Bradford: la (meravigliosa!?) vita di un greyhound irlandese

Ovunque vi siano corse commerciali con i levrieri, uno dei ritornelli standard dell’industria è che i greyhound, fino a quando corrono, sono atleti e che come tali avrebbero una vita tutto sommato dignitosa. I più spregiudicati supporter delle corse arrivano a dire che loro amano i loro cani e che l’industria è un bene perché ne permette la sopravvivenza.
Bradford, un greyhound irlandese appena arrivato in Italia, avrebbe probabilmente qualcosa da dire su questa favola, ma non può parlare ovviamente. Però possiamo farlo noi per lui.
Dunque Bradford, non è il suo nome di gara, ha corso 109 gare in quasi tre anni di carriera, certo non poche, ha vinto 12 volte, 29 volte è arrivato secondo e 27 volte è arrivato terzo; il suo montepremi è stato di 6073 euro, risultato assolutamente ragguardevole.
Come premio adesso ha un occhio, il sinistro, leso a causa probabilmente di una bastonata o qualcosa di simile, secondo quanto sostenuto dai veterinari che lo hanno visitato. Non c’è dunque da stupirsi se quando è arrivato al rifugio aveva paura di movimenti bruschi con le braccia, soprattutto se effettuati da persone con in mano oggetti.
In questa storia, una delle tante che si potrebbero raccontare a proposito del mito dei cani atleti, c’è il motivo che ci spinge a fare quel che facciamo: essere la loro voce e spiegare che la soluzione definitiva non è l’adozione dopo una vita di privazione di amore, rispetto e dignità. La soluzione è porre fine al loro sfruttamento sistematico fin dal loro concepimento rendendo illegali le corse con scommesse in Europa e nel mondo.
Quanto a Bradford, fatevi avanti, merita una famiglia tutta per lui: malgrado tutto quello che ha subito è pronto a dare il meglio di sé a chi guarderà oltre il nero del suo mantello. Perché la grandezza di questi cani sta anche in questo, nella capacità di rendersi disponibili verso l’uomo malgrado tutto.

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