Levrieri in adozione

Calcetines

Calcetines

Galgo femmina
Mantello: tigrato e bianco
Data di nascita: 06/03/2016
In rifugio dal 16/04/2019
Turco

Turco

Galgo maschio
Mantello: tigrato chiaro
Taglia grande Data di nascita: 15/05/2015
In rifugio dal 23/02/2019
OK GATTI
Tigre – Già in Italia presso famiglia foster

Tigre – Già in Italia presso famiglia foster

Galgo maschio

Mantello: rosso tigrato a pelo ruvido

Taglia media

Data di nascita: 6 gennaio 2017

OK GATTI

Brownie – Già in Italia – presso una famiglia foster

Greyhound maschio
Mantello bianco e fulvo
Altezza: 71 cm al garrese
Data di nascita: 16/06/2016
Macey

Macey

Lurcher femmina incrocio grey e saluki
Mantello bianco e fulvo
Altezza: 65 cm al garrese
Data di nascita: 01/01/2017
Sadie

Sadie

Lurcher femmina (incrocio grey e saluki)
Mantello tigrato blue
Altezza: 57 cm al garrese
Data di nascita: 01/06/2015

Ultime News

The Guardian: “Le associazioni animaliste chiedono la fine del greyhound racing dopo i mille decessi in un anno”

The Guardian: “Le associazioni animaliste chiedono la fine del greyhound racing dopo i mille decessi in un anno”

Il quotidiano britannico a diffusione nazionale The Guardian ha dedicato domenica 16 giugno un articolo alla questione della crudeltà del greyhound racing, che procura la sofferenza e la morte di migliaia di cani in UK ogni anno. I cani corrono su piste pericolose per la loro conformazione, per questo si infortunano frequentemente e una parte significativa di loro viene soppressa a bordo pista a seguito di un infortuno, perché sarebbe non remunerativo curarli. 

Nel 2018 più di mille greyhound sono morti o sono stati soppressi, una volta scartati dal circuito delle corse perchè non più adeguatamente prestanti. Molti altri cani scartati, “ritirati” come li definisce l’industria delle corse, rimangono 
confinati nei box dei trainer, oppure vengono sfruttati per la riproduzione, come donatori di sangue o semplicemente restano invano in attesa di un’adozione. Inoltre a centinaia vengono venduti o dati via per la riproduzione, per gareggiare all’estero o in cinodromi indipendenti, o sfruttati per la ricerca e la dissezione

Grazie all’incessante opera di informazione e denuncia di Greyt Exploitations e di Lacs, portando dati e fatti significativi e argomentazioni stringenti, la stampa nazionale sia sempre più dedicando attenzione alla questione della crudeltà intrinseca del greyhound racing. 

Di seguito al traduzione dell’articolo. 

Le associazioni animaliste chiedono la fine del greyhound racing dopo i mille decessi in un anno

Gli oppositori di questo sport dicono che non possa essere riformato a causa delle piste troppo pericolose e dei problemi nel dare in adozione i cani ritirati dalle corse.

Secondo i dati dell’industria, lo scorso anno sono morti o sono stati soppressi quasi 1000 greyhound da corsa, e questo ha indotto le associazioni animaliste a sollecitare nuovamente la richiesta di porre fine a questo sport nel Regno Unito.

I dati, pubblicati dal Greyhound Board of Great Britain (GBGB), fanno parte di un’iniziativa concertata al miglioramento degli standard di benessere animale, ma le associazioni di volontariato affermano che l’industria non possa essere riformata a causa delle piste ovali  “progettate in modo pericoloso”, responsabili della maggior parte degli incidenti, e per l’incapacità di affidare in modo adeguato i cani una volta ritirati dalle corse.

Nel 2018 sono stati “addormentati” centinaia di cani per varie ragioni, tra cui i costi elevati per le cure mediche a cui avrebbero dovuto sottoporsi in seguito ad un infortunio, e per l’assenza di una “valida opzione alternativa alle corse”, mentre per altri non è stata trovata una famiglia adottiva adatta.

Il GBGB ha riconosciuto il fatto che queste siano “morti evitabili e non necessarie” ed ha promesso di eliminarle dallo sport.

Lo scorso anno sono stati soppressi a bordo pista “in modo dignitoso” quasi 250 greyhound, alcuni sono deceduti per “morte improvvisa”, mentre altri 190 sono stati soppressi successivamente perché ritenuti “inadatti all’adozione”.

I dati dicono anche che quasi un quarto sono stati affidati a famiglie oppure sono rimasti ai proprietari/addestratori, e il 60% è stato affidato alle cure di associazioni e rifugi.

Trudy Baker, coordinatrice di Greyt Exploitations, ha dichiarato che centinaia di cani sono rimasti nel circuito commerciale dopo il loro ritiro dalle gare, e gli impegni assunti dall’ente corse nel garantire standard di benessere più alti non terrebbero conto della “sofferenza e morte di migliaia di cani”.

“La verità è che centinaia di cani indicati come “ritirati” dal GBGB restano ancora nell’ambiente commerciale, confinati nei box dei trainer che non hanno rispettato le specifiche concordate con il British Standard Institute, oppure vengono sfruttati per la riproduzione, come donatori di sangue o semplicemente restano invano in attesa di un’adozione” ha detto.  “Inoltre a centinaia vengono venduti o dati via per la riproduzione, per gareggiare all’estero o in cinodromi indipendenti, o sfruttati per la ricerca e la dissezione”. Ha aggiunto: “nessun inefficace impegno “di facciata” sul benessere animale che potrà far fronte alla sofferenza e alla morte di migliaia di cani costretti a correre su piste progettate in modo pericoloso”.

Chris Luffingham, della League Against Cruel Sports, ha detto che il greyhound racing è per sua stessa natura pericoloso, sottolineando come sia responsabile ogni anno della morte e infortuni di migliaia di cani nel Regno Unito.

“L’industria del greyhound racing dimostra sistematicamente di non essere all’altezza delle sue promesse di mettere finalmente il benessere dei cani al primo posto” ha detto.

“Quello di cui questi greyhound hanno davvero bisogno non sono certo altre promesse da parte dell’industria, ma l’eliminazione progressiva di questo sport e la certezza di una buona adozione presso famiglie dove potranno vivere a lungo e in salute”.

Mark Bird, amministratore delegato del GBGB, ha dichiarato che l’industria è determinata a “eliminare tutti gli infortuni evitabili e i decessi non necessari”. “Per farlo, tuttavia, c’è bisogno non solo dell’impegno da parte di tutti, ma anche della disponibilità di finanziamenti adeguati e a lungo termine così da poter far prosperare il benessere animale” ha aggiunto.

Il Ministro della Tutela Animale, David Rutley, ha detto: “La trasparenza è la chiave per comprendere come possiamo migliorare gli standard di benessere animale…Vogliamo che sempre più greyhound trovino una nuova casa e si godano il resto della vita in salute quando abbandonano questo sport”.

Negli ultimi anni c’è stato un drastico declino nel numero di cinodromi attivi, con molte strutture che hanno chiuso i battenti per sempre, come Wimbledon e Towcester per citare i più famosi, e l’affluenza di visitatori è ridotta ai minimi storici.

Articolo originale 
https://www.theguardian.com/sport/2019/jun/16/charities-call-for-end-to-greyhound-racing-after-1000-deaths-in-a-year

©Petlevrieri 

Quelli che mollano al primo ostacolo

Quelli che mollano al primo ostacolo

Ci sono cani che vegliano il loro proprietario morto, cani che aspettano il suo ritorno sempre nello stesso luogo. Ci sono tanti persone che hanno cambiato la loro vita quando hanno cominciato a dividerla con un cane, persone che farebbero qualunque sacrificio pur di dargli il meglio, persone che non possono non versare lacrime alla sola idea di doverlo lasciare andare.

In questi anni ho visto moltissime persone così, gente di differente estrazione sociale, del nord e del sud, con livelli culturali molto differenti. Gente che piuttosto che mollare i cani che ha adottato ha fatto sacrifici in tutti i sensi, economici e non, che ha cambiato il proprio stile di vita, che ha modificato le proprie abitudini. Qualcuno ha incontrato problemi di vita veramente troppo grandi e ha dovuto fare una scelta che mai avrebbe pensato di fare, ma ha affrontato questo con dolore e dignità.

Poi ci sono stati alcuni, non moltissimi, ma comunque troppi, che di fronte a piccoli problemi, oppure semplicemente perché incapaci di fare qualche sforzo e qualche sacrificio hanno semplicemente alzato il telefono e restituito il cane. A dire il vero questo termine è improprio, dal momento che un cane adottato non è un bene che si acquista dopo un periodo di prova, non c’è garanzia alcuna. Esattamente come quando si sceglie di avere un figlio. In realtà, queste persone non restituiscono il cane ma lo abbandonano: semplicemente questi cani sono fortunati per il fatto di avere alle spalle associazioni che non smettono mai di prendersene cura, in qualche modo. Ma se non fosse così, questi cani finirebbero in un canile. Questa è la realtà.

Quel che poi è veramente insopportabile è che pochissimi sono in grado di riconoscere il loro fallimento, perché di un loro fallimento si tratta, senza sentire in qualche modo il bisogno di trovare giustificazioni ridicole o addirittura di inventare comportamenti del cane per autoassolversi. Qualcuno arriva a dire piangendo, con un atteggiamento di autocommiserazione privo di qualunque volontà di mettersi in gioco, che la colpa è sua: il cane è perfetto, ma io sono inadeguato. L’approccio è quello, molto diffuso, di chi di fronte al primo problema che incontra, vero o presunto, piuttosto che affrontare la situazione sceglie la via più semplice: cambiare strada.

Non è moralismo: fare una scelta è assumersi gli onori e gli oneri, le gioie e le responsabilità, non è una questione etica, ma di convivenza civile e sociale. Quel cane che abbandoni testimonia che sei una persona non affidabile e, anche se non finisce in un canile ma tanto più se invece ci va, diventa un problema di tutti. Un problema economico ma anche relazionale: ogni abbandono, ogni restituzione fatta come se il cane fosse di pezza è uno strappo ai danni di una convivenza fatta di responsabilità, di legami positivi, di scelte che tengono conto degli altri. Quando molli un cane stai dicendo al mondo che tu sei l’unica cosa che conta e stai scaricando il tuo problema sugli altri.

 

La BBC: “In Scozia si rinnova la richiesta di vietare il greyhound racing”

La BBC: “In Scozia si rinnova la richiesta di vietare il greyhound racing”

Campaigners are calling for greyhound racing to be banned

“The Nine” il notiziario di punta del canale scozzese della BBC ha portato all’attenzione del grande pubblico la questione della crudeltà del greyhound racing nel Regno Unito, un settore dell’industria multimilionaria del gioco d’azzardo, che causa sfruttamento, sofferenza e morta a migliaia di greyhound ogni anno. 

L’attenzione che i mass media stanno sempre più dedicando ad esporre dati, fatti, argomentazioni che motivano l’urgenza di vietare il greyhound racing in UK è anche l’esito dello straordinario lavoro che il movimento antiracing inglese sta facendo da tantissimi anni. 

Complimenti all’associazione antiracing scozzese Scotland Against Greyhound Exploitation – SAGE per il lavoro di sensibilizzazione che sta facendo in Scozia e per aver ottenuto l’attenzione sul programma di punta della BBC scozzese. 
Di seguito il servizio tv. 

 

Di seguito la traduzione dell’articolo sul servizio andato in onda pubblicato sul sito della BBC. 

In Scozia si rinnova la richiesta di vietare il greyhound racing

di Connor Gillies “The Nine reporter

18 giugno 2019

Secondo gli attivisti il greyhound racing è “obsoleto e crudele”, e non ha ragione di esistere nella moderna Scozia.

Si è intensificata la richiesta di vietare questo sport dopo la pubblicazione dei dati statistici relativi al Regno Unito che hanno mostrato come lo scorso anno nell’industria del racing siano morti quasi 1000 cani.

L’ente corse, il Greyhound Board of Great Britain (GBGB), ha insistito sul fatto che quei numeri rappresentano solo una minima parte della partecipazione complessiva.

Settimanalmente vengono organizzate manifestazioni di protesta davanti allo Shawfield Stadium di Glasgow.

Il greyhound racing fa parte dell’industria multimilionaria del gioco d’azzardo e in Gran Bretagna viene visto ogni anno da centinaia di migliaia di persone.

A marzo 2018 il GBGB ha lanciato il “Greyhound Commitment”(“L’Impegno verso i Greyhound”) di cui si diceva che avrebbe fissato le proprie aspettative su come lo sport e l’industria avrebbero dovuto essere gestiti “mettendo il benessere animale al primo posto”.

Sono stati pubblicati per la prima volta anche i dati sul numero di cani infortunati e soppressi in questo sport.

Adesso è disponibile a tutti anche la seconda serie di dati annualiche mostrano gli infortuni e i decessi nel 2018.

Lo scorso anno nel Regno Unito sono morti in tutto 932 greyhound, di cui 242 a bordo pista.

Protests are held every Saturday evening outside Shawfield Stadium

Al termine della loro carriera da racer, sono stati “addormentati” anche centinaia di altri cani da corsa. Le motivazioni erano diverse e includevano i costi troppo elevanti per il mantenimento, la mancanza di famiglie adottive o l’inadeguatezza del cane all’affidamento.

104 cani sono deceduti per malattie terminali, cause naturali o altre ragioni, e 72 sono state le morti improvvise.

Shawfield Stadium in Glasgow is Scotland’s only registered greyhound racing track

I dati mostrano anche che lo scorso anno si sono infortunati ben 4963 greyhound.

L’unico cinodromo registrato in Scozia è lo Shawfield a Glasgow.

Protesters want to raise awareness about the negative effects they say racing has on the animals that take part

Gill Docherty, che organizza un sit-in di protesta ogni sabato sera, ha detto alla programma The Nine della BBC: “Il greyhound racing è qualcosa che dovrebbe rimanere confinato nei libri di storia in Scozia e nel Regno Unito”. “E’ obsoleto, crudele e causa la morte di migliaia di cani. Pensiamo che non abbia più ragione di esistere nel nostro paese”.“La nostra è una protesta assolutamente pacifica. Offriamo i nostri opuscoli informativi a chi entra nello stadio, mentre noi restiamo fuori con i nostri cartelli. Se qualcuno vuole unirsi a noi è il benvenuto”. Ha aggiunto: “Veniamo qui da due anni e mezzo e il sostegno che riceviamo dalla gente è enorme”.

Mark Bird from the GBGB said the industry was working to reduce the number of injuries and deaths

Il GBGB sottolinea il fatto che nel 2018 sono rimasti nell’ambiente dell’industria o stati affidati con successo a famiglie l’87,9% dei greyhound ex racer, grazie anche all’aiuto di associazioni di volontariato.

Per la maggior parte delle persone una sola morte è inaccettabile, ma si tratta di cani da lavoro, fanno parte dell’intrattenimento come i cavalli nell’ippica” ha detto Mark Bird, amministratore delegato del GBGB.

Ha aggiunto: “Ci sforzeremo sempre di ridurre questi numeri al minimo”.

Il GBGB ha dichiarato che sono già stati fatti dei progressi e il suo “impegno” a migliorare gli standard di tutela animale prevede anche lo stanziamento di fondi per aiutare i proprietari dei cani a sostenere le spese veterinarie. Hanno aggiunto anche che le persone giovani che si avvicinano al dog racing verranno addestrate sulle modalità di cura e gestione dei greyhound da corsa.

Un’altra attivista scozzese, Yasmin Taylor, ha detto di essere molto preoccupata per gli infortuni subiti da alcuni cani coinvolti dall’industria.

“Ho avuto un greyhound ex racer salvato dall’industria che ne è uscito in condizioni orribili”. “Aveva quasi tutti i denti talmente danneggiati che siamo stati costretti ad asportarli. Aveva ferite non curate e so bene come sono costretti a vivere questi cani”. “Il dog racing è stato vietato in così tanti paesi, perché non qui?”

Rispondendo alle problematiche sollevate dagli attivisti, il Sig. Bird ha aggiunto: “lo scorso anno hanno gareggiato 6000 cani in più rispetto al 2017, per cui la percentuale di infortuni è aumentata solo dello 0,1%. Non è così male come qualcuno vorrebbe intendere”. “Quello che stiamo cercando di fare è ridurre questi incidenti anno dopo anno”.

Articolo originale: 
https://www.bbc.com/news/uk-scotland


©Petlevrieri 

 

I greyhounds di macau in adozione

Win Warrior – greyhound salvato dal Canidrome di Macao – Già in Italia presso famiglia foster

Win Warrior – greyhound salvato dal Canidrome di Macao – Già in Italia presso famiglia foster

Greyhound maschio australiano
Mantello nero
Altezza: 68 cm al garrese
Data di nascita: 18/11/2011
Joyful Town – Greyhound salvata dal Canidrome di Macao – Già in Italia presso famiglia foster

Joyful Town – Greyhound salvata dal Canidrome di Macao – Già in Italia presso famiglia foster

Greyhound femmina australiana
Mantello nero
Altezza:  64 cm al garrese
Data di nascita: 18/01/2012
Lyn – Greyhound salvata dal Canidrome di Macao – Già in Italia presso famiglia foster

Lyn – Greyhound salvata dal Canidrome di Macao – Già in Italia presso famiglia foster

Greyhound femmina
Mantello nero con petto bianco
Altezza: 64 cm al garrese
Data di nascita: 01/11/2016

Presidente e socio fondatore di Pet levrieri dalla data di fondazione. Svolge questo ruolo in maniera totalmente gratuita. Nella vita svolge la professione di psicologa e psicoterapeuta. Per crescita personale si è formata e diplomata come educatrice cinofila presso la scuola SIUA. Ha svolto il corso professionalizzante per la gestione della ricerca e del soccorso di animali smarriti, organizzato da Pet Detective. Ha iniziato a scoprire quello che accade ai greyhound nel racing in seguito all’adozione della sua prima grey, Silky, nel 2008. Da qui il suo impegno civile antiracing e anticaccia in difesa dei greyhound, dei galgo e dei lurcher. Sposata con Massimo Greco, altro socio fondatore di Pet levrieri, condivide con lui questo impegno.
Insieme condividono la loro vita con sette cani, tutti adottati: Cabana, galgo spagnolo, Zen, grey salvato dal cinodromo di Macao, King, grey salvato dal mercato della carne in Cina, Babe, grey irlandese, Barney, grey irlandese, Lucy, grey irlandese, e Adhara, una meticcia. Nel cuore sempre presenti i tre grey Silky, Blackie e Rob, che sono stati straordinari amici e ambasciatori della causa.

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Macia, vicepresidente e socio fondatore di Pet Levrieri, ha lavorato presso case editrici e oggi collabora in qualità di correttrice di bozze e per la revisione di testi. Nel 2011 ha adottato il suo primo levriero, entrando in contatto con la triste realtà che si cela dietro galgo, grey e lurcher e da qui è nato il suo impegno che condivide con suo marito Francesco, anche lui volontario all’interno dell’associazione. Ricopre il ruolo di Coordinatore del gruppo Adozioni e a ogni arrivo la trovate dietro un tavolo a far firmare moduli agli adottanti.
Vive a Milano con il marito in compagnia di un galgo spagnolo, Rodrigo, e due grey irlandesi, Rosden e Suzie, l’ultima adottata un anno fa.

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Vice Presidente e socio fondatore di Pet levrieri, laureata in scienze politiche internazionali, gestisce un’impresa di consulenze turistiche. In Pet Levrieri si occupa in particolare delle relazioni con la Spagna e dei profili dei galgo e si reca più volte all’anno nei rifugi spagnoli per conoscere i cani e stilarne i profili. Fa parte del team che amministra sito e pagine Fb dell’associazione.
Ha adottato la galga Debra nel 2011. Venire a contatto con la realtà dei levrieri rescue l’ha spinta ad approfondire il discorso e a impegnarsi attivamente a favore dei grey, galgo e lurcher sfruttati e maltrattati in tutto il mondo. Oltre a Debra vive con due cani meticci, salvati da situazioni di abbandono.
Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo e socio fondatore di Per levrieri, dove si occupa dell’organizzazione logistica degli eventi e del merchandising. Nella vita è titolare di un laboratorio odontotecnico dal 1990. Da sempre appassionato di cani, il suo primo cane è stato un setter irlandese. Sposato con Marianna Capurso, anche lei socia fondatrice di Pet levrieri, condivide con lei l’impegno antirancing e anticaccia in difesa dei levrieri. Accanto al presidente di Pet levrieri, ha partecipato alla prima conferenza mondiale sui greyhound in Florida nel 2016. Ha partecipato a molti corsi organizzati da Think Dog e Siua. Perle è stata la sua prima greyhound. Nella sua vita ora ci sono Peig e Inta, due lurcher, e Karim, greyhound salvato dal cinodromo di Macao, e Ricky, un pinscher, che è la mascotte di tutto il gruppo. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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Membro del consiglio direttivo di Pet levrieri. Nella vita è una pasticciera. Dal 2014 a seguito dell’adozione di Rosie, una greyhound irlandese ha conosciuto la realtà dello sfruttamento dei levrieri. Da qui l’impegno in associazione. Coordina il gruppo facebook di Pet levrieri, gestisce il canale istituzionale Twitter, ed è membro del gruppo adozioni. Condivide la vita con il compagno Stefano, socio e volontario di Pet levrieri, James greyhound salvato in Irlanda e Jasmine greyhound sopravvissuta al cinodromo di Macao, nel cuore portano Rosie e Mags greyhound salvate in Irlanda. Svolge i suoi incarichi in Pet levrieri in maniera totalmente gratuita.

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