Australia – False promesse da parte dell’Industria delle corse – I greyhound continuano a morire. Già 707 vittime.

Sì sa le promesse fatte dall’industria delle corse sono promesse da marinaio: una volta che l’uragano passa, si dimenticano …e non onorano! 

E così sta accadendo nel Nuovo Galles del Sud in Australia. Nell’agosto del 2016 l’ente corse aveva infatti promesso al governo di “non sopprimere inutilmente nessun greyhound”. Questa promessa faceva parte di una serie di impegni che l’industria aveva presentato per salvare il greyhoun racing nel Nuovo Galles del Sud, in seguito ad un’inchiesta incriminante e a rivelazioni esplosive sull’uso di prede vive nell’addestramento dei greyhound e sulla negligenza dei trainer scoperte dalla trasmissione Four Corners della ABC. Nel contempo erano state scoperte fosse comuni piene zeppe greyhound soppressi, con segni di morte violenta.

Due mesi dopo le promesse dell’ente corse, l’allora premier, Mike Baird, annunciò il suo dietrofront e la proposta di legge per vietare le corse commerciali coi greyhound venne formalmente abrogata nell’aprile dello scorso anno.

E così passato l’uragano e il rischio dell’ira divina, tutto è tornato come prima: ente corse continua a fare i soldi sulla pelle dei greyhound e i greyhound continuano a morire in pista e perché soppressi quando non più remunerativi.

Ed è quanto dimostrano i dati raccolti dalla deputata dei Verdi Mehreen Faruqi, che suggeriscono che l’eutanasia non necessaria sia continuata indisturbata.

In tutto la Faruqi afferma che negli ultimi 8 mesi dall’abrogazione sarebbero morti inutilmente 707 greyhound, una media di 2,68 cani al giorno. La media nei 12 mesi antecedenti all’abrogazione del divieto era di 3 cani al giorno.

Traduzione dell’articolo Greyhound deaths occurring at rate seen before NSW repealed ban, pubblicato dal The Guardian il 31 gennaio 2018. 

In Nuovo Galles del Sud si sono verificati decessi di greyhound agli stessi ritmi osservati prima dell’abrogazione del divieto

La deputata dei Verdi Mehreen Faruqi afferma che negli otto mesi successivi all’abrogazione sono morti senza ragione 707 greyhound.

Di Christopher Knaus 31/01/18

Come risulta dai dati interni, si sono verificati altri decessi di greyhound come in passato, prima che il Nuovo Galles del Sud abrogasse il suo divieto all’industria del racing.

I dettagli sui decessi nel Nuovo Galles del Sud, ottenuti grazie alle leggi sulla libertà di informazione, suggeriscono che l’industria stia facendo piccoli progressi in merito alla garanzia data nell’agosto 2016 di “non sopprimere inutilmente nessun greyhound”.

Questa promessa faceva parte di una serie di impegni che l’industria aveva presentato per salvare il greyhoun racing nel Nuovo Galles del Sud, in seguito ad un’inchiesta incriminante ed a rivelazioni esplosive sull’uso di prede vive in addestramento e sulla negligenza dei trainer scoperte dalla trasmissione Four Corners della ABC.

Due mesi dopo l’allora premier, Mike Baird, annunciò il suo dietrofront e il divieto venne formalmente abrogato nell’aprile dello scorso anno. Ma i dati ottenuti dalla deputata dei Verdi Mehreen Faruqi suggeriscono che l’eutanasia non necessaria sia continuata indisturbata. Circa 330 greyhound sono stati soppressi perché “inadatti all’adozione” tra aprile, quando il divieto è stato formalmente abrogato, e dicembre 2017. È una media di circa 1,3 decessi al giorno, leggermente più alta dell’1,1 registrato nei 12 mesi precedenti.

Altri 296 greyhound sono stati soppressi a causa di incidenti, ad un ritmo simile a quello dei 12 mesi precedenti.

In tutto la Faruqi afferma che negli ultimi 8 mesi dall’abrogazione sarebbero morti inutilmente 707 greyhound, una media di 2,68 cani al giorno. La media nei 12 mesi antecedenti all’abrogazione del divieto era di 3 cani al giorno.

La scorsa settimana gli amministratori del Nuovo Galles del Sud hanno lanciato un’indagine per appurare le circostanze di un decesso per eutanasia accaduto all’inizio di gennaio in un cinodromo regionale. Un greyhound si era scontrato con altri cani durante una corsa, commettendo una violazione del regolamento per “non esser riuscito a proseguire”. Era stato sospeso dalle gare per 28 giorni, ed è stato poi soppresso dal veterinario di turno. Ma dalle relazioni degli ufficiali di gara si evince che il cane era stato visitato e “non era stato riscontrato alcun infortunio apparente”. Nei documenti si legge anche che le soppressioni per eutanasia registrate in quella gara furono pari a 0.

La Faruqi ha aggiunto che l’industria non potrebbe esistere senza la morte di migliaia di cani.Ogni giorno viene ucciso più di un greyhound perché considerato “inadatto all’adozione”” ha spiegato. “Questo spiega quanto un greyhound sia voluto finché frutta soldi, ma una volta ritirato dalle corse e non più remunerativo diventa inadatto e viene ucciso. L’industria dovrebbe prendersi cura e riabilitare questi cani, non ucciderli perché “scomodi””. Ha aggiunto che i dati probabilmente nascondono la vera portata del problema. C’è un tracciamento minimo di quello che accade ai cani trasferiti a terze parti e niente può fermare un proprietario dal continuare a praticare l’eutanasia ai propri cani, compilando i moduli di adozione previsti per legge quando un cane si ritira definitivamente dalle gare e sopprimendolo poco dopo.

La Greyhound Racing NSW, l’organo direttivo, ha accettato l’eutanasia illegale e i greyhound non competitivi rappresentano una “piaga” dell’industria da decenni. Il problema, si dice, non è di quelli che si possono risolvere da un giorno all’altro e richiede un cambiamento culturale sostanziale all’interno dell’industria stessa. In un comunicato, la Greyhound Racing NSW ha dichiarato di “non essere la stessa organizzazione di 18 mesi fa”, ma di trovarsi ancora alle fasi iniziali della riforma. Nel comunicato si legge che l’organizzazione ha attraversato un periodo di “cambio organizzativo significativo”, da quando il divieto è stato annunciato e poi annullato nel 2016.A giugno 2017 è stato eletto un nuovo consiglio direttivo e ad ottobre sono stati nominati il nuovo amministratore delegato Tony Mestrov ed il suo vice Dayle Brown.

Tutti questi cambiamenti stanno a significare che mentre la GRNSW adesso è un’organizzazione con una forte autorità e nella posizione di poter mettere in atto un cambiamento reale, è uscita da un periodo significativo di trasformazione e queste nomine di alto livello sono in carica solo da pochi mesi” si legge nella dichiarazione.

La Greyhound Racing NSW ha affermato di prendere seriamente il problema dei greyhound “scartati”. Riconosce di “non aver adottato in passato delle misure per salvaguardare il benessere dei greyhound e promuovere un allevamento responsabile e una linea di condotta per i proprietari”. “La GRNSW riconosce l’importanza del problema e dei suoi fallimenti passati, si impegna ad attuare una riforma strategica ed una trasformazione fondamentale dell’industria” ha dichiarato l’organizzazione. “negli ultimi anni la GRNSW ha indagato, sviluppato ed attuato una serie di misure per ridurre considerevolmente il numero di greyhound soppressi inutilmente affinché si traduca in un cambiamento significativo a lungo termine e ad ogni stadio di vita dei greyhound”.

Si dovrebbe arrivare ad un calo dei decessi attraverso l’educazione, finanziamenti maggiori per i programmi di adozione dei greyhound ex racer e con una regolamentazione più efficace. “L’eutanasia illegale dei greyhound dalle prestazioni al di sotto degli standard è da decenni una piaga dell’industria e non cambierà dall’oggi al domani” ha concluso l’organizzazione.

“L’obiettivo immediato della GRNSW è quello di ridurre i decessi inutili al minimo ed assicurare che si praticherà l’eutanasia solo dopo aver intrapreso tutte le altre strade possibili, solo nel caso in cui un greyhound sia ritenuto inadatto all’adozione, e nel pieno rispetto della dignità del cane.https://www.theguardian.com/sport/2018/feb/01/greyhound-deaths-occurring-at-rate-seen-before-nsw-repealed-ban @Petlevrieri

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