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Racing e coursing amatoriali? No, grazie!

Racing e coursing amatoriali? No, grazie!

La questione del racing e del coursing amatoriali è un tema ricorrente e richiede un approfondimento: il punto è se queste attività, private dell’aspetto commerciale, facciano bene oppure no ai cani.

La prima considerazione riguarda il racing che, al di là degli aspetti di crudeltà insiti quando è commerciale, non è un’attività naturale per i levrieri. I levrieri come famiglia di razze amano correre, semplicemente perché è nel loro DNA di cacciatori a vista. Ma le corse in pista sono innaturali, e lo dicono gli stessi trainer.

Scrive Darren Morris in Training and Racing The Greyhound: “Puppies do not  learn to run around a greyhound track all by themselves. While is natural for them to chase live quarry across a field, chasing a dummy often needs plenty of tuition.”. Dunque  i cuccioli hanno bisogno di essere istruiti perché non imparano da soli a correre in pista, è innaturale.

Inoltre, e questo è forse anche più importante, correre in pista è intrinsecamente molto pericoloso. A questo proposito Darren Morris scrive che i greyhound sono animali capaci di raggiungere la velocità massima a partire da fermi in un tempo rapidissimo, e che la possibilità di riscaldarsi prima è molto limitata. Questo sottopone il fisico a uno stress tremendo, reso ancora maggiore da due fatti: la forma dei circuiti e il carattere competitivo delle corse.

Per quanto riguarda la forma dei circuiti, i cani arrivano alla prima curva al massimo dell’accelerazione e  qui devono correggere la traiettoria: questo è pericolosissimo e infatti la prima curva è spesso quella mortale. Inoltre, i cani lanciati alla massima velocità dietro alla lepre meccanica, corrono affiancati e il minimo scontro può avere conseguenze letali.

Tutto questo senza considerare lo stato delle piste e la forma fisica dei cani, che peraltro è in linea di massima superiore nel racing commerciale, dove i cani sono allenati per la prestazione e da persone cha comunque fanno questo per professione.

Questi aspetti problematici sono presenti anche nelle corse amatoriali: il compito è lo stesso e la forma della pista anche. L’assenza delle scommesse non influisce dal punto di vista del cane che non sa che non si scommette su di lui e corre automaticamente per prendere la lepre meccanica.

Sul piano del benessere psicologico poi le corse non hanno alcun beneficio, anzi il contrario. Soprattutto se parliamo di levrieri rescue, siano essi greyhound o galgo, parliamo di cani che hanno un’ipertrofia della motivazione predatoria. E se sono cani che vengono dalle corse hanno anche sviluppata la motivazione a competere. Ora, entrambe le motivazioni sono dannose in un contesto ambientale come quello offerto nelle nostre famiglie di adozione. Cani con un predatorio troppo forte e con una forte spinta alla competizione possono avere forti problemi ad inserirsi in un contesto sociale in cui sono positive altre motivazioni, come quella collaborativa e quella sociale. Un cane che parte come un missile quando vede un gattino o un cagnolino è un problema, un cane che invece di collaborare con gli altri cani o con noi compete è un problema.

L’argomento di punta dei cultori del coursing e del racing amatoriale è che il cane quando corre è felice. A dire il vero questo è l’argomento principale usato anche dall’industria delle corse per giustificare lo sfruttamento dei greyhound: i greyhound sono felici di correre, quindi l’industria fa del bene ai cani.

Questo argomento si basa su una sottile, ma importante, confusione linguistica, cioè sull’equivalenza di concetti come correre e inseguire per predare. I levrieri in pista non corrono, ma inseguono una preda per catturarla; peraltro la preda non la catturano mai e questo implica frustrazione. Un levriero che insegue una preda e non può prenderla è come un essere umano che ama nuotare, viene portato al mare ma non può nuotare.

Quel che può piacere al cane è dunque correre, ma questo si può fare senza bisogno di mandarlo in frustrazione in pista. Semplicemente in un prato.

Se invece consideriamo il coursing amatoriale, indubbiamente è più coerente con la natura di cacciatori dei levrieri; dunque da questo punto di vista, e solo da questo punto di vista, è meno innaturale del racing. Il coursing è dunque un’attività potenzialmente più gratificante.

Tuttavia, ci sono dei problemi anche qui perché non è vero che esercitare una motivazione gratificante porta alla diminuzione della motivazione. Il modello energetico dice questo: se mi sfogo poi non lo faccio più. In realtà avviene proprio il contrario: più faccio una cosa che mi gratifica, più ho voglia di farla, in poche parole.

Dunque, dal momento che i levrieri rescue hanno un’alta motivazione predatoria e sono molto competenti, e dal momento che ai levrieri rescue piace esercitarla, più gli faccio fare coursing amatoriale più aumento la predatorietà.

Questa considerazione vale anche per i levrieri non rescue, perché comunque non vivono in natura come cacciatori, ma vivono in contesti urbanizzati in cui un eccesso di predatorietà è un problema.

Inoltre, sia il coursing che il racing sono attività in cui non esiste alcuna collaborazione tra uomo e cane: sono attività che non aumentano la relazione perché l’uomo non condivide l’attività del cane.

Non mi viene in mente alcuno sport con gli animali, vero o presunto, in cui gli umani stiano a guardare senza partecipare direttamente. Con una sola eccezione, cioè i combattimenti tra cani. Non voglio dire che i combattimenti siano come il coursing, ma in entrambi i casi l’uomo e l’animale non collaborano.

Noi dobbiamo invece aumentare il nostro legame con i levrieri rescue e non, facendo cose interessanti insieme.

Infine, il coursing e il racing sviluppano il comportamento irriflessivo nel levriero: vedo, parto. Noi invece dobbiamo lavorare con il nostro levriero per aumentare gli autocontrolli e la riflessività e la riflessione.

Per queste ragioni io credo che anche il coursing amatoriale sia dannoso per i levrieri rescue.

Ho letto infine di persone che affermano di portare il levriero al coursing come porterebbero i propri figli alle gare di atletica. Spero sinceramente che non siano come quei genitori che poi si scannano tra di loro presi dall’agonismo. Posso sbagliarmi, ma è possibile che più che i cani si divertano i proprietari.

Peraltro il coursing amatoriale non è sempre quella bella riunione di famiglia che alcuni lasciano intendere.

Per esempio ricordiamo la morte di un piccolo levriero italiano, e il ferimento di un altro, durante il campionato europeo di coursing, tenutosi il 27, 28, 29 giugno 2014 a Lavarone, e organizzato dalla FCI e dall’Enci. Questo evento fu seguito da polemiche furibonde nello stesso mondo del coursing. Ma come scritto su un sito locale “Sul piano del marketing turistico Lavarone , con questa manifestazione, mette a segno un colpaccio di prim’ordine e un’ottima apertura di stagione.”.

Dunque dietro questa attività non mancano gli interessi economici e d’altra parte tra i più accesi sostenitori del coursing ci sono allevatori di cani che praticano il coursing. Un maligno potrebbe pensare che qualche interesse ci sia.

Massimo Greco

Massimo Greco
Written by Massimo Greco

7 Comment responses

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    maggio 10, 2017

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    maggio 11, 2017

    Gentile Massimo, leggo con crescente tristezza e disappunto il suo articolo. Mi piacerebbe confrontarmi maggiormente sul perchè afferma certe cose sul coursing amatoriale che pratichiamo qui in Italia. Non entro nel merito dei rescue che, sono d’accordo, devono interrompere l’attività agonistica, ma non finendo in pensione su un divano come belle statuine poichè essendo stati trattati come atleti fino al giorno prima questo contrapasso non gli giova assolutamente, nè nel corpo nè nella mente.
    Ma per tutti gli altri levrieri che invece nascono in casa o arrivano da situazioni più o meno felici questo sport oso dire che è quasi una manna dal cielo perchè gli da la possibilità di riappropriarsi della loro natura. Certo, sarebbe per tutti più bello correre dietro una lepre in aperta campagna, ma diciamolo, non sempre è possibile. e per quanto riguarda la blasfemia (sì, non trovo parola più idonea) che questo è l’unico sport che cane e padrone non pratichino insieme, le consiglierei di documentarsi un po’ di più. magari leggendo non solo gli articoli degli allevatori irlandesi ma anche le felici testimonianze di noi semplici padroni italiani che passiamo le domeniche sui campi, sotto la pioggia o magari a meno dieci gradi solo per divertirci con i nostri amati cani. Far fare coursing a un levriero significa tenerlo allenato, pensare alla sua alimentazione, assicurarsi che sia in perfetta forma e questo avviene non la domenica sul campo, ma durante tutto l’arco della settimana: noi corriamo insieme ai nostri cani dopo l’ufficio, dopo dieci ore di lavoro, li portiamo a fare lunghe passeggiate di chilometri e chilometri e non ci ferma la pioggia, la neve o un po’ di febbre. impariamo a massaggiarli, ad accorgerci di ogni loro minimo disagio, gli insegniamo a giocare con la pezza come se fosse una pallina, e facciamo esercizi di fitness che per loro sono un gioco. e le assicuro che la pezza alla fine di ogni gara la prende anche l’ultimo arrivato e nessuno si incazza contro un cane se non è stato performativo. Che poi ci siano padroni esaltati o antipatici e sgradevoli, questo ahimè è umano. Sarei ben felice di eliminarli, ma abbiamo tutti diritto di essere noi stessi, come lei lo ha di esprimere pareri su un’attività che mal conosce o di cui ha solo preso nota delle parti che più le facevano comodo per avvalorare la sua tesi.
    Per rafforzare la mia difesa di questo sport e di chi con me lo pratico, le racconto del mio borzoi, un rescue criptorchide che era destinato a marcire in un pollaio in francia. oggi è un meraviglioso cane che dall’aggredire passeggini e qualsiasi cosa a quattro zampe gli passasse a tiro è passato a fare addirittura l’attore in teatro, docile e mansueto. e questo è stato possibile solo grazie al coursing (oltre a tutta la mia dedizione e pazienza). Il coursing inteso come il farlo tornare ad appropriarsi della sua identità, gli ha dato la sicurezza e le competenze che gli appartengono sin dalla nascita. Aver rispettato la sua natura lo ha reso un cane socializzato e certo il lavoro non si limitava a sganciarlo per 30 secondi dietro a una pezza. il lavoro è stato lungo sofferto e pieno di ostacoli, ma alla fine se i risultati sono arrivati lo devo fortemente a questo sport. Oggi il mio borzoi cammina al mio fianco in qualsiasi situazione anche senza la costrizione di un guinzaglio perchè mi rispetta mi ascolta e mi ama e se lo fa è anche perchè io gli ho permesso di vivere la sua natura senza chiuderlo in casa per non esporlo ai rischi della vita. e le assicuro che il binomio che si è creato tra me e il mio cane non finisce quando lo lancio dietro la pezza, perchè se su quel campo succede qualcosa è da me che torna. e prima di partire e subito dopo è me che guarda negli occhi come raramente un uomo mi ha mai guardata e le assicuro che è la gratificazione più grande.
    prendere ad esempio l’incidente di lavarone per giustificare la pericolosità del coursing è disonesto, perchè allora dovrebbe citare tutti gli episodi in cui i cani sono morti negli sgambatoi per una buca, un albero, una rissa, o tutti quelli di padroni inesperti ai quali disgraziatamente si è allentato un guinzaglio e non hanno potuto richiamare a sè i loro cani perchè non avevano creato quel rapporto di fiducia e complicità che le assicuro noi amatori delle corse della domenica creiamo col nostro compagno.
    Conosco bene il mondo dei rescue, da lì arrivo anch’io, e non mi sembra che si faccia così spesso un lavoro di collaborazione col proprio levriero, spesso devastato nella psiche e nel corpo, che di tutta risposta si chiude sotto una campana di vetro o si riempie di psico farmaci o rimedi della nonna per riuscire ad inserirlo malamente in società.
    Ogni opinione è lecita, ma prima di lanciarla nell’etere per raccogliere proseliti, forse sarebbe più onesto confrontarsi. a puntare il dito siamo bravi tutti, ad accettare e raccogliere un punto di vista diverso molti meno.

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      maggio 11, 2017

      Leggendo il suo commento mi rendo conto in primo luogo che lei non polemizza con me. In nessun modo io sostengo che i levrieri, rescue o meno, siano cani da divano, patatoni, e altre sciocchezze del genere. Troverà sul nostro sito molti articoli in cui polemizzo con questa visione che faccia dei levrieri dei cani infelici, deve soltanto andare a cercare. Tantomeno troverà sciocchezze sui levrieri che sarebbero beni preziosi da preservare, come se fossero cose.
      In questo senso le mie considerazioni su quanto accaduto in Trentino tempo fa non riguardano la morte del cane, ma il fatto che la sicurezza dei cani non sembra essere stata al primo posto da parte degli organizzatori, e questo per la presenza di interessi economici di varia natura. Smettiamola di parlare del coursing amatoriale organizzato dall’ENCI come se si trattasse di scampagnate, non lo sono, esattamente come non lo sono gli show organizzati dall’Enci.
      Se il punto è far correre il proprio cane da solo dietro a una pezza, posso anche riconoscere che non si tratta necessariamente di un’attività negativa; il problema nasce quando si entra in una logica competitiva, in cui entrano fatalmente in gioco altri fattori.
      I miei levrieri rescue, e non solo i miei, sono in ottima forma anche senza fare coursing, semplicemente perché fanno molte passeggiate anche in libertà con noi, hanno modo di correre per divertimento tra loro senza bisogno di una preda, hanno fatto attività come la mobility e, perché no, anche giochi di attivazione mentale. Sono ottimamente alimentati e noi facciamo con loro attività come la palestra con il corpo o il t-touch. Poi se un mio cane ha un problema muscolare lo porto da una persona competente e che ha i titoli per massaggiarlo in maniera appropriata.
      Credo anche io che si debba cercare di rispettare il più possibile la natura di un cane, ma credo anche che si debba farlo in maniera compatibile con le condizioni di vita e l’ambiente che incontrano nelle nostre città. La predatorietà incontrollata non è desiderabile e deve essere disciplinata e non generalizzata, perché in città è pericolosa e dannosa per il cane e per la relazione con noi. D’altra questo vale anche per altre razze, come i cani da pastore o i cani in origine selezionati per il combattimento.
      Non capisco in che modo il coursing possa essere un’attività praticata insieme dall’uomo e dal cane: lei corre insieme con il cane? Lei prepara il cane, lo allena, ecc. ma la prestazione del cane è fatta senza di lei, e non so se lei sia in grado di fermarlo durante una gara di coursing. Mi vuole citare altri sport, o presunti tali, in cui avviene qualche cosa di simile? Quando il cane parte, in pista nel racing o in un campo nel coursing, l’umano è out.
      Concludo segnalandole che la sua conoscenza del mondo dei levrieri rescue è un po’ datata, dal momento che non è a conoscenza di un punto di vista come il nostro, che niente ha a che vedere con quello che lei descrive, e che effettivamente è stato l’unico punto di vista esistente per anni.

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        maggio 12, 2017

        Gentile Massimo, la mia non voleva essere una polemica, nè verso di lei nè verso altri. ho solo voluto approfittare del suo articolo che, rispetto ad altre uscite su tale argomento, resta comunque più documentato e motivato, per far conoscere un punto di vista diverso su questo sport o attività amatoriale. Lei si rivolge principalmente ai suoi adottanti ma va da sè, vista la piattaforma, che non saranno gli unici a leggerlo e, sebbene in maniera più pacata, continuerà ad alimentare nelle persone che hanno fatto la scelta di dare una seconda opportunità (migliore) a queste anime, un’immagine infernale del coursing. Sottolineo subito, nel caso ci fosse qualcuno che volesse fraintendere, che è lontano da me il voler difendere il sistema irlandese, che condanno quanto lei e che per me dovrebbe essere raso al suolo. Quello che voglio difendere è che esiste anche un altro modo di rapportarsi a questo sport. Un modo sano e pulito che tiene conto in primis della sicurezza del cane e del suo benessere psico fisico. Un modo che è lontano da qualsiasi interesse economico. La stessa Enci non ci tiene molto in considerazione visto l’esiguo numero di partecipanti a queste manifestazioni, che vede quindi spesso volontari ad aiutare nell’organizzazione (siamo circa una centinaio, con un lento e minimo ricambio. qualcuno si avvicina per un anno o fin tanto che vede il suo cane motivato, qualcun altro, molti meno, ne fa una passione duratura) Questa accusa che siamo mossi da interessi economici la trovo alquanto ridicola e vorrei vedere le prove: partecipare a una domenica di gare tra iscrizione, viaggio, albergo (oltre al lavoro che c’è prima e dopo di cui non tengo conto) ha un costo che per persone come me (e siamo un cospicuo numero di quel centinaio) che vivono di uno stipendio da impiegata è un enorme sacrificio. Lei potrà ribadire “e allora chi glielo fa fare?” Posso solo risponderle: la gioia di divertirmi col mio cane, di rivedere amici sparsi per l’italia che hanno la mia stessa passione o anche solo la voglia di partire all’avventura a scoprire posti insieme a un compagno di viaggio tanto fedele e amato.
        Anche la sua associazione (come altre) percepisce (per me più che giustamente) del denaro dall’attività e dagli adottanti e sa bene che dietro a questo non sono pochi ad accusarvi di voler lucrare sulla sofferenza dei cani e che alimentate il mercato irlandese. Lei può anche rispondermi che sono accuse mosse ad altre associazioni e non alla sua che si muove invece in maniera più trasparente. ed io ne sono convinta, ma allo stesso modo non mi è piaciuto essere comparata a quei quattro idioti (ahimè anche nelle migliori famiglie ci sono) che può aver visto a bordo campo prendersi a male parole perchè non hanno avuto i risultati sperati.
        Per quanto concerne l’innaturalità dell’attività, bhe, ben poche attività ne tengono conto (vedi l’agility in primis) ma servono quantomeno a creare un senso di collaborazione uomo-cane. lei non ci vede collaborazione nel far correre un cane dietro la pezza? io mi ostino a risponderle che per quel minuto in cui il mio cane non è al mio fianco io ho lavorato 365 giorni arrivando ad avere un tale feeling col mio cane che pochi altri binomi sportivi possono vantare (per non parlare di semplici padroni totalmente inadatti ad avere anche solo un criceto, figuriamoci un levriero, rescue o meno. eppure ce ne sono). Si è vero, difficilmente posso fermare il mio borzoi mentre è in gara (a dire il vero non ci ho mai pensato ma non lo escludo a priori) e non lo fermerò nemmeno se vede una lepre, ma in tutte quelle situazioni sociali in cui è costretto a vivere invece lo controllo eccome. e non solo io, ma tutti quei cento padroni che si ritrovano con me la domenica. Perchè i nostri cani hanno ben chiaro quale è il contesto in cui gli è richiesta competitività e quali invece no (vedi le aree cani: il mio borzoi non si permetterebbe mai di predare un cagnolino solo perchè si mette a correre davanti a lui), ha ben chiaro in quali situazioni è permesso e in quali no. e questo perchè in questi anni non mi sono limitata a lanciarlo dietro a una pezza ma insieme a quella pezza ho costruito competenze e motivazioni.
        Concorderà con me che è possibile, più difficile, più lungo e più responsabile. Ma possibile. Non viviamo sulle spalle di questi animali e durante la settimana abbiamo bisogno di avere dei cani ben inseriti in società. e le assicuro che li abbiamo.
        Un’ultima nota a difesa dell’approccio per me anche educativo verso questa attività: Gali quando arriva vicino a un campo, ovunque esso sia, ha una serie di atteggiamenti e segnali che indicano gioia e desiderio, sano, pulito. e qualsiasi educatore competente mi darebbe ragione. in prossimità del campo, in attesa del suo turno di gara, è attento e studia il percorso e quando diventa impaziente mi guarda dritto negli occhi e si prende da solo la museruola per metterla, così come si infila da solo e con allegria dentro le gabbie del racing quelle rare volte che lo ha fatto. e in gara l’energia è verso la pezza, non ha mai litigato con un altro cane per il suo possesso. non c’è aggressività in lui, nè prima, nè dopo nè durante. Non sono un caso, sono quasi la normalità in questo sport.
        E chiudo raccontandole delle domeniche in cui ci troviamo a fare dei pic nic in campi recintati e in sicurezza insieme anche a padroni di altre razze (dai labrador ai bull terrier agli incroci) che provano con curiosità a farli correre dietro una pezza e tutti si divertono. nessuno il giorno dopo ci ha chiamato per dirci che il cane gli ha seccato il gatto di casa.
        lei ha perfettamente ragione a voler dare delle nozioni ai suoi adottanti sul mondo da cui arrivano i levrieri e a cosa sono stati sottoposti e quale è il cammino che devono intraprendere quando li portano a casa, ma la prego, di cuore e con rispetto, non lo faccia demonizzando un mondo che è ben lontano da quello irlandese e uno sport che ha le sue radici nella natura e bellezza di questi animali e che vogliamo sempre e solo rispettare ed amare.
        Gli idioti ci sono ovunque, basta saperli riconoscere ed allontanarli.

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  3. Avatar
    maggio 12, 2017

    Signor Greco,
    cercherò di mantenermi nei binari dell’urbanità tracciati nel commento di Elena, perché internet non deve essere necessariamente un luogo di trollismo da tastiera. Le racconto anche io del mio caso. Ho un piccolo levriero italiano, che vive in assoluta simbiosi con me e di notte dorme attaccato a me (come molti cani della sua razza con i loro bipedi). Il mio Pli dalla prima volta che l’ho messo in pista ha inseguito lo zimbello senza mai tornare indietro. Per lui correre in quel modo è stato sempre “naturale”. Ovviamente corre tantissimo nei parchi e con altri cani. Anzi vengo spesso rimproverato dagli altri proprietari di Pli perché lui gioca con cani molto più grandi senza problemi: una volta ha giocato molto divertito con un lupo italiano. Tornando alla corsa su pista, quando arriva al traguardo non si avventa sullo zimbello, perché per lui è qualcosa che gli traccia il percorso, non una preda. Per questo motivo nel coursing (disciplina in cui è valutato meglio che nel racing perché è molto leggero di peso) perde qualche punto sul parametro “ardore”. Nei parchi pubblici è particolarmente equilibrato e non ha istinti aggressivi verso altri cani. Quindi nella mia esperienza non solo per il mio pli è naturale inseguire uno zimbello, ma è anche abbastanza intelligente da non confonderlo con una preda e quindi alla fine non è frustrato, ma più dispiaciuto perché è “già” finito il giro. Inoltre di recente mi è stato chiesto quanto volessi per farlo accoppiare e ho detto di no. E la richiesta mi è stata fatta non perché corra bene, ma per le sue caratteristiche morfologiche e soprattutto per il suo splendido carattere. Quindi non ho interessi economici. Non mi sono fatto mai neanche prendere dalla mania dei punteggi. Ho sempre detto che vado a queste corse perché il mio cane si diverte e a me fa piacere incontrare tante persone con cui è gradevole passare del tempo insieme. Finita la giornata però si torna a casa. Punto. Questo per quanto mi riguarda: per me è veramente come una scampagnata con un figlio piccolo e con i suoi amici e le loro famiglie. Sarò particolarmente ingenuo, ma le persone che vedo alle corse non hanno uno spirito diverso dal mio. Anche gli allevatori che partecipano, per quanto li conosco ed ho osservato non si comportano diversamente. Se poi per loro un interesse economico ci può essere perché un cane con titoli si vende meglio, devo dire che la quantità di gente che porta i cani a correre è così limitata, che non credo siano queste le motivazioni che spingono le persone ad acquistarli. Quanto al fare le cose insieme, devo dire che il mio cane si è rassegnato abbastanza presto al fatto che oltre a fare tante cose insieme, nella corsa non sono il suo partner ideale: non solo in pista, ma anche al parco dove lo lascio libero.
    Se mi permette però, un’obiezione, ho l’impressione che lei di questo mondo parli più per sentito dire che non per esperienza diretta: e cita un caso sfortunato (su centinaia di corse che vengono fatte ogni anno), per trarne una conclusione di ordine generale, che richiederebbe invece dati e osservazioni più puntuali. Nelle pagine dedicate ai Piccoli levrieri su facebook devo poi dire che vedo molto più spesso infortunati cani che non corrono rispetto a quelli che corrono, per i quali, da quando frequento io le piste, ho visto al massimo piccoli incidenti facilmente medicabili. Come scrivevano i ragazzi di Barbiana: “Parlava senza guardarci, chi insegna pedagogia all’Università i ragazzi non ha bisogno di guardarli. Li conosce a memoria come noi si sa le tabelline”. Io guardo con affetto e stima il lavoro che fate con quei meravigliosi levrieri a cui date una nuova vita (e quando parlo con qualcuno che vuole prendere un cane suggerisco sempre di rivolgersi alle vostre associazioni), magari se provasse a vedere anche lei quell’altra parte di mondo non dico con altrettanta stima (lasciamo stare l’affetto), ma almeno senza pregiudizi forse avrebbe un’idea diversa.

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      maggio 12, 2017

      Elena e Antonio, rispondo a entrambi e in maniera sintetica non per svalutazione delle vostre idee ma per limiti di tempo che ho.
      Come prima considerazione, io credo che tutti abbiamo qualche forma di pregiudizio, nessuna lettura della realtà è neutra e tanto meno la mia. Io ho una idea dei levrieri, dei cani e dei loro rapporti con gli umani che in qualche modo orienta le mie analisi e i miei giudizi. Per dirla con Popper, i fatti sono carichi di teoria. Ma questo non vuol dire che dobbiamo essere chiusi al confronto.
      Io non credo che sia giusto che i levrieri, e anche quelli rescue, siano messi su un divano a tempo pieno e penso anche che in qualche modo debbano esercitare la loro motivazione predatoria. Non credo che debba essere esercitata in continuazione e in maniera prevalente, e sono totalmente contrario a ogni forma di racing, perché correre in pista è innaturale per qualunque cane. Ho spiegato questo più volte.
      Per quanto riguarda il coursing amatoriale, non credo sia un’attività adatta a un galgo o a un greyhound rescue, e non per ragioni etiche, ma perché penso che questi cani debbano abbassare il loro predatorio.
      Circa gli altri levrieri penso che la questione sia complessa e so che fior di istruttori e persone con grande competenza cinofila con i quali collaboriamo non sono contrari per principio.
      Sono convinto che lavorare con il proprio cane in questo senso non sia necessariamente sbagliato e che possa anche essere una buona cosa, utile e positiva per il cane e per il nostro rapporto con lui, dipende da come si fa, e dunque non metto in discussione la vostra esperienza in questo senso. Non giudico quindi negativamente a priori una persona per questo.
      Quello che non mi convince e che mi porta a non apprezzare il coursing è l’aspetto competitivo perché a mio giudizio introduce elementi che sono estranei alla relazione e che portano verso una possibile esasperazione della prestazione.
      Forse anche perché, anche sulla base di altre esperienze in altri settori, non sono ottimista sulla capacità degli esseri umani di vivere serenamente una dimensione competitiva che diventa costante.

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        maggio 16, 2017

        Grazie Massimo,
        grazie per il sano confronto.
        e sull’ultimo punto sono costretta a dubitare insieme a lei: pochi esseri umani sono capaci di vivere serenamente una dimensione competitiva. Ma si può fare. Io mi impegno affinchè sia così e con me so che lo fanno anche altri. Pochi forse, ma ci sono.

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