatto a gareggiare o che la pista non è sicura. Questo può danneggiarli economicamente e alcuni addetti ai lavori pensano che i veterinari dovrebbero sapere da che parte conviene loro stare”.

Ogni anno nei 22 cinodromi sparsi in tutto il Regno Unito vengono puntati ben £ 2,3 miliardi sulle corse coi greyhound.

È stato suggerito che i cinodromi dovrebbero contribuire ad un fondo centrale che servirebbe per pagare i veterinari. La posizione del GBGB in merito è sempre quella che il Royal Veterinary College, a cui rispondono i veterinari che operano nei cinodromi, è in grado di mantenere gli standard.

Per ogni greyhound che viene ritirato definitivamente dalle corse deve essere compilato un apposito modulo, e le normative attuali autorizzano i proprietari a far sopprimere il cane se non vogliono pagarne le cure mediche o se preferiscono non effettuare la donazione di £ 100-130 prevista dal Greyhound Trust per il loro programma di adozione.

Rita James giudica questa situazione disumana. “Credo che sia vergognoso perché ci sono cani che vengono soppressi all’età di 2 o 3 anni. Si tratta di cani che possono vivere fino a 14 anni e vengono uccisi in giovane età per infortuni curabili”.

Simon Banks non è d’accordo. “i proprietari di greyhound non sono diversi da quelli di altri animali. Chiunque abbia un cane, se va dal veterinario e questo gli dice che le cure costeranno tot., può rispondere “preferirei venisse soppresso””.

Il GBGB sta lavorando su un programma che vedrà l’ente corse sostenere parte delle spese relative alle cure dei greyhound infortunati, che dovrebbe entrare in vigore nel 2018.

Tuttavia Jo Dimler insiste sul fatto che addestratori e proprietari possono essere spietati nel considerare se porre fine o meno alla vita di un greyhound. Ha definito “terribile” il lavoro presso un addestratore di un cinodromo.

Mi ha aperto gli occhi e non sono orgogliosa di averne fatto parte. Il mio primo cane: avevo 16 anni e mi sono messa letteralmente in ginocchio pregando l’addestratore di farmela tenere perché stava per essere soppressa. Mi rispose di parlarne con la proprietaria perché era tutta una questione di denaro. Questa signora è stata molto gentile, ma mi ha detto che erano tutti soldi buttati perché quel cane non avrebbe più potuto gareggiare”. La gravità degli incidenti in pista ha spinto CAGED ad organizzare anche una campagna che prevede l’affissione, davanti ad ogni cinodromo, di cartelli a beneficio dei bambini, simili a quelli presenti in TV e online sui contenuti espliciti dei programmi. Traduzione a cura di @Petlevrieri

Articolo originale: https://talksport.com/sports-news/greyhound-stadium-accused-misleading-public-over-euthanasia